Gio 6 Feb 2020 - 3476 visite
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Cani e solitudine in dialetto ferrarese

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L’amore per un cane e il dramma della solitudine. Carissimi amici del dialetto di Ferrara, oggi vi propongo due poesie di una persona molto amata a Ferrara, per la dolcezza e amabilità di carattere, per il suo impegno nel sociale. Un personaggio eclettico, ma soprattutto molto legato al dialetto ferrarese: Silvano Ferrari.

La prima lirica, molto coinvolgente, dedicata ad un suo cagnolino purtroppo morto: “Tom”. La seconda: “Solitudin” che ha vinto il primo premio nazionale dei Dialetti d’Italia a Brescia. Con pochi tratti evidenzia il dramma che colpisce soprattutto gli anziani soli. Legge l’amico attore Roberto Gamberoni, che ne ha pure assemblato le immagini. La prima si riferisce a Tom, la seconda ritrae Silvano con la sua ultima “creatura”: il libro “I culor dlà mié anima”.

Silvano Ferrari è nato a Ferrara il 1° febbraio 1956, pensionato, è da sempre appassionato di musica. È autore e compositore e, fra le altre, ha scritto diverse canzoni per ragazzi, incise dai Piccoli Cantori di San Francesco di Ferrara. Pittore dilettante, ha partecipato a diverse mostre collettive e concorsi di pittura, ottenendo positivi riscontri e premi. È stato attore di teatro dialettale a livello amatoriale, con la storica “I culor dlà mié anima”, compagnia Straferrara e dal 2004 si dedica con passione alla poesia in lingua e dialettale. A tal proposito ha pubblicato, recentemente il libro “I culor dlà mié anima”.

Socio del Cenacolo di cultura dialettale “Trèb dal Tridèl”, ha partecipato ad una novantina di concorsi nei quali ha ottenuto trenta tra premi speciali, primi, secondi e terzi premi, ed è stato molte volte segnalato. Dieci volte è stato finalista in concorsi nazionali e locali; molte sue poesie sono state pubblicate nelle varie antologie dei concorsi. Ha ottenuto il primo premio assoluto nella sezione dialetti d’Italia al Premio Internazionale di Poesia La Leonessa, città di Brescia nel 2005 e, l’anno successivo, il secondo premio nella sezione internazionale in lingua francese, sempre a Brescia.

TOM

Poch témp fa,
acsì par far un zìr,
a jò purtà mié fiòla
in visita l’canìli.
Intànt ch’a m’avsinàva
a vdéva zént a spàs
con càn ad tut ill tàj,
picul e médi e gràs.

J’éra di volontàri
ach dédica quàlch ora
a mnàr a spas i càn
lasà andàr in malora,
da zént che, al post dal cuor,
i gh’à sol un pardùz,
parché an s’abandona
gnànch l’ultim di cagnùz.

A sén rivà al canili
ch’al j’éra quàs diés or
e apéna rivà déntar
am s’é stricà al cuor:
a gh’j’éra lì d’arént
du càn cucià in brandìna,
parché ill zàmp malàdi
i gh’ faséva scaranìna.

J’am guardàva con di j’òc
da far tarmàr al cuor,
a paréva chi zcurés,
chi dmandàs un gést d’amor.
Mi, ghignos in fàt d‘igène,
am son santì un bastàrd
e, mìs da pàrt ill stòri,
a gh’ò dunà caréz e sguàrd.

Cardìm se adés av dìgh
che a chi dù pòvar càn
agh s’é iluminà j’òc
cumpàgn a di cristiàn,
in ségn ad gratitùdin,
sol par cal picùl gést,
par lòr acsì impurtànt
e a mì custà n’bél gnént.

Am sòn santì cuntént,
na béla sensazion,
un mìst fat d’alegrìa
insiém a n’pò d’magon.
..
Avén zirà tra i càn
ch’i gnéva custudì
da tànt zuvan in gàmba
par poch o gnént al dì.

A gh’jéra chi baiàva,
chi t’gnéva incontar mòg,
mo tuti i gh’éva un vél
ad tristéza in fond ai j’òc
e quànd ò vìst gnìr fora
da na cùcia un bastardìn
a jò pensà int n’àtim
quést l’é al nostàr cagnulìn.

A jò guardà mié fiòla,
dai j’òc zà inamurà,
pò a jò guardà cla béstia
e a jò dìt “andén a cà!”
E acsì, tra l’dìt e l’fàt,
sénza pensàr al rést,
avén purtà a cà Tom,
ch’al s’faséva dill gran fést.

E adès av pos dir zért,
che più ad tànt cristiàn,
l’afèt sénza intarès
l’é quél ch’av dòna un càn!

TOM

Poco tempo fa,
così per fare un giro,
ho portato mia figlia
in visita al canile.
Mentre mi avvicinavo
vedevo gente a spasso
con cani di tutte le taglie,
piccoli, medi e grassi.

Erano dei volontari
che dedicano qualche ora
a portare a spasso i cani
lasciati andare in malora,
da gente che, al posto del cuore,
ha solo una pietra,
perché non si abbandona
neanche l’ultimo dei cani.

Siamo arrivati al canile
che erano quasi le dieci
e appena entrati
ho avuto una ‘stretta al cuore’:
c’erano li vicino
due cani coricati in cuccetta,
poiché le zampe malate
non li reggevano.

Mi guardavano con occhi da
far tremare il cuore,
sembrava che parlassero,
che chiedessero un gesto d’amore.
Io, schizzinoso, in fatto di igiene,
mi sono sentito un bastardo
e, messe da parte le storie,
ho donato loro carezze e sguardi.

Credetemi se ora vi dico
che a quei due poveri cani
si sono illuminati gli occhi
come a delle persone,
in segno di gratitudine,
solo per quel piccolo gesto,
per loro così importante
e a me costato niente.

Mi sono sentito contento,
una bella sensazione,
un misto d’allegria
e di commozione.

Abbiamo fatto un giro tra i cani
che venivano custoditi
da tanti giovani in gamba
per poco o niente al giorno.

C’era chi abbaiava,
chi ti veniva incontro mogio,
ma tutti avevano un velo
di tristezza in fondo agli occhi
e quando ho visto uscire
da una cuccia un “meticcio”
ho pensato in un momento
questo è il nostro cagnolino.

Ho guardato mia figlia,
dagli occhi già innamorati,
poi ho guardato quella bestiola
e ho detto “andiamo a casa”!
Così tra il detto e il fatto,
senza pensare al resto,
abbiamo portato a casa Tom,
che ci faceva grandi feste.

E adesso vi posso dire con certezza,
che più di tante persone,
l’affetto disinteressato
è quello che vi dona un cane.

SOLITÚDIN

Sensazion d’inutilità,
témp infinitamént lùngh,
vod int l’ànima.

Na pùnta d’scunfòrt,
la nàusea che la crés
e tì, da par tì,

int un mond ad fantàsma,
che i cor cmé di màt, sénza védras,
che i zcor sénza capìras;

che in gh’à più pùnt ad riferimént
che i cor ad dré a un témp
che l’é sémpar un pàs più avànti ad lòr…
e tì, da par tì!

SOLITUDINE

Sensazione d’inutilità,
tempo infinitamente lungo,
vuoto nell’anima.

Una punta di sconforto,
la nausea che cresce
e tu, solo,

in un mondo di fantasmi,
che corrono come pazzi, senza vedersi,
che parlano senza capirsi;

che non hanno più punti di riferimento
che rincorrono un tempo
che è sempre un passo più avanti di loro…
e tu, solo!

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