
Da destra: il questore Cesare Capocasa e il capo di Gabinetto Luciana Fusco
Più rimpatri per gli stranieri in condizione soggiorno irregolare in Italia, ma anche una polizia più presente nel tessuto sociale cittadino in un’ottica di vicinanza e ascolto prima ancora che di repressione dei reati.
Il quattordicesimo questore di Ferrara, Cesare Capocasa – 58 anni, una lunga esperienza nella squadra mobile alla spalle, da ultimo è stato per quasi tre anni il massimo dirigente della questura di Imperia dove ha affrontato le difficili situazioni di Ventimiglia e del Festival di Sanremo – ha le idee chiare su quali saranno le linee guida della sua esperienza ferrarese.
“La polizia che io amo – dice ai giornalisti nell’incontro in sala Ovale di Palazzo Camerini – è quella che sa intercettare i bisogni dei cittadini, comprendere le criticità e le insicurezze, creando ogni giorno un rapporto di fiducia e di ascolto”. Per questo, spiega, “implementeremo e rafforzeremo il controllo del territorio, non solo a livello operativo, ma anche di prossimità, vicinanza, ascolto, oltre che con l’attività di intelligence”. Il tutto sempre in un rapporto di “sinergia e collaborazione” con le altre forze dell’ordine e le istituzioni.
Capocasa, impegnato subito con l’emergenza Coronavirus, è comunque già andato a tastare con mano i problemi principali della città: un giro in zona Gad per lo spaccio di droga – “la ricordo da vent’anni, già da quando dirigevo il reparto Prevenzione crimine Emilia-Romagna e mandavo gli equipaggi qui a Ferrara” -, un giro in piazza Verdi per la movida, anche se lunedì sera era tutto spento: “Credo che si possano arginare i problemi permettendo a tutti di divertirsi, ma rispettando le regole”.
La Gad rimane uno degli obiettivi principali da tenere sotto controllo: “Dobbiamo lavorarci e il lavoro deve essere se possibile più incisivo – spiega Capocasa – utilizzando anche lo strumento del rimpatrio dei soggetti destabilizzanti. Credo che sia un deterrente notevole, efficace ed efficiente che porta un messaggio molto chiaro: chi è qui in una condizione di clandestinità, viene rimpatriato. Il rimpatrio sarà uno strumento che utilizzerò in maniera pressante”.
Continuerà anche il lavoro già avviato dal suo predecessore, Giancarlo Pallini, sul controllo delle sale Vlt, sulla vendita di alcol ai minori e sui locali più problematici, ma Capocasa punta tantissimo sulla volontà di far vedere che la polizia c’è affinché diminuisca anche la “percezione di insicurezza” che “c’è sempre, anche se i dati sulla delittuosità sono in calo. È una percezione che sconta altri problemi, dalla crisi economica alla disoccupazione, ma dobbiamo lavorarci molto anche con attività informativa e presenza nelle scuole che vorrei fosse persistente perché è da lì che deve partire la cultura della legalità”.
Il nuovo questore affronta anche la questione della violenza di genere e lo fa senza mezzi termini: “È un’emergenza civile, un dramma sociale e culturale e occorre un cambiamento deciso. Riguarda il grado di civiltà di una società”. E anche di fronte al fatto sono poche ancora le donne che denunciano, Capocasa è più netto che mai: “La denuncia è l’unico strumento che le donne hanno e i nostri uffici devono essere sempre preparati con professionalità, senso di responsabilità e sensibilità. Non esistono orari per le persone che abbiamo davanti, dobbiamo essere sempre a disposizione, dobbiamo essere credibili”.
Ma non solo, la polizia che ha in mente Capocasa agisce in via preventiva anche su altre piaghe sociali come il bullismo – compresa la sua variante cyber – e le truffe verso gli anziani. “Ci vuole un’attività d’informazione – spiega – e le persone più deboli devono trovare in noi un riferimento costante, ma non venendo in questura: siamo noi che dobbiamo andare da loro. Esserci sempre è la nostra missione e io ci credo, dobbiamo intercettare le condizioni di difficoltà”.
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