Lun 15 Apr 2019 - 755 visite
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Lavoro. La lenta ripresa ferrarese, ma i giovani restano al palo

L'analisi sull'economia regionale elaborata dall'Osservatorio Mpi di Confartigianato. Ancora lontani i livelli pre-crisi

I numeri del 2018 dell’economia ferrarese mostrano un territorio fragile che pian piano, tra alti e bassi, tenta la ripresa, recuperando un po’ di quanto perso nella crisi economica post 2008, ma dove i giovani fanno ormai molta fatica a emergere. È questa la fotografica che si può scattare dall’analisi sull’economia regionale elaborata dall’Osservatorio Mpi di Confartigianato Emilia-Romagna.

L’occupazione. Rispetto ad altre province, quella ferrarese non brilla particolarmente, ad esempio non è tra le sette emiliano-romagnole nella Top 20 nazionale per tasso di occupazione (Parma, Bologna, Modena, Rimini, Forlì-Cesena e Piacenza) ed è, insieme a Modena (-0,3%), l’unica che nel 2018 ha visto un leggero calo (-0,6%) rispetto al 2017. Però allungando lo sguardo cinque anni più indietro, al terribile 2013, quando il tasso di occupazione era sceso al 44,1% – il più basso della regione e il più basso nell’ultimo decennio – il recupero si vede: 47,6%  ovvero una crescita del +3,4% rispetto al minimo e pur sempre in avvicinamento anche rispetto al 50,3% registrato dieci anni prima.

Il dato globale mostra però la fragilità dell’economia estense rispetto alle altre province, dove il tasso di occupazione è sopra il 50%, valore che Ferrara non vede proprio dal 2008 (50,3%). Ma anche allora era il più basso in regione, a testimonianza di come il sistema ferrarese abbia dei problemi che appaiono strutturali e di lungo corso.

Disoccupazione. Tendendo conto di questo dato, indicatori relativamente positivi si hanno per quanto riguarda il tasso di disoccupazione. I livelli del 2008, quando era al 4,8%, non sono affatto vicini: dieci anni dopo sono arrivati al 9,1%, il più alto in regione. Ma dopo l’impennata, che ha visto il suo picco massimo nel 2013 (14,4%), la curva è scesa nettamente, recuperando in cinque anni il 5,3% e registrando il miglior valore dal 2012.

Attività. Come per l’occupazione, guardando il tasso di attività tra 2017 e 2018 si nota una battuta d’arresto (anche qui insieme a Modena) con il tasso che segna un -0,9% passando dal 53,2% al 52,3%, ma qui il quadro globale è quello della stabilità, tanto che rispetto ai livelli di dieci anni prima (52,8%), Ferrara segna una delle perdite più basse in regione (-0,5%).

I giovani in estrema difficoltà. Il dato forse più preoccupante e più netto è quello che riguarda l’occupazione giovanile (15-29 anni), crollata verticalmente nel giro di dieci anni. Nel 2008 era al 51,2% – ben piazzata a livello regionale -, nel 2018 si è attestata al punto più basso in regione: 33,8% (-17,4%). Magra consolazione è il recupero di 0,2 punti percentuali rispetto al 2017. Di pari passo è cresciuta anche la disoccupazione giovanile, salita di 17,5 punti, passando da un buon 8,1% del 2008 a un 25,5% del 2018 (ancora una volta, dato più negativo in regione), che almeno migliora di 3,3 punti rispetto all’anno precedente.

E se è vero che l’Emilia Romagna “sia da considerare la locomotiva del Paese”, come afferma il presidente regionale di Confartigianto, Marco Granelli, è probabile che Ferrara in questa fase di lenta ripresa abbia giovato del traino complessivo offerto dalle altre province. Ma il fatto che i livelli pre-crisi siano ancora lontani, unito alle previsioni di crescita di fatto inesistente per l’intera Italia, offrono poco spazio alla serenità per il futuro del territorio.

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