Mer 16 Ott 2019 - 7836 visite
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Autista di ambulanza condannato per l’incidente mortale di Anna Fabbri

L'avvocato della famiglia: "Dimostrato il comportamento altamente imprudente". Il difensore dell'imputato: "Faremo ricorso: resta aperto il problema di come comportarsi durante le urgenze"

Condannato a un anno di reclusione, con sospensione condizionale della pena, per la morte di Anna Fabbri, la ragazzina di appena 13 anni che l’8 aprile 2017 fu travolta e uccisa da un’ambulanza all’incrocio tra corso Giovecca e via Ugo Bassi. Si è concluso così il processo, in rito abbreviato, nei confronti dell’autista che quel giorno era alla guida del mezzo della Croce Rossa, che investì la giovane dopo che queste era appena uscita da scuola e si stava dirigendo verso casa.

Un processo nato da un’incolmabile tragedia ma non per questo dall’esito scontato. In aula si contrapponevano infatti due principi: da un lato il diritto dei soccorritori, nelle situazioni di emergenza (previsto dall’articolo 177 del Codice della Strada), di ignorare norme comuni come i limiti di velocità o il rispetto delle precedenze. Dall’altro il loro dovere di non generare situazioni di pericolo tra pedoni e autisti circostanti. La giovane Anna infatti fu investita mentre l’ambulanza, con luci e lampeggianti accesi e quindi durante un servizio di emergenza, svoltava da corso Giovecca a via Ugo Bassi.

Il tribunale di Ferrara, anche attraverso le perizie svolte nei mesi scorsi, ha appurato che l’incidente che coinvolse la 13enne non fu solo una tragica fatalità, riconosciuto quindi la colpa dell’autista dell’ambulanza che secondo le perizie colpì la ragazza mentre viaggiava a circa 60 km/h, mentre a una velocità più ridotta sarebbe riuscito a evitarla o a fermarsi in tempo. L’avvocato della famiglia Fabbri, Carmelo Marcello, afferma che “nel processo siamo riusciti a dimostrare il comportamento altamente imprudente dell’imputato, che purtroppo rappresenta una tragedia senza ritorno per i genitori, i parenti e tutti i cari della povera Anna”.

Di tutt’altro avviso l’avvocato difensore dell’autista, Carlo Bergamasco, secondo cui “fare il giudice è estremamente difficile e credo che in una vicenda così drammatica vada ringraziato per la cura e l’attenzione che ha prestato al processo, ma resta il fatto che non sono d’accordo col modo in cui ha risolto la vicenda. Rimane aperto il problema di come comportarsi durante un soccorso medico urgente”.

L’avvocato preannuncia un sicuro ricorso in Appello ed eventualmente in Cassazione per far valere le proprie ragioni. La famiglia Fabbri ha ricevuto un risarcimento dall’assicurazione e ne potrà chiedere ora uno in sede civile dall’imputato, ma entrambe le parti concordano sul fatto che la questione economica non può che passare in secondo piano di fronte a una tragedia irreparabile per la famiglia della ragazza e che ha segnato nel profondo anche lo stesso imputato.

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