Critica legittima sui social: archiviata la querela contro Lolli e Sateriale
Archiviata la querela contro il giornalista Stefano Lolli e l'ex sindaco Gaetano Sateriale per post critici sul cambio di nome della scuola di cinema di Ferrara
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Il sindaco di Portomaggiore Nicola Minarelli (archivio)
Portomaggiore. “Ci difenderemo nel processo. Il capo d’imputazione non sta in piedi né in fatto né giuridicamente: ritengo che il sindaco sia il classico vaso di terracotta”. Sono le parole dell’avvocato Fabio Anslemo, difensore di Nicola Minarelli, primo cittadino di Portomaggiore che lunedì mattina è stato rinviato a giudizio (prima udienza il 5 luglio) per omicidio e disastro colposi in merito alla vicenda dell’incendio al poligono dove il 10 gennaio del 2016 morirono tra le fiamme Paolo Masieri, Lorenzo Chiccoli e Maurizio Neri.
È questa infatti la decisione del gup Silvia Marini, che ha accolto la richiesta della procura (pm Ombretta Volta) e respinto quella della difesa, che aveva chiesto il non luogo a procedere.
Il giudice non ha accolto neppure la richiesta del ministero dell’Interno – citato nella persona dell’attuale ministro pro tempore Matteo Salvini (che ovviamente non ha responsabilità personali) – di essere estromesso come responsabile civile.
L’accusa mossa dalla procura al sindaco è quella di aver tollerato o non impedito la gestione del poligono, al quale mancava la licenza.
Le parti civili costituite sono le famiglie di Chiccoli (avvocato Marcello Rambaldi) e Neri (avvocato Alberto Balboni). Con loro si sono costituti anche la proprietà dell’immobile, Unicredit (avvocato Simone Trombetti), e i proprietari della casa vicina che venne danneggiata dalle fiamme (avvocato Giacomo Forlani).
Oltre a Minarelli, vennero indagati per disastro colposo e omicidio colposo i tre gestori del poligono: Stefano e Fabio Ghesini, padre e figlio, vertici dell’Asd Poligono, e Paola Rubbi, madre e moglie, tesoriera dell’associazione sportiva. Per i Ghesini senior è stata chiesta l’archiviazione e nessuno ha presentato opposizione. Fabio Ghesini (difeso dall’avvocato Alberto Bova) ha scelto invece la strada del patteggiamento che deve essere ancora definito. Il gip ha invece disposto nuove indagini sulla posizione di Daniele Zancoghi, dirigente dell’associazione sportiva che gestiva la struttura, che quel giorno aprì il poligono e fu una delle persone che riuscì a salvarsi e per il quale la procura aveva chiesto l’archiviazione.
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