Mer 11 Set 2019 - 365 visite
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La vôś dal vént e dl’aqua

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Da Portomaggiore, carissimi amici, una poesia, per me bellissima, di Giacomo Cenacchi: “La vôś dal vént e dl’aqua”. Mi fa piacere dare spazio a una di quelle figure, non molto conosciute, che fanno parte all’universo del volontariato sociale. Sono tantissime in Italia e se ne parla sempre troppo poco: una di queste è Giacomo Cenacchi.

Un personaggio parecchio amato dalle parti di Portomaggiore, dove vive, nella vicina Ripapersico. Molto dinamico, ma anche riservato, ho faticato molto a raccogliere qualche notizia che lo riguardano. Fu insegnante di chimica alla Scuola Infermieri per 14 anni. Dirigente Agenzia per l’Ambiente, Arpa Emilia Romagna fino al pensionamento nel 2002. Presidente Avis Portomaggiore dal 2005 al 2013. Ora fa parte del Consiglio Direttivo, ne è vicepresidente-vicario. Ha collaborato con l’organizzazione del Premio Letterario “Lindo Guernieri”, naturalmente a Portomaggiore. Consigliere da alcuni anni de “Al Tréb dal Tridèl”.

Scrive prevalentemente poesie giocose o legate all’ambiente, ma non solo. Quella che vi presento oggi ne è la dimostrazione. Ha vinto una ventina di premi letterari (partecipa da pochi anni), ha due figlie e una nipotina che, naturalmente adora. Produttore, quasi per hobby, di vino Trebbiano delle Argille. Passa gran parte del suo tempo a curare un giardino/orto di quasi un ettaro.

LA VÔŚ DAL VÉNT E DL’AQUA

Che bèla la mié amiga, e cóm l’am piàś:
l’è nata, com Francesca, ins’la marina
indòv al Po al tróva la sò paś,
com ‘na canzóη ch’la s’asmòrza in surdìna.

Agh vré cuaciàr la fàzza e i òć ad bàś,
chì, tra i profùm dla vàl e dla salina.
Pô, quand la vóś di sgàrź un póch la tàś,
col sól ch’al scalda l’aria dla matina,

e i sta zìt aηch i grill, l’òca e la rana,
a vôi santìr al vent sui cavì slìss,
al Garbìn ch’al gh’ spampàna la sutàna

e al fa l’onda int’al canél verd-źàl o grìś.
Mi ascólt al sò respir, e quel dla càna,
e am pàr d’èssar da bôn in Paradìś.

Traduzione in italiano

LA VOCE DEL VENTO E DELL’ACQUA

Quant’è bella l’amica mia, e quanto mi piace:
lei è nata, come Francesca (da Rimini), sulla marina
dove il Po trova la sua tranquillità,
come un canto che si spegne in sordina.

Le vorrei coprire il viso e gli occhi di baci,
qui, tra i profumi della valle e della salina.
Poi, quando tace la voce degli aironi,
e il sole scalda l’aria del mattino,

ed anche i grilli, l’oca e la rana stanno in silenzio,
voglio sentire il vento sui suoi capelli di seta,
il Libeccio che le scompiglia la sottana

mentre fa l’onda sul cannello verde-giallo o grigio.
Ascolto il suo respiro e quello del canneto,
e mi sembra di essere davvero in Paradiso.

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