Dom 12 Apr 2020 - 5832 visite
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Chiuse le indagini per il femminicidio di Cinzia Fusi

Notificato il 415 bis alle parti: contestato l'omicidio volontario aggravato all'ex compagno Saverio Cervellati che fin da subito aveva confessato

Saverio Cervellati

Saverio Cervellati

Copparo. Il pubblico ministero Fabrizio Valloni ha formalmente chiuso le indagini per il femminicidio di Cinzia Fusi, la donna di 34 anni uccisa a colpi di mattarello dall’ex compagno Saverio Cervellati (53 anni), il 24 agosto scorso, in una pertinenza del suo negozio “Spendi Bene”, in via Primicello a Copparo.

Negli ultimi giorni è stato notificato alle parti il 415 bis, ovvero l’avviso di conclusione delle indagini preliminari che hanno sempre visto come unico indagato lo stesso Cervellati, reo confesso, ristretto nel carcere di Ferrara e assistito di fiducia dall’avvocato Elisa Cavedagna. Gli viene contestato il reato di omicidio volontario aggravato dall’essere stato commesso nei confronti di una persona alla quale era legato da una relazione affettiva e sentimentale.

La ricostruzione della Procura non si discosta molto da quanto confessato fin da subito da Cervellati, che ricorda la violenza e il momento successivo alla morte, ma non ciò che è successo nel frattempo. Cinzia Fusi si recò allo Spendi Bene tra le 6 e le 7 del mattino con la sua auto perché insieme a Cervellati avevano in programma di trascorrere la giornata al mare. Mentre erano nel garage e stavano scaricando le cose preparate da lei dalla sua auto, scoppiò un litigio dovuto alla forte gelosia dell’uomo – che già tempo prima si era espressa in un gesto violento: uno schiaffone dato in presenza di testimoni – nel corso del quale il 53enne afferrò un mattarello presente nel bagagliaio della Fusi e la colpi alla testa con estrema violenza e non meno di cinque volte, cagionandole così la morte (avvenuta in ospedale a Cona qualche ora dopo) dovuta a trauma cranico con emorragia epidurale, subdurale, subaracnoidea, sfacelo cranico, contusioni e lacerazioni encefaliche multiple.

La famiglia di Cinzia Fusi, lo scorso dicembre, è stata selezionata dalla Fondazione regionale vittime dei reati per ottenere un sostegno economico. “Sono soddisfatto per l’enorme mole di lavoro svolta da magistratura e investigatori, che ora sarà tutta da studiare e analizzare ed eventualmente integrare con indagini difensive, anche al fine di supportare una eventuale premeditazione – commenta l’avvocato Denis Lovison, che assiste i genitori della Fusi, un cugino e uno zio che si costituiranno parte civile nel processo -. Il punto di partenza, ossia il capo d’imputazione formulato con il 415 bis, prevede reati punibili con l’ergastolo, grazie alla modifica introdotta dal Codice Rosa che lo ha introdotto anche nel caso di omicidio di persona legata da relazione affettiva con l’omicida, quando prima era necessario anche il requisito della stabile convivenza. Apparentemente può sembrare una modifica di poco conto, ma in questo caso risulterà significativa”.

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