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Doppio salvataggio nella spiaggia libera a Lido degli Estensi. Decisivo l’intervento di un bagnino e di alcuni bagnanti, poi l’arrivo dell’elisoccorso
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Eder Guidarelli
“Io ho sniffato ma non so cosa sia, secondo me erano psicofarmaci ma non sono sicuro… da lì non mi ricordo più nulla”. Eder Guidarelli, condannato in appello a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Marcello Cenci a Valencia, conferma il festino ‘stupefacente’ nella serata di Capodanno al carcere dell’Arginone che lo vede imputato per resistenza a pubblico ufficiale ai danni di un agente di polizia penitenziaria.
Sentito alla sbarra, l’imputato racconta gli avvenimenti di quel 31 dicembre 2017. “Eravamo in cinque, chiusi dentro la stessa cella, per festeggiare insieme Capodanno – ricorda Guidarelli in aula davanti al giudice Vartan Giacomelli -. Un momento di socialità per mangiare una pizza, poi durante la serata non so chi ha tirato fuori una specie di polvere nera da sniffare”.
“Ero in un momento di depressione, avevo i miei pensieri gravi, e allora mi sono lasciato andare e ho fatto uso di questa sostanza, forse anfetamina – confessa il detenuto -. Mi ricordo che non avevo equilibrio e cadevo per terra, da lì non mi ricordo. Mi sono svegliato il mattino dopo in una cella, che credevo fosse la mia ma non lo era”.
Il nodo della questione è l’incontro avvenuto con l’ispettore della polizia penitenziaria, a cui Eder avrebbe riferito il nome dell’agente che a detta dei detenuti avrebbe fornito la sostanza in carcere. “Era arrabbiato, ci ha dato degli infami, ha detto ‘io vi ammazzo’ ma io non ho fatto nomi. L’ispettore diceva che ero stato io a dirlo ma non è vero. Mi sono arrabbiato e mi sono avvicinato”.
“Se ho assunto un atteggiamento minaccioso? Sì, ma solo verbalmente – replica l’imputato alle domande del pubblico ministero -. Ho ripetuto ‘ma che c***o dici’ e ho fatto due passi verso di lui ma non ci sono stati contatti fisici. Poi un altro agente mi ha preso e portato fuori in un’altra cella”.
Al pm basta per chiedere una condanna a 8 mesi di reclusione. “Il fatto che non si ricordi nulla dopo aver assunto la sostanza, che ne ha alterato le capacità, dà adito a due possibilità: o il nome l’ha fatto e non si ricorda o non l’ha fatto ma l’atteggiamento aggressivo, di minaccia fisica e verbale, è chiaro. Una violenza per opporsi all’ispettore che, come richiesto dalla direzione della casa circondariale, stava facendo chiarezza su questo grave fatto, conducendo l’imputato all’ufficio di sorveglianza per gli accertamenti”.
Gli avvocati della difesa, Eugenio Gallerani e Giacomo Forlani, chiedono invece l’assoluzione perché “il fatto non sussiste”. “Non è configurabile il reato di resistenza a pubblico ufficiale, piuttosto andrebbero contestate le minacce, perché non ha reagito per opporsi a un atto di servizio, non si è avventato contro l’ispettore come si legge nel rapporto della polizia penitenziaria. Ha ammesso l’atteggiamento minaccioso, disdicevole ma naturale, ma non c’è stato alcun contatto” ribadisce l’avvocato Gallerani che cita inoltre la perizia che riconosce il disturbo di personalità di tipo borderline.
Guidarelli tornerà in tribunale martedì 28 gennaio, quando è attesa la sentenza.
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