Ven 19 Lug 2019 - 8683 visite
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Aldrovandi, l’associazione si scioglie: “Troppo dolore, ma ormai Federico è memoria condivisa”

Moretti: “Buco nero a ogni commemorazione, il ricordo non deve disperdersi”. Boldro: “Troveremo un’altra forma, ce n’è più bisogno che mai”

“Troppo tardi per salvarmi, troppo presto per morire, ora che è quasi finita, ora che non potrà mai più finire”. E invece finisce. L’associazione Federico Aldrovandi si ferma. Quattordici anni dopo la tragedia. Sette anni dopo il primo grande concerto.

L’associazione nata per ricordare il 18enne ferrarese ucciso durante un fermo di polizia il 25 settembre 2005 è destinata a sciogliersi e a sospendere tutti gli eventi in ricordo di Aldro e di tutte le vittime degli abusi in divisa, tra cui “Musica per Federico” che dal 2012 al 2018 ha riunito centinaia di persone prima all’ippodromo, poi in piazza Municipale e infine nel sottomura.

L’annuncio corre sui social all’indomani del compleanno di Aldrovandi che il 17 luglio avrebbe compiuto 32 anni e che verrà celebrato domenica a “Il solito festival”, ultima collaborazione dell’associazione prima della chiusura. Un fulmine a ciel sereno che spezza il cuore di chi ha sempre sostenuto la battaglia per verità e giustizia.

Dietro c’è un motivo personale, intimo, riservato. “Non è vero che il tempo aiuta, anzi è sempre peggio: per me, per mio figlio Stefano, per mio marito Lino, il dolore è lacerante, continuo, enorme e diventa un buco nero a ogni commemorazione” ci racconta Patrizia Moretti che “non ce la fa più a condividere sempre pubblicamente la nostra testimonianza” e sente il bisogno di “ritirarci nel guscio, non è possibile elaborare un lutto del genere ma vogliamo provare a farlo in famiglia”.

Da qui la decisione dell’interruzione, ora che “la memoria di Federico è una memoria condivisa”. “Il percorso divulgativo può dichiararsi concluso: lasciamo a voi giovani la memoria collettiva che non si deve disperdere, anzi, ringrazio sin da ora chi vorrà ricordarlo in altri contesti, che sia in un concerto o in curva, in un dibattito o in un incontro pubblico”.

Ma cosa è cambiato in questi 14 anni? “C’è una maggiore consapevolezza ma per il resto non è cambiato nulla – replica la mamma di Aldro -. Dopo le sentenze del 2012 ci si aspettava un cambiamento e invece le regole sono rimaste le stesse, i poliziotti hanno continuato a indossare la divisa“.

È mutata anche l’amministrazione, nazionale e locale… “Non c’entra il cambio politico, in mattinata ho avvisato il sindaco Alan Fabbri che ha preso atto della scelta anche se nel precedente incontro aveva offerto disponibilità totale – sottolinea Moretti -. All’inizio, con l’adrenalina ancora in circolo, c’era la necessità di sentire il calore delle persone e di sostenere questa battaglia ma quando tutto si ferma, e ti rendi conto che Federico non tornerà più, crolli. È andata così”.

Dai primi sit-in del Comitato Verità per Aldro fino ai concerti si è fatta tanta strada. In prima fila c’è sempre Andrea Boldrini, uno dei migliori amici di Aldro e presidente dell’associazione, “colpito e sconcertato quanto l’opinione pubblica della scelta improvvisa, una scelta non puramente condivisa ma che abbiamo recepito perché sosteniamo la famiglia, senza di essa l’associazione non ha senso di esistere”.

La decisione pare definitiva ma non è tutto perduto: “Noi amici troveremo un’altra forma per proseguire questo percorso perché ce n’è bisogno adesso più che mai – assicura Boldro -. Il clima nazionale con Salvini ha fatto ringalluzzire il morale delle forze dell’ordine, il desiderio di sicurezza violenta è sotto gli occhi di tutti, e anche a livello locale, con i sindacati di polizia vicini alla Lega e lo stretto rapporto di Naomo con la questura, non lascia presagire nulla di buono. Una degenerazione mondiale che arriva anche qui, dai tempi di ‘chi controlla i controllori?’ si è passati dall’altra parte”.

Rischio arginato dalla memoria? “Temo proprio di no, è scientificamente provato che la memoria collettiva non esiste in Italia. Confido nel processo Cucchi e spero ancora che tutte le associazioni che si occupano dei casi come il nostro possano entrare in una rete unica contro gli abusi in divisa anche se è difficile mettere d’accordo famiglie e vittime, politici e attivisti. La richiesta è sempre la stessa: via la divisa”.

“Grazie ora e sempre a chi ha Federico nel cuore e non dimentica cosa gli hanno fatto. Tutti voi lo avete consegnato alla storia di questo paese, dove resterà finché non toglieremo le divise a quelli che hanno causato la morte di persone che dovevano proteggere” è l’ultimo messaggio dell’associazione, condiviso da chi “porterà sempre Federico nel cuore, Aldro vive”.

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