Mer 10 Apr 2019 - 967 visite
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L’eredità di Franco Farina rivive nella sua collezione regalata alla città

Da dicembre mostra al Pac, in futuro al Massari. Lola Bonora: "Sarebbe felice di questa donazione". Tagliani: "Coronamento della città d'arte e di cultura"

L’eredità di Franco Farina rivive nella donazione della sua collezione d’arte alla città di Ferrara. Un patrimonio privato che diventa patrimonio comune grazie alla generosità di sua moglie Lola Bonora – “ma io ho solo rispettato la sua volontà, voleva che il proprio lavoro continuasse a essere utile” – a un anno dalla scomparsa dell’indimenticabile direttore delle Gallerie Civiche d’Arte Moderna che ha rivoluzionato il concetto di museo tra gli anni Sessanta e Novanta.

Dietro alle 196 opere regalate al Comune e alle Gallerie, “c’è la testimonianza di una vita spesa nella ricerca – ricorda il sindaco Tiziano Tagliani -: non fu solo il primo direttore delle gallerie civiche, ma un amministratore intelligente e profetico, un grande uomo di innovazione e autonomia di giudizio, che più di tutti ha segnato l’identità di città d’arte e di cultura“.

Un “gesto significativo, generoso e affettuoso che ci siamo meritati” e che verrà reso fruibile al pubblico: parte della raccolta sarà esposta stabilmente, a rotazione, a palazzo Massari, appena si concluderanno i lavori di restauro e riqualificazione. Nell’attesa la collezione del valore stimato di 800mila euro – composta da un centinaio di disegni su carta, una quarantina di dipinti e diverse sculture di artisti del calibro di Vedova, Burri, Licini, De Pisis e Boldini – verrà presentata a partire da dicembre in una mostra al Padiglione d’Arte Contemporanea.

“È stato straziante vedere la casa di Franco che si svuotava ma so quanto sarebbe felice di questa decisione” sorride Lola, storica direttrice del Centro Video Arte di Palazzo dei Diamanti, che non nasconde le emozioni per “l’assistenza ricevuta in un momento terribile” e per aver onorato la memoria di Farina “che ha insegnato ai giovani a non avere preconcetti verso le nuove forme espressive”.

I ricordi privati si mescolano con quelli storici, come “l’incontro con Argan, una delle serate più belle e potenti vissute negli anni ’70” o i “bigliettini che mi scriveva e che non mi ha mai dato, ma che dopo 40 anni ho ritrovato fra le sue cose: erano messaggi deliziosi e ironici, come era lui“.

Anche Tagliani si lascia andare sull’onda dei ricordi: “Da giovane studente dell’Ariosto visitavo le mostre di Andy Warhol e solo col tempo ho capito la fortuna, la ricchezza umana e artistica di Franco che ha lavorato per decenni affinché la cultura non fosse considerata d’elite ma patrimonio di tutti. Ricordo la sua militanza, i consigli comunali dopo il furto al Massari, fino all’ultimo episodio in cui ci ha invitato a casa sua e ci ha lasciato tre sue opere senza preoccuparsi dell’iter burocratico”.

Le opere sono già state oggetto di inventario e quest’anno verranno catalogate in collaborazione con la docente di Storia dell’Arte contemporanea dell’Università di Ferrara, Ada Patrizia Fiorillo, in vista della mostra di dicembre e di una futura pubblicazione.

Ci prendiamo l’impegno di far continuare a vivere queste opere – ribadisce la direttrice di Ferrara Arte Maria Luisa Pacellisenza confinarle in una stanza intitolata a Farina ma facendole dialogare con il resto della collezione, come era nella nostra idea condivisa sul futuro Massari. Questa collezione variegata è lo specchio del suo lavoro come ‘regista’ delle attività culturali, che ci racconta la storia dell’arte del Novecento, un pezzo di storia della città e l’amore con cui ha conservato queste opere e le dediche degli artisti. Ma soprattutto ci ha lasciato un’eredità immateriale che ha sedimentato una sensibilità culturale davvero particolare e coinvolgente”.

“Un bellissimo modo di finire la legislatura” conclude il vicesindaco Massimo Maisto, grazie a un lascito che rappresenta un incremento importantissimo della raccolta dell’arte del Novecento, dalla metafisica al surrealismo, dall’informale alla Pop Art, fino alle neo-avanguardie. E il primo a essere all’avanguardia era proprio lui, l’indimenticato Franco Farina.

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