Sab 25 Lug 2020 - 1523 visite
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SKÖLL: il tribunale popolare non sarà mai l’argine al fascismo

Storia di una vicenda che ci potevamo tranquillamente risparmiare

Secondo me ce la potevamo davvero risparmiare. Tutta quanta la storia: il concerto, in primis. Ma anche il boicottaggio, gli insulti, l’annullamento, lo spostamento, i pipponi ideologici, i soliti.
Che palle, scusate.
Ce la potevamo risparmiare davvero.

(foto dalla pagina Facebook di SKÖLL)

L’altro giorno si scopre che a Spazio Grisù era stato organizzato un concerto di un cantautore di estrema destra, o ‘rock identitario’ per essere più politically correct. Tale SKÖLL, o Federico Goglio. Ovviamente si preannuncia come uno dei concerti più destraioli (o identitari, ma ci siamo capiti) mai visti a Ferrara.
E ovviamente è uno degli effetti del diverso clima politico che si respira in questa città dopo la vittoria della Lega e dei suoi alleati: anche quando il Comune non figura tra i diretti organizzatori, lo slittamento verso destra in materia di eventi e politiche culturali a Ferrara è ormai più che evidente.

Talmente evidente che il concerto più destraiolo dal dopoguerra viene addirittura organizzato in quella che per certi versi è stata una roccaforte della sinistra ferrarese: Spazio Grisù. Che non solo deve le sue origini alle concessioni della Provincia (allora e tuttora guidata dal centrosinistra), ma che in tutti questi anni si è sempre rivolto a un target molto più ‘compatibile’ con il mondo politico e associazionistico di sinistra. A Spazio Grisù sono stati organizzati un gran numero di dibattiti politici su temi chiave per il centrosinistra, si ritrovavano comitati di alcune liste elettorali, si svolgono gli incontri tra le comunità straniere, i mercatini etnici ed è la sede di una webradio che fa dell’antirazzismo e antifascismo una bandiera.

Quindi sì: organizzare un concerto di un cantautore spiccatamente ‘di destra’ a Spazio Grisù è decisamente una cosa strana. Suona un po’ come uno smacco, o addirittura come una provocazione. Forse, chissà, forse lo è davvero. Una provocazione dei vincitori sui vinti: un modo per dire che ora l’aria è cambiata e la sinistra non comanda più nemmeno nelle sue vecchie roccaforti. Uno schiaffone culturale di quelli che lasciano il livido.

Oppure, chissà, oppure non c’era posto da altre parti e Spazio Grisù sembrava il posto più indicato. Che è quello che diranno gli organizzatori. Nella vita si può credere a tutto.

Va bene: quindi c’è questo concerto in calendario. A quel punto – apriti cielo – il popolo social della sinistra ferrarese inizia a far fuoco, con il gruppo 6000 Sardine a guidare la carica. Nasce l’evento ad hoc per far annullare il concerto. La tesi è che i fascisti non devono suonare a Ferrara, per giunta in un palazzo di proprietà pubblica. La prova dell’inaccettabilità di SKÖLL che vengono presentate sono sostanzialmente due: la prima è che il cantante è stato a processo (condannato in primo grado e poi assolto in appello) per apologia di fascismo, per aver fatto il saluto romano a una manifestazione di estrema destra. La seconda è che il pubblico ai suoi concerti fa puntualmente partire qualche inno fascista, oltre agli insulti antisemiti, razzisti e tutto quell’ambaradan di idiozie purtroppo ancora conficcate nella testa di molti e drammaticamente ignorate da chi dovrebbe e potrebbe vigilare durante gli eventi.

Per quanto mi riguarda – come forse avrete capito – non ero molto interessato all’evento, per non dire che lo schifavo preventivamente. Non è il mio genere di compagnia. Ma mi chiedo: ha davvero senso che nasca un tribunale popolare sui social per chiederne l’annullamento? È davvero una cosa giusta? Siamo davvero così soddisfatti ora che, scavalcando l’applicazione di qualunque legge e con in testa solo un paio di articoli trovati su Google, abbiamo condannato preventivamente il mostro fascista?

