Incidente sulla Ferrara-Mare, 59enne muore dopo lo schianto
Non ce l’ha fatta la donna di 59 anni rimasta gravemente ferita nell’incidente avvenuto nella mattinata di sabato 11 luglio lungo la superstrada Ferrara-Mare
Non ce l’ha fatta la donna di 59 anni rimasta gravemente ferita nell’incidente avvenuto nella mattinata di sabato 11 luglio lungo la superstrada Ferrara-Mare
Un intervento nato da una segnalazione per tre cani lasciati liberi si è trasformato in una situazione di grande tensione, con l’arresto di un pluripregiudicato accusato di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali a pubblico ufficiale
L’incidente poco dopo le 17 lungo via Decimo Bottoni a Ponte San Pietro. Il giovane, cosciente all’arrivo dei soccorsi, avrebbe perso il controllo del mezzo senza coinvolgere altri veicoli
I Carabinieri esaminano i filmati registrati vicino al santuario e le impronte lasciate durante il raid. Il sindaco di Argenta: "Non ci sono parole per commentare un simile gesto"
L'incidente è avvenuto poco dopo le 9.30 tra gli svincoli di Cona e Gualdo, in direzione Comacchio. Tratto temporaneamente chiuso per consentire i soccorsi e la messa in sicurezza
“È come vivere con un cancro, in attesa di morire”. È una tensione continua tra la voglia di serenità dopo 10 anni e la paura che il peggio accada la vita di Lucia Panigalli, la donna vittima di un tentato omicidio da parte del suo ex compagno Mauro Fabbri che, non pago, cercò di farla uccidere anche mentre si trovava in carcere, assoldando un sicario o, almeno, credendo di farlo.
È una tensione perché quell’uomo, dal 29 luglio scorso, non è più confinato all’Arginone. È di nuovo libero, anche se in quella condizione che si chiama libertà vigilata, con delle prescrizione impostegli dopo la sentenza di assoluzione per aver ‘solo’ progettato l’omicidio.
E anche lei è in una sorta di libertà vigilata, seguita costantemente dai carabinieri per tutelarne l’incolumità. “Sono grata ai carabinieri per tutto quello che stanno facendo”, dice la Panigalli all’uscita dall’udienza che vede imputato di tentato omicidio aggravato e in concorso Radev Stanyo Dobrev, il compagno di carcere di Fabbri assoldato per ucciderla, o farlo fare ad altri, “ma a volte mi sento come se fossi io ad aver commesso un reato”.
La paura che Fabbri, prima o poi, porti a compimento ciò che per due volte non gli è riuscito è tanta. E si vede. Ma Lucia Panigalli non si ferma e lotta per cambiare le cose, “non per me, ma per le altre persone che sono in questa situazione”.
Continua infatti la battaglia, sostenuta insieme agli avvocati Eugenio Gallerani e Giacomo Forlani che la assistono, per modificare il codice penale, in particolare quell’articolo 115 che ha permesso a Fabbri (e al figlio di Dobrev, Stanev Radostin Radev) di non essere condannato: quella norma esplicitamente esclude che due o più persone possano essere condannate per il solo fatto che tra loro ci sia un accordo allo scopo di commettere un reato ma poi questo non venga commesso. Ci sono casi limite, come questo, in cui la vittima rimane senza protezione.
“Avevo detto che quella sentenza non era degna di un Paese civile – dice la Panigalli in riferimento alla sentenza di primo grado emessa in abbreviato (e poi confermata in appello, ndr) – non perché ce l’avessi con il giudice, che ha applicato la legge, ma perché ritengo che quella norma sia incompleta e vada cambiata”.
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