Mer 20 Mar 2019 - 1975 visite
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Carife. La Corte di Giustizia Ue boccia la Commissione: “Intervento del Fitd non è aiuto di Stato”

Una sentenza del Tribunale europeo sul caso Tercas dà ragione all'Italia e rimette in discussione lo stop all'intervento del Fondo interbancario nel 2015

Non era da considerarsi aiuto di stato, ma un intervento privato e in quanto tale legittimo in base alla normativa europea. Quella della Corte di Giustizia europea è una sentenza dirompente, che riguarda il caso Tercas, la banca di Teramo, ma indirettamente riguarda da molto vicino anche Ferrara e la Carife perché quella vicenda fece, di fatto, da blocco per il suo salvataggio tramite l’Intervento del Fondo interbancario.

In breve: il tribunale europeo ha annullato la decisione della Commissione Ue di bocciare l’aumento di capitale di Tercas del 2014 operato da parte della Banca Popolare di Bari grazie alla copertura del Fitd in quanto la Commissione stessa

ha erroneamente ritenuto che le misure controverse presupponessero l’uso di risorse statali e fossero imputabili allo Stato.

Lo stop imposto al salvataggio di Tercas comportò di fatto anche lo stop all’intervento del Fitd in Carife, già concordato con la Banca d’Italia, e approvato dal consiglio del Fondo. Per la banca di Teramo si riuscì a procedere comunque con il famoso ‘fondo volontario’ (quello che poi è intervenuto anche per Carige in tempi recenti). Per Carife, invece, non ci fu tempo e si procedette con la risoluzione e l’azzeramento di azioni e obbligazioni subordinate intestate a 32mila risparmiatori.

Un dramma per tantissime famiglie, dunque, che alla luce della sentenza della Corte di Giustizia, sarebbe stato decisamente evitabile, lasciando operare il piano di salvataggio del Fitd e con l’aumento di capitale da 300 milioni di euro deliberato a inizio maggio 2015.

I giudici europei minano alla base la posizione della Commissione europea

la Commissione non ha sufficientemente dimostrato, nella decisione impugnata, che le risorse di cui trattasi fossero controllate dalle autorità pubbliche italiane e che esse fossero di conseguenza a disposizione di queste ultime. La Commissione non poteva quindi concludere che, nonostante il fatto che l’intervento del FITD a favore di Tercas sia stato effettuato in conformità allo statuto di tale consorzio e nell’interesse dei suoi membri, utilizzando fondi esclusivamente privati, sarebbero in realtà le autorità pubbliche che, attraverso l’esercizio di un’influenza dominante sul FITD, avrebbero deciso di indirizzare l’uso di tali risorse per finanziare un siffatto intervento.

La decisione della Corte ribalta indubbiamente il tavolo anche per Carife, perché se individua l’assenza dei presupposti che portarono Bankitalia e Governo ad abbandonare la strada Fitd e optare in extremis per la risoluzione, salvando l’operatività della banca e i correntisti, ma distruggendo azioni e obbligazioni che invece si sarebbero potute salvare.

È anche vero però che nel caso di Tercas c’era un’altra banca coinvolta, la Banca Popolare di Bari, che avrebbe acquisito l’istituto di credito abruzzese utilizzando il Fitd come “scudo” per garantire il buon esito dell’operazione. Per Carife, invece, il salvataggio sarebbe stato diretto da parte del Fondo, con il suo ingresso nella banca in sede di sottoscrizione dell’aumento di capitale. Rimane che anche in questo caso, la Commissione europea avrebbe dovuto dimostrare che il Fondo non avesse avuto un interesse diretto, di tipo privato, nel salvataggio della banca estense, mascherando invece una decisione statale. Cosa non facile, proprio alla luce della sentenza che riconosce una certa autonomia del Fitd, proprio per via delle sue norme statutarie.

La sentenza evidenzia anche come l’Italia si sia mossa in maniera non lineare, accettando da un lato la posizione della Commissione, e dall’altro impugnando proprio quella posizione davanti alla Corte di Giustizia: ma se riteneva di essere nel giusto, perché non andare avanti anche con Carife, evitando un pasticcio senza fine?

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