Economia e Lavoro
19 Aprile 2019
La Corte d'Appello di Bologna dà ragione alla sentenza del tribunale di Ferrara, che potrebbe fare da apripista a migliaia di procedimenti contro il Miur

La Cgil vince il ricorso contro il ministero: risarciti gli ‘eterni precari’ delle scuole

di Ruggero Veronese | 3 min

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Due sentenze che danno speranza a tutti i lavoratori precari del mondo della scuola, non solo a Ferrara. Sono quelle pronunciate nel corso degli ultimi due mesi dalla Corte d’Appello di Bologna, che ha rigettato il ricorso del Ministero dell’Istruzione contro due sentenze di primo grado del tribunale civile di Ferrara, che condannavano il ministero a risarcire i danni economici subiti dai precari a causa della mancata stabilizzazione dei loro contratti e a riconoscere il corretto livello di paga dovuto all’anzianità di servizio.

Le sentenze coinvolgono una dozzina di insegnanti e ata delle scuole ferraresi, ma in realtà sono la punta dell’iceberg di un problema che coinvolge migliaia di lavoratori nelle scuole italiane. Per i quali dal 2008 – quando entrò in vigore la riforma Gelmini con un taglio alla spesa di circa 9 miliardi – prese il va un trend di “precarizzazione” che secondo la segretaria della Flc – Cgil di Ferrara, Hania Cattani, “non si è mai davvero interrotto in questi 10 anni”. Con lei è presente anche l’avvocato Rosa Maria Albanese dello studio Guglielmini, che sta seguendo le circa 130 persone sul territorio provinciale estense che dal 2010 si sono rivolte al sindacato per chiedere il rispetto delle normative sui contratti, che impongono l’assunzione a tempo indeterminato per continuare il rapporto di lavoro con chi è stato precario per almeno 36 mesi (24 dopo l’entrata in vigore del Decreto Dignità).

Una pratica che il Miur ha violato in numerose occasioni, come dimostrano le sentenze prima del tribunale di Ferrara e poi della Corte d’Appello di Bologna, che hanno dato ragione alla Cgil e ai 12 lavoratori e lavoratrici che avevano inaugurato i ricorsi. Sentenze che secondo Cattani sono di ottimo auspicio anche per quel centinaio di casi in provincia in attesa di un pronunciamento, oltre che per le migliaia di lavoratori in tutta Italia che stanno affrontando la stessa situazione, e che rendono Ferrara per certi versi ‘apripista’ in questo genere di ricorsi.

“Un aspetto che di da molta soddisfazione – afferma l’avvocato Albanese – è che le sentenze oltre a riconoscere il danno economico e il saldo delle spese legali, impongo al ministero anche la ‘ricostruzione della carriera’”, ovvero il calcolo degli avanzamenti di livello salariale che non si erano verificati non essendo il personale assunto in pianta stabile. Gli insegnanti e il personale scolastico che hanno avviato i ricorsi appartengono a tutti i tipi di istituto: dalle primarie agli istituti di secondo grado, pubblici e privati, e tra le 12 persone che hanno ottenuto la sentenza favorevole sono presenti anche un insegnante di religione e uno di sostegno. Proprio riguardo agli insegnanti di sostegno, Cattani spiega che l’emergenza per le mancate assunzioni è ai massimi livelli da questo punto di vista, con insegnanti ordinari che si trovano a dover ricoprire ruoli di sostegno a causa della mancanza di personale. Anche per questo, oltre alle azioni giudiziarie promosse da sindacati e lavoratori, occorre che il ministero bandisca nuovi concorsi per assumere insegnanti di ruolo: “Aspettavamo il concorso già a luglio scorso, l’ultimo è stato nell’estate del 2016 ma si è trattata di una goccia nell’oceano, perchè le graduatorie si sono esaurite subito, mentre quelle per gli insegnanti di sostegno sono scoperte da anni”.

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