La questione non è l’uso dei soldi pubblici per fare campagne promozionali di Ferrara su Facebook. Anzi, su questo possiamo spingerci nel dare ragione al sindaco Alan Fabbri: è giusto che il Comune sappia promuoversi al meglio, conosca le tecniche giuste e utilizzi gli strumenti adatti.
La vera questione nella vicenda della carta di credito per le spese online del portavoce del sindaco – passata sotto traccia, persa nella polemica (che però ha permesso di conoscere meglio la verità) – è proprio a monte: nell’aver affidato la gestione della pubblicità istituzionale sul web del Comune di Ferrara a Michele Lecci, il cui incarico è di tipo fiduciario e che si occupa per mestiere di comunicazione politica (o, per i detrattori, della propaganda).
È un potenziale problema (segnaliamo un rischio, non è un’accusa) perché, come bene ha detto il sindaco, l’attività consiste anche nell’avere a disposizione “dati su cui studiare gli andamenti delle inserzioni, i flussi, i segmenti di pubblico, oggi fondamentali per il turismo”, effettuare il “targeting” dei destinatari (a livello di singoli territori, dice Fabbri, ma è possibile anche su altri livelli più ‘personali’).
E se è vero che è un peccato che il Comune abbia disperso ciò che aveva accumulato negli anni affidandosi a diverse agenzie; se è vero che appare una buona scelta quella di ‘internalizzare’ o comunque di accentrare e potenziare questa attività, è anche vero che quel malloppo di dati, quella targetizzazione, quella segmentazione e profilazione del pubblico tanto utili per definire le migliori strategie di marketing, vengono dati in mano non a una struttura interna al Comune, magari creata ad hoc, ma a una persona che per mestiere svolge attività di comunicazione politica per conto di un soggetto politico, Alan Fabbri.
Questo significa che Lecci – le cui capacità nell’ambito di comunicazione sui ‘nuovi media’ non sono in dubbio – avrebbe in mano un potenziale tesoro (che non sono i template per i ‘meme’ indicati da Aldo Modonesi) da sfruttare per fini non direttamente istituzionali: una base di dati ulteriore sulla quale poter identificare fasce di pubblico sensibili a determinati contenuti e pianificare nuove strategie di comunicazione per Fabbri in occasioni in cui è necessario acquisire consenso politico.
E tutti sappiamo quanto sono importanti i dati raccolti online nel mondo di oggi e che ruolo abbiano in particolare nel corso delle campagne elettorali: la Lega in primis, con la sua “Bestia”, lo sa alla perfezione.
Certo, molto dipenderà da come verrà svolto il lavoro e anche dall’uso effettivo dei dati che verranno raccolti. Secondo Lecci, contattato da Estense.com per ottenere dei chiarimenti e poter rispondere alle obiezioni, non ci sono problemi all’orizzonte: “I dati su sesso, provenienza geografica ed età, che come saprete non riportano i nomi di nessuno, perché di questo si sta parlando, saranno utilizzati per fini turistico-promozionali di attività legate al Comune. In modo da settare al meglio campagne su interessi, territori e fasce d’età”. In sostanza non ci si potrebbe ricavare nulla di buono per altri scopi perché le campagne sarebbe destinate e fini di promozione turistica: “Non capisco di cosa potrei entrare in possesso io di così importante dal punto di vista politico. Che Ferrara Rinasce sia più seguito da donne, che siano arrivate più da Mantova piuttosto che da Piacenza?”.
È una replica che ha un fondamento, ma è anche vero che da dati generici si possono ricavare spesso molte informazioni utili – sui diversi pubblici, su temi d’interesse, reazioni – da convertire in efficaci messaggi di marketing politico (ad esempio, banalmente, un post propagandistico di Fabbri su Ferrara Rinasce indirizzato alle future elettrici) e non è un caso che anche il legislatore europeo e nazionale si siano premurati di evitare che i dati raccolti a fini specifici non vengano poi usati anche per altri scopi senza il consenso dei titolari o comunque di imporre limiti: questo segnala che non basta la finalità principale della raccolta ad escludere un uso diverso.
Allora la domanda non è se sia giusto che l’Amministrazione comunale attivi una carta di credito (“mai ritirata, non è stato speso un euro”) per le sponsorizzazioni online e riporti dentro palazzo Municipale la gestione delle campagne pubblicitarie per ottimizzarne la realizzazione, la domanda è se sia giusto, se sia corretto anche per una mera questione di opportunità, che tale gestione venga affidata al portavoce del sindaco. Su questo appare lecito avere più di un dubbio.
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