Lun 10 Ago 2020 - 827 visite
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Il dialetto ferrarese in Giappone e Vietnam

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Carissimi appassionati di dialetto e curiosità ferraresi. Oggi vi presento una persona eccezionale. Un giovane poeta che scrive in ferrarese (ma non solo, a dire il vero). Luca Azzolini è uno dei tanti “cervelli in fuga”. In questo caso ferrarese doc. Mi capitò di conoscerlo tempo addietro in Rivana Garden ove collaboravo con il segretario de “Al Tréb dal Tridèl”. Venne a cercare un vocabolario di ferrarese e si iscrisse al Tréb. Rimanemmo in contatto e partecipammo pure ad una bellissima serata dialettale in “Santa Maria in Vado”. Poi Luca “prese il volo”, nel senso che iniziò a viaggiare in Oriente: prima soggiornò studiandone la lingua, in Giappone. Oggi vive ed insegna a Haiphong, in Vietnam. Ho avuto piacere che la lettura delle due poesie che ha scritto appositamente per noi, la proponesse lui. Il suo ferrarese è un po’ moderno ed ha alcune “sbavature”, ma per un ragazzo che parla già Giapponese, Vietnamita, Inglese, Francese e Spagnolo, tra le altre, non potevo pretendere una lettura perfetta: ce ne fossero giovani così vicini alla lingua dei propri avi.

Nel filmato troverete suggestive fotografie del Vietnam. Panorami vari e foto delle città moderne di Hanoi, capitale e Ho Chi Minh City, ex Saigon.

Note biografiche di Luca Azzolini:
Vive attualmente a Haiphong.

Nato nel 1994, laureato magistrale in lingue orientali presso l’Università Ca’ Foscari Venezia, attualmente insegna lingua inglese a Haiphong, in Vietnam.
Nel 2016, dopo la laurea triennale, si è recato per la prima volta in Giappone, dove ha trascorso un mese a praticare volontariato in un campo estivo per bambini diversamente abili e in un secondo per l’insegnamento della lingua inglese ai giovani studenti nipponici. Dopo essere tornato nel Sol Levante nel 2019 per un breve periodo, dopo aver conseguito la laurea magistrale, seguendo il sempre più esteso amore per le culture dell’Asia orientale, si è trasferito per lavoro nel nordest del Vietnam, nella città di Haiphong, dove attualmente insegna inglese a bambini e adolescenti vietnamiti.

Scrive poesie in italiano e dialetto, e ha redatto la propria tesi di laurea magistrale facendola vertere su un confronto sociolinguistico tra le ampie realtà dialettali dell’Italia e del Giappone, indagando soprattutto sulle associazioni che si occupano della loro promozione e salvaguardia.

Nel 2019 è stato incaricato presidente della sezione dialettale del Premio Letterario S. Giacomo (FE), per l’impegno e l’interesse per la promozione e la tutela del ferrarese dimostrato nella stesura di un discorso in ferrarese e una spiegazione in italiano, letto nell’occasione del giorno della premiazione dell’edizione del 2019.

È socio del cenacolo culturale ferrarese Al Tréb dal Tridèl.

PRIMA ‘D PARTÌR

Cal mumént prima ‘d partìr
Quand int i lagarmùn as sént
Al calór ad cà, ill paròll dla tò źént
i parfùm dal magnàr cl’è sémpar sta bón
ad tirar’t sù int i dì négar,
chigl’j’emuziùn ch’it vànza
cóm un fógh int al cuór:
at basta da bón seràr j’òć par truàrat lì,
incóra…
Na gàźa cl’as férma ‘d cióra d’na cà,
ins al fil dla curént, e pó la scàpa.

Traduzione italiana
Quel momento prima di partire
In cui nei lacrimoni si sentono
Il calore di casa, le parole della tua gente
I profumi del cibo che è sempre stato capace
Di tirarti su nei giorni neri,
Quelle emozioni che ti restano
come un fuoco nel cuore:
ti basta davvero chiudere gli occhi per trovarti lì,
Ancora…
Una gazza che si ferma sopra una casa,
sul filo della corrente, e che poi scappa via.

Questo componimento tratta di quella sorta di “malattia” che gli anglosassoni definiscono homesick, ovvero la nostalgia di casa. Questo sentimento, o emozione che sia, può sopraggiungere in qualsiasi momento quando si vive lontani dal proprio Paese e dalla propria terra, e può durare a lungo quanto rappresentare anche solo un istante, una serie di brevi immagini che riportano alla memoria le peculiarità delle proprie radici, e a farci notare piccoli particolari dei quali non ci renderemmo altrimenti conto, come della differenza nella fauna, qui rappresentata da una gazza che saltella sulle tegole della casa di fronte alla voce poetante, ormai divenuta tipica e altamente diffusa nel nordest italiano. L’istante in cui l’uccello spicca il volo si potrebbe leggere come un’analogia con il vissuto dell’autore, che si riconosce nel gesto di prendere il volo e allontanarsi dal proprio tetto, dirigendosi verso nuove mete.

IN CÒ DAL MÓND

Al gh’éva d’èsar un an funèst
quand at rivavi in cò dal mónd
e la źént, pur curióśa fin in fónd
con un bèl surìś l’at ciamava “al furèst”.

Intant c’at tacàvi a tgnósar bén
al nóv gust dill paròll dal lór ciacaràr
al tó vèć mónd ill tacava a ciamàr
col trist nóm d’un mórb c’al cópa int ill vén.

E l’è pròpia in cal mumént précìś
c’at sénti un quèl int al stómagh c’at ciàpa
e t’an pó più far gnént, quaśi at scàpa
da zigàr, e at vién acsì, a l’impruvìś.

Tié luntàn, tié andà vié da par tì
t’à lasà dré dill tò spall tut al tó mónd
ma chì t’agh jé ligà fin in fónd
al sta int j’òć e int al cuór dl’òm cl’è partì.

Traduzione italiana

In capo al mondo
Doveva essere un anno funesto
quando arrivavi in capo al mondo
e la gente, pure curiosa fino in fondo,
con un bel sorriso ti chiamava “lo straniero”.

Intanto che iniziavi a conoscere bene
Il nuovo sapore delle parole della loro lingua
il tuo vecchio mondo cominciavano a chiamarlo
col triste nome di un morbo che uccide nelle vene.

Ed è proprio in quel momento preciso
che senti qualcosa che ti prende nello stomaco
e non puoi più far niente, quasi ti scappa
da piangere, e ti viene così, all’improvviso.

Sei lontano, te ne sei andato via da solo
hai lasciato dietro le tue spalle tutto il tuo mondo
ma qui sei legato a quello fino in fondo
sta negli occhi e nel cuore dell’uomo che è partito.

Anche in queste quattro quartine il tema principale è la distanza da casa, dal proprio paese e dalle proprie radici, ma in una tragica eventualità quale la diffusione della pandemia del coronavirus in Italia (per settimane passata sotto i riflettori dell’attenzione internazionale per la drammatica ascesa del numero di contagiati e di vittime), e lo sconforto di sapere i propri cari in pericolo e lontani da sé. Nonostante tutto, a ogni modo, viene ribadito che niente, soprattutto all’estero, in un Paese lontano, può cancellare la memoria di ciò che ci ha prodotti, ossia l’ambiente e la cultura della nostra terra natale.

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