A me mette solo una gran tristezza. Non dovrebbe essere il tribunale dei social a dichiarare chi è fascista e chi non lo è, ma la legge italiana. Ci sono dei reati appositi. Reati per cui SKÖLL non è nemmeno stato condannato, vista l’assoluzione in appello del cantante. In un processo che non riguardava nemmeno i testi delle canzoni o comportamenti durante i concerti, ma un gesto fatto a una manifestazione politica.
Sono andato per curiosità a leggere un po’ di testi di SKÖLL: parlano di D’Annunzio, della battaglia del Piave, dei soldati sul Monte Grappa e di tutto quell’immaginario nazional-eroico-popolare spesso molto caro agli ambienti fascisti. Ma non sono testi fascisti. Evidentemente il ragazzo non è del tutto scemo e sa che per registrarsi alla Siae e poter fare eventi in pubblico ci sono alcune cose che proprio non puoi dire. Che è cosa molto più comune di quanto si pensi. Ho assistito a centinaia di manifestazioni, dibattiti e concerti, anche molto schierati politicamente, i cui protagonisti avevano idee assai più estreme e inaccettabili di quanto potessero rivelare pubblicamente. Allora ammiccavano alla parte più estrema del pubblico, lasciando intendere che certe cose magari le pensano, sì, ma per ora bisogna lasciarle sottintense. Lo fanno i politici, lo fanno i giornalisti, gli intellettuali, i portieri della nazionale e lo fanno anche i cantanti. Possiamo pensare che sia tutta una grande ipocrisia, e probabilmente lo è, ma visto che viviamo in uno stato di diritto e ne accettiamo le regole, allora dovremmo giudicare le persone per quello che fanno e dicono, e non per quello che pensiamo che faranno e diranno. O addirittura per quello che pensiamo che pensino. Quello non è più uno stato di diritto ma Minority Report, il film dove la polizia ti veniva ad arrestare prima ancora del crimine.
Non era un film che finiva bene.

Ma forse sono troppo ingenuo io. Direte che sono troppo morbido coi fasci e tutto quel genere di cose. Allora ho chiesto a varie persone che negli ultimi due giorni si sono attivate per l’annullamento se avessero mai ascoltato una canzone di questo orami fin troppo celebre SKÖLL, e senza troppa sorpresa ho scoperto che quasi nessuno era andato veramente a guardarci. Si sono tutti più o meno fidati di chi ha rappresentato il cantautore e la sua band come un plotone delle SS armato di chitarre e basso. Nessuno è stato in grado di riferirmi parole o episodi veramente compromettenti. Il livello di pregiudizio è drammaticamente alto.
Nel primo giorno si parlava di una condanna per apologia di fascismo, che forse poteva essere davvero l’unica argomentazione decisiva, ma poi si è scoperto che non era così, che il cantante in realtà è stato assolto. Allora tutti a scrivere su Facebook che non va comunque bene chiamare uno “processato” per apologia di fascismo. Non serve nemmeno più la condanna. Alla faccia del garantismo, della presunzione di innocenza e dei 3000 anni di diritto che ci separano dalla legge del taglione.
Poi non lamentiamoci quando il sindaco Fabbri sputa sulle sentenze del tribunale, come quella sui buoni pasto, e si rivolge ai giudici con le parole che dovrebbero essere rivolte a un boss mafioso: “Non ci lasceremo intimidire”. Non lamentiamoci, visto che qui tutti tirano fuori la legge e lo stato di diritto quando fa comodo, salvo poi dimenticarsi dei suoi precetti più basilari quando diventano di intralcio.

C’è poi un’altra cosa che francamente mi mette a disagio: l’uso della rete per veicolare una protesta, senza alcun filtro o controllo. Su vari gruppi Facebook sono comparsi inviti ad andare sulla pagina di Spazio Grisù e criticare il comportamento del consorzio, cosa che ovviamente qualcuno ha interpretato come riempire di insulti e dare dei venduti ai suoi dirigenti. Quasi una sorta di shitstorm, termine che da queste parti abbiamo scoperto a nostre spese un annetto fa, prima delle elezioni. Evidentemente la tempesta di cacca è capace di tirare in entrambe le direzioni, e questo è triste e forse dovrebbe far riflettere.

Ieri c’era chi festeggiava lo spostamento del concerto come una vittoria, ma credo sia davvero una vittoria di Pirro. Obiettivamente parlando, a quel concerto sarebbe andata pochissima gente. Parliamo di un cantautore semisconosciuto invitato da un paio di associazioni studentesche iperpoliticizzate e non così note per le loro serate di aggregazione. Ora, dopo tutta questa polemica, il pubblico sarà almeno triplicato. Un po’ per curiosità, un po’ per un senso di solidarietà che si verrà a creare nei territori vicini a Ferrara e negli ambienti vicini ad Azione Universitaria. E anche io, che stasera avrei fatto volentieri altro, sarò lì a fare le foto della serata. Ormai non è più un concertino per quattro nostalgici, ma l’attualità ferrarese. Il dibattito del giorno, qualcosa che i giornali devono seguire. SKÖLL e Azione Universitaria non hanno nemmeno dovuto pagare per la più efficace delle campagne promozionali. E io che penso: ce la potevamo davvero risparmiare.
Per colpa vostra mi tocca pure andare al concerto.

PS: nella versione iniziale dell’articolo mi ero riferito a SKÖLL come band guidata da Federico Goglio, ma in realtà è il nome d’arte dello stesso cantautore. Mi scuso per l’imprecisione, ad ogni modo il discorso resta inalterato.

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