Attualità
8 Settembre 2020
Da un lato le eccezioni per garantire i servizi, dall'altro misure fin troppo stringenti a carico di famiglie e bambini e in Biagio Rossetti il Comune inizia il rifacimento dell'asfalto proprio nel primo giorno di scuola

Primo giorno di nidi e materne tra bolle bucate e misure di prevenzione ‘estreme’

di Daniele Oppo | 3 min

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L’avvio dei servizi per l’infanzia a Ferrara non è stato certo nel segno della semplicità e della linearità organizzativa. Che non fosse semplice la ripresa con le misure di sicurezza anti-Covid è dato quasi scontato, non mancano però elementi che evidenziano quanto la situazione sia confusa, almeno nel primo giorno.

Alcuni sono, per così dire, strutturali. Come confermato anche dai sindacati di Funzione pubblica di Uil e Cgil, le ‘classi-bolle’ – ovvero il concetto di una classe come nucleo a sé stante composto da bambini e educatrici fisse in modo da ridurre il rischio contagi – di fatto non esistono, essendo previste varie eccezioni. Ad esempio quella che riguarda le assistenti (e le cosiddette figure jolly) che possono spostarsi da una classe all’altra, così come le insegnanti per il sostegno che, per poter raggiungere il monte ore per le quali sono assunte, devono per forza di cose assistere bambini presenti in diverse bolle.

Non è l’optimum, ma l’Istituzione Scuola ha dovuto lavorare con quel che aveva in mano a livello di personale: le alternative, in questi casi, sarebbero quelle di assumere assistenti e educatrici fisse per classe/bambino, ma con una retribuzione che permettesse loro di vivere, soluzione che economicamente per il Comune o le coop sarebbe tutt’altro che percorribile con facilità. Ecco allora il compromesso: bucare le bolle e metterci una pezzetta ogni volta, ovvero cambio di mascherina e camice per ogni passaggio di classe.

Se finora siamo nel campo dei compromessi per necessità, c’è anche però il curioso caso degli insegnanti di religione, anche loro con la capacità – come la regina negli scacchi – di muoversi in qualsiasi direzione. Essendo questo un insegnamento facoltativo, è forse meno immediato capire la conseguente esposizione al rischio.

Problema ancora diverso riguarda la scuola Gobetti, dove si è deciso di preservare le due ore di pisolino pomeridiano, in ambienti però ristretti, con conseguente difficoltà nel far rispettare il distanziamento fisico, tanto che – come conferma anche il segretario della Uil-Fpl Leonardo Uba che non appare troppo convinto, – la soluzione tampone adottata è stata quella di “posizionare le brandine una davanti all’altra ma facendo in modo che i bambini e/o le bambine si sdraino piedi contro piedi”.

Un carico di eccezioni al concetto di bolla (che anche nelle disposizioni ministeriali indica il punto d’arrivo auspicabile, ma non costituisce obblighi particolari), e nel caso del sonnellino anche a quello di distanziamento, che confligge con quanto previsto da alcuni istituti, come ad esempio alla Casa del bambino di corso Biagio Rossetti, dove le misure di prevenzione che gravano su famiglie e bambini rasentano l’estremismo. Si parla infatti di due cambi per ogni bambino in una busta chiudibile, entrambi da inserire in un’altra busta o in uno zaino (che a scuola finirà in una busta), un cambio di scarpe da usare per l’area della scuola e da infilare in un contenitore di plastica e un altro sacco per il giubbino. Altri istituti sono invece molto più morbidi con le misure.

Sempre in Biagio Rossetti, dove ci sono due materne, il Comune ha avviato i cantieri per il rifacimento del manto stradale proprio nel periodo di ripresa dei servizi per l’infanzia (dal 2 settembre e non dal 7 come in una versione iniziale di questo articolo, ndr), creando non pochi disagi e non prevedendo neppure un attraversamento pedonale provvisorio. La questione è evidenziata anche in un’interpellanza del Pd.

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