Emergenza Grattacielo. Il Terzo Settore in prima linea
Di fronte all'emergenza che ha coinvolto le persone sfollate dal Grattacielo di Ferrara nella giornata di giovedì 12 febbraio, il Terzo Settore si è messo subito al lavoro
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La vittima Samuel Okocha
È un intenso e delicato lavoro di ricostruzione quello che gli inquirenti stanno attuando per venire a capo della morte di Samuel Okocha, l’uomo di 33 anni trovato privo di vita sulla Statale 16 giovedì mattina.
I carabinieri, coordinati dalla sostituta procuratrice Barbara Cavallo, hanno sentito diverse persone, tra le quali anche un familiare della vittima. Nel frattempo la procura ha disposto che vengano eseguiti gli accertamenti autoptici sulla salma custodita nell’istituto di Medicina legale di Ferrara che dovrà determinare se le lesioni da contusione riscontrate nel cadavere abbiano realmente causato anche la morte del giovane e di che natura siano.
Okocha faceva l’imbianchino, risiedeva formalmente a Bologna in una comunità, ma stava lavorando nel Ferrarese nell’ultimo periodo. Probabilmente è proprio per questo che il 33enne aveva trovato un appoggio a Ferrara, già individuato dai militari del comando provinciale.
Quello che, allo stato, appare come un omicidio rimane è ancora un rebus, per risolvere il quale appare necessaria anche una collaborazione da parte dei gruppi che compongono le comunità nigeriane sia di Bologna che di Ferrara.
C’è poi la questione del luogo del ritrovamento del corpo: il cadavere di Okocha è stato trasportato sulla SS 16, scaricato da un’automobile o da un camioncino e lasciato lì probabilmente per essere trovato (ed è un altro elemento al vaglio), con i documenti in tasca. Anche per questo gli inquirenti stanno visionando tantissime immagini delle telecamere di sorveglianza nella speranza d’individuare il mezzo di trasporto usato e magari risalire all’autore o agli autori.
La vasta comunità nigeriana ferrarese – che conta circa 3.200 persone – è naturalmente molto scossa per il fatto. “In tanti si sono interessati, è una cosa shockante – spiega Evelyn Aghom, rappresentante dell’associazione nigeriana, che conta 25 iscritti e si occupa di mediazione tra i membri della comunità e la città -. Faceva parte del gruppo etnico degli Ika che insieme ai pastori si sta muovendo per un eventuale aiuto alla famiglia e cercare di capire cosa sia successo. In tanti su Facebook e su Whatsapp fanno circolare la sua foto”.
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