Economia e Lavoro
24 Maggio 2020
Tra gennaio e aprile a Ferrara autorizzate circa 5 milioni di ore in più rispetto al 2019. Anche il dato regionale è eccezionale. La Cgil: “Devastanti effetti del lockdown”

Con l’emergenza Covid-19 è esploso il ricorso alla cassa integrazione

di Daniele Oppo | 3 min

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Tre milioni trecentonovantotto mila seicentoventisette. È l’enorme numero di ore di cassa integrazione in più autorizzate dall’Inps in provincia di Ferrara nei primi quattro mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2019.

È un numero, uno dei tanti che in questi mesi ci siamo abituati, ma certamente uno dei più significativi per capire l’impatto dell’emergenza Covid-19 sui lavoratori e sulle imprese.

E non è neppure un dato completo perché non include ancora tutte le domande di cassa in deroga che la Regione ha finito d’inviare in settimana, che per Ferrara vuol dire altri 2 milioni di ore per 8.520 lavoratori.

Per capire meglio di cosa si sta parlando bisogna vedere la situazione tornando indietro di un giro intorno al sole: secondo il report della Uil sulla cassa integrazione dell’anno scorso, nel primo quadrimestre del 2019 a Ferrara le ore di cassa integrazione furono ‘solo’ 1.061.370. A evidenziare la maggiore drammaticità della situazione c’è anche il fatto che, al tempo, la provincia ferrarese registrò un incremento di oltre il 76% di ore autorizzate (soprattutto a causa di quella straordinaria).

Numeri pensatissimi per un territorio già in difficoltà e che si integrano nel difficilissimo quadro regionale e nazionale. La Cgil Emilia Romagna, non a caso, parla di “devastanti gli effetti provocati dal lockdown”. 

Nel solo mese di aprile di quest’anno, rileva la Cgil, a livello regionale sono state autorizzate 79,7 milioni ore di cassa integrazione guadagni. Già questo, pur nella sua parzialità, come ricorda il sindacato è un  numero ben superiore alle ore autorizzate in tutto il 2009 (il primo anno della grande crisi) quando furono 65,1 milioni, e superiore pure a quelle dell’intero triennio 2017-2019, quando furono 62,1 milioni.

In sintesi, il ricorso nel periodo gennaio-aprile 2020 (Cigo – Cigs – Cigd) in Emilia-Romagna ammonta a 85.228.954 ore, così suddivise: 80.478.917 ore di Cigo, in fortissimo aumento rispetto alle 2.628.012 del 2019 (+2.962,3%); 3.275.992 ore di Cigs, in aumento rispetto alle 3.105.782 del 2019 (+5,5%). 1.474.045 ore di Cigd, in aumento rispetto alle 102 del 2019, ma è un dato, come già evidenziato, molto parziale perché l’Inps non ha ancora aggiornato: la Regione, infatti, ha completato sabato l’invio delle 49mila domande pervenute per un totale di oltre 36milioni di ore che riguardano 157.135 lavoratori.

“È un quadro drammatico – afferma Paride Amanti, della segreteria della Cgil Emilia-Romagna -. Ora bisogna accelerare i tempi dell’erogazione degli ammortizzatori sociali e prolungarne la durata, nonché prorogare la moratoria attuale dei licenziamenti che scade il 17 agosto. Dall’altro lato, bisogna progettare fin da subito la ripresa economica con un nuovo Patto per il Lavoro, che metta al centro la qualità del lavoro e dello sviluppo, gli investimenti, la transizione ecologica e il contrasto alla illegalità e alla criminalità organizzata”.

Il ricorso alla cassa integrazione in questi primi quattro mesi dell’anno è così suddiviso: 55.837.255 ore operai; 29.391.699 ore impiegati.

A livello territoriale le differenza tra primo quadrimestre 2019-2020 parlano chiaro: Bologna +20.303.620 ore; Ferrara +3.398.627 ore; Forlì-Cesena +7.640.599 ore; Modena +17.672.112 ore; Parma +6.237.423 ore; Piacenza +4.024.399 ore; Ravenna +4.818.193 ore; Reggio Emilia +10.945.972 ore; Rimini +4.454.113 ore.

A questi dati, ammonisce la Cgil, vanno sommati gli artigiani e i lavoratori somministrati (non erogati dall’Inps ma dai fondi di solidarietà bilaterali): parliamo in Emilia-Romagna di 84.538 artigiani (per ben 20.261 accordi conclusi) e 20.606 lavoratori somministrati coinvolti negli accordi che abbiamo finora sottoscritto (4.203) per accedere agli ammortizzatori sociali. Inoltre andranno anche aggiunti i numeri delle Cig in deroga autorizzate direttamente dal Ministero del lavoro per le aziende plurilocalizzate.

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