Politica
7 Gennaio 2020
Il partito denuncia l'uomo che ha attaccato i militanti in corso martiri, ma dalla ricostruzione dei fatti la tesi di un attacco dettato dall'odio politico esce ridimensionata

Aggressione al banchetto di Erc, Schlein: “Non ci faremo intimidire”

di Daniele Oppo | 3 min

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Elly Schlein

Emilia Romagna Coraggiosa denuncerà l’uomo che che domenica ha attaccato i militanti impegnati in un banchetto in corso Martiri.

Elly Schlein. “Non ci faremo fermare dal clima di odio e dai tentativi di intimidazione – afferma al proposito la leader di Erc, Elly Schlein -. Anzi, ci faremo ancora più coraggio per portare nelle strade e nelle piazze le nostre proposte e le nostre idee, a partire dai valori costituzionali che  garantiscono la libertà di opinione, di espressione, di partecipazione democratica”.

Tanta solidarietà. “Dopo lo stupore e l’indignazione per quanto accaduto, resta la determinazione a proseguire con i nostri toni civili la campagna elettorale per diffondere le idee ecologiste e progressiste che ci contraddistinguono”, si legge in una nota del partito che correrà al fianco di Stefano Bonaccini per le elezioni del 26 gennaio e che ha ricevuto nella giornata di lunedì molti attestati di solidarietà per l’accaduto.

Ma è stata un’aggressione ‘politica’? Attendendo ovviamente le risultanze investigative e ribadendo che un’aggressione è sempre un fatto grave, c’è da rilevare però che la qualificazione “politica” dell’attacco, seppure non da escludersi, forse è stata un po’ frettolosa da parte di Emilia Romagna Coraggiosa.

Su Facebook, infatti, Adam Atik, che fisicamente ha ricevuto le minacce e uno schiaffo non andato a segno, in alcuni commenti sotto il post in cui denuncia il fatto ammette esplicitamente, quantomeno non lo esclude, che possa essersi trattato di un atto compiuto da una persona ‘squilibrata’.

“Quello non lo so e non lo metto per nulla in dubbio a questo punto”, scrive a chi gli propone questa lettura, e più avanti sostiene che “non lo abbiamo ancora capito, ma come dicevo nel primo commento non lo escludo per nulla che avesse qualche rotella fuori posto. In mezzo alla piazza gremita per il video mapping è specificatamente venuto da noi al banchetto, quindi non escludo neanche sia totalmente un caso. Del resto chi è mentalmente instabile è ancora più fragile e influenzabile alle manipolazioni politiche”.

D’altronde anche il racconto fatto dallo stesso Atik non sembra, per la verità, avvallare l’idea di un’aggressione dettata da odio politico. Riportiamo ad esempio lo scambio verbale che l’attivista di Erc riporta a sua volta su Facebook:

“Vuoi uno schiaffo?”
“Ma, guarda no, grazie”, gli rispondo.
“Allora dammi nome e cognome, sono un finanziere”.
“Guarda non voglio problemi, se mi dai un codice identificativo, ti do tutti i documenti che vuoi e il permesso del banchetto”
Si prende su, cammina 20 metri più avanti e torna indietro da noi.
“Adesso ti do due schiaffi”
“Ma perché? ”
“Chi siete voi, cosa state facendo, dammi nome cognome, sono della finanza”.

Non sembra proprio il dialogo con un militante violento di una fazione opposta che cerca di piantar grane, anzi dimostra di non sapere neppure con chi abbia a che fare (“chi siete voi…”). Più avanti ancora Atik scrive che l’aggressore “senza sapere chi fossi, senza sapere cosa stessi facendo, senza cercare di instaurare prima di tutto un dialogo costruttivo, sia partito senza contesto nel volermi dare uno schiaffo violento”.

Ma se così è, la lettura di un attacco dettato da odio politico, diretto a intimidire e zittire un avversario fastidioso, non può che uscire pesantemente ridimensionata.

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