Sab 29 Ago 2020 - 477 visite
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Omaggio a una stella del mondo dialettale

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Omaggio a “Cici” Rossana Spadoni e alla Straferrara. Binomio indissolubile. Lei, una leonessa (benché abbia superato gli “anta”) del teatro di Ferrara. Nonostante l’età è tutt’ora sulla breccia e continua a recitare e dirigere i suoi amatissimi attori. Figlia di artisti: Teresa Bosi e lo storico capocomico Ultimo Spadoni. Iniziò a recitare e a cantare sui palchi fin da piccolina. “Cici” venne definita la ‘Shirley Temple italiana’.

Una vita sul palcoscenico, con partecipazioni anche in quasi tutte le pellicole girate dalle parti di Ferrara. Avesse optato per il professionismo, certamente avrebbe “sfondato”. Ne aveva e ha i mezzi. La famiglia con il marito, compagno attore regista e autore “Beppe” Faggioli, le fece anteporre Ferrara ai probabili fasti e successi nei vari teatri e probabilmente cinema italiani.

Io ho avuto l’onore e il piacere di recitare in una commedia: “I scarpiùn”. Mi coinvolse, come tutti coloro che avevano recitato in Straferrara, in una piccolissima parte dell’“Avaro” di Moliere, rappresentato al Teatro Comunale di Ferrara. Un atto di riconoscenza, verso tutti noi, che ci consentì di raccogliere gli emozionanti applausi finali, per una delle più belle rappresentazioni teatrali, di “Straferrara” (e sua personale strepitosa interpretazione).

La… fòla dlà “Cici”

di Maurizio Musacchi
Premio Speciale “Tréb dal Tridèl” 2012

Av cónt amigh, nà bèla filuchèla,
ch’l’è uη póch àhch la stòria dlà mié Zità:
dnà dòna ad teàtar, brisa nà “stéla”,
mò ché i Frarìś sémpar j’arcurdarà.
L’è n’artista ché la pòrta la stanèla,
mò quand la rézita l’as mét uη… car armà!
Una scorza, ché sul palch quànd la gh’è lié,
àj atòr là dà curàg a tgniragh a dré!

A zcór dlà Rosàna,fiòla ad Spadóη,
uη dì più graη teatrànt ad dialèt fraréś.
Lié col marì Bepe e altar bràv parsóη,
l’à scrìt la storia, ogni dì aη e méś.
Brìśa quéla ad Zézar ó ad Napolióη,
quéla dal teàtar, in zità ó paéś.
La nostra parlàda in źir j’à purtà,
indapartut acsì i l’à spargugnà!

Parché fùs: Nóv, Estense o Cumunàl,
na paròchia, int la piàza d’un paeśìη,
a l’avért ó la fèsta d’uη zéηtar sociàl,
anch su j’às tarulà dl’ultim teatrìη,
i s’esibiva int al bén ó int al màl.
Iη zért pòst dal fréd agh batéva i barbiη.
i bàjòch? j’èra pochi, ala fiη dal méś,
parché gl’incàs l’aη cuàciava brìsa l’spéś!

“Cici” al Cumunàl a l’éη aplaudìda,
int al “Malà imaginàri”ad Molièr,
la rezitàva squaś senza fadìga,
e al so’ declamàr al pasàva alziér,
slà platea e i pàlch, brìsa nà pìga,
nisùη fiatàva int al teatàr iηtiér;
liè fiéra ad spontanea bravura,
regàj ch’l’à n’iη fà a póchi la natura!

-T’à declamà sémpar con tanta pasióη,
int la lingua ad mié màma e mié popà,
e par mèrit tò se ill generazióη,
par tant aη sì, iηcóra i la tgnusrà!
Mò scusa “Cìci” s’am vién sù al magòη,
la tò imàgin sémpar am restarà;
dnà dòlza sparpàja dal mond dialetàl,
là in mèz a la scéna clà bàt il so’ al!-

LA… FAVOLA DI “CICI”

VI RACCONTO AMICI UNA BELLA STORIELLA, / CHÉ È UN PO’ LA STORIA DELLA MIA CITTÀ: / D’UNA DONNA DI TEATRO, NON UNA “STELLA”, / MA CHÉ I FERRARESI SEMPRE RICORDERANNO. / E’ UN’ARTISTA CHE INDOSSA LA SOTTANA, / MA QUANDO RECITA VESTE… UN CARRO ARMATO! / UNA SCORZA, CHE SUL PALCO QUANDO C’È LEI, / AGLI ATTORI DA’ CORAGGIO DI SEGUIRLA! / PARLO DI ROSSANA, FIGLIA DI SPADONI, / UNO DEI MAGGIORI TEATRANTI DI DIALETTO FERRARESE. / LEI COL MARITO BEPPE E ALTRE BRAVE PERSONE, / HA SCRITTO LA STORIA, OGNI GIORNO,ANNO E MESE. / NON QUELLA DI CESARE O NAPOLEONE, / QUELLA DEL TEATRO, IN CITTÀ O PAESI. / LA NOSTRA PARLATA IN GIRO PORTARONO, / DAPPERTUTTO COSÌ LA SPARSERO! / PERCHÉ FOSSE: NUOVO, ESTENSE O COMUNALE, / UNA PARROCCHIA, NELLA PIAZZA D’UN PAESINO, / ALL’APERTO O LA FESTA D’UN CENTRO SOCIALE, / PURE SULLE ASSI TARLATE DELL’ULTIMO TEATRINO, / S’ESIBIVANO NEL BENE O NEL MALE. / IN CERTI POSTI BATTEVANO I DENTI, / I QUATTRINI? ERANO SCARSI ALLA FINE DEL MESE, / PERCHÉ GLI INCASSI NON COPRIVANO LE SPESE! / “CICI” AL COMUNALE L’ABBIAMO APPLAUDITA, / / RECITAVA QUASI SENZA FATICA, / E IL SUO DECLAMARE PASSAVA LEGGERO, / SULLA PLATEA E I PALCHI, NON UNA PIEGA, / NESSUNO FIATAVA NEL TEATRO INTERO; / LEI FIERA DI SPONTANEA BRAVURA, / DONI CHE NE FA POCHI LA NATURA! / -HAI DECLAMATO SEMPRE CON TANTA PASSIONE, / NELLA LINGUA DI MIA MAMMA E PAPÀ, / E PER MERITO TUO SE LE GENERAZIONI, / PER TANTI ANNI ANCORA LA CONOSCERANNO! / A SCUSA “CICI” SE MI SCENDE IL MAGONE, / LA TUA IMMAGINE SEMPRE MI RIMARRÀ; / D’UNA DOLCE FARFALLA DEL MONDO DIALETTALE, / LA IN MEZZO ALLA SCENA CHE BATTE LE ALI!-

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