gio 6 Dic 2018 - 5649 visite
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Minacce all’estetista: “Qui comandiamo noi, non ti faccio lavorare più”

Alina Cascaval insultata e minacciata nel suo negozio da un idraulico: "Ho sporto denuncia, ma dipendenti e clienti non si sentono tranquilli"

Alina Cascaval davanti al suo centro estetico dopo aver sporto denuncia

“Noi meridionali qua comandiamo”, “ti metto sottosopra il locale”, “non ti faccio lavorare più”, “vedrai cosa ti capita”, “c’ho precedenti penali ma se no ti avrei dato un ceffone su quella faccia che ti avrei fatto sparire il sorriso”, “tornate nel vostro paese bastardi”.

Sono solo alcune delle gravi minacce e pesanti offese rivolte da un idraulico siciliano a un’estetista, moldava di origine e ferrarese di adozione, che ha avuto la prontezza di registrare la chiamata e il coraggio di sporgere denuncia in questura per minaccia aggravata.

Lei è Alina Cascaval, giovane titolare del centro estetico “Nirvana” in via Montebello, che ha avuto una brutta disavventura con un operaio, rivelatosi a dir poco incivile, trovato sulle pagine gialle per sistemare il riscaldamento del suo negozio.

“È venuto sabato scorso, non ha fatto il controllo ma ha detto che era un problema della canna fumaria e che sarebbe tornato il giorno dopo per presentarmi fattura e preventivo – ci racconta la stessa Alina -. Si è fatto pagare 100 euro solo per la chiamata ed è tornato martedì, quando ormai ero riuscita a sistemare da sola il riscaldamento”.

“Quando gli ho chiesto ancora la fattura, lui ha iniziato ad agitarsi e ha provato ad uscire dal negozio, continuando a spingere la porta ma serve il pulsante per aprirla – prosegue il racconto la giovane estetista -. Così ha cominciato a urlare, ad accusarmi di averlo chiuso dentro il locale, a insultarmi davanti ai clienti mentre teneva le mani davanti al viso come se volesse darmi uno schiaffo, dicendo ‘ti svaligio il negozio’, ‘non sai contro chi ti sei messa’,’sono già stato in carcere'”.

Minacce ripetute al telefono poco dopo, con l’aggiunta di altre dichiarazioni aberranti: “Come tutti i moldavi vi credete di essere importanti, di avere i coglioni, i coglioni ce li ho pure io. Se tu vuoi fare casino facciamo casino, ci incontriamo con tuo fratello, tuo zio, con chi vuoi. Chi cazzo ti credi di essere? Tu sei nel mio paese, hai capito stronza? Venite dall’estero a fare le leggi qua in Italia, non ti vergogni? Tu hai trovato il diavolo, ora ti faccio passare gli incubi, te lo giuro su Dio ti faccio passare le pene dell’inferno perché sono un bastardo di merda. Domattina vedi come trovi il negozio”.

“All’inizio ero serena, anzi sul momento mi veniva anche da ridere, ma quando cala il sole non ti senti tranquilla – confida Alina -. È difficile rassicurare i clienti che sobbalzano sulla sedia, le dipendenti che iniziano ad agitarsi, i vicini di casa e i familiari che si preoccupano. L’ho vissuta male per tutte le persone che mi circondano che alla fine mi hanno convinta a sporgere denuncia”.

Un gesto coraggioso o un atto dovuto? “Se non gli fanno niente ci rimetto io ma denunciare è un nostro dovere e diritto, non bisognare stare zitti con queste persone – replica Alina -. È un cretino, spero che capisca e che non succeda nulla di grave. Anzi, se mi chiede scusa sono pronta a ritirare la denuncia perché so che ha un figlio e una moglie. Ma svolge un lavoro dove va in casa della gente o nei luoghi di lavoro, non è professionale”. Intanto è già stata allertata la vigilanza privata che ha aumentato i passaggi in zona per evitare eventuali ripercussioni ai danni della sua attività.

“È il sud che fa schifo – è stato il commento lanciato sui social dal suo compagno, Michele Lecci, per segnalare l’accaduto con tanto di registrazione telefonica -. Alina ha ricevuto minacce in tipico stile mafioso che non ho mai accettato né qui né al sud. Una conversazione al limite dell’incredibile, tutto questo solo per aver chiesto una fattura per un lavoro che non è stato neppure svolto. Qualche giorno fa mi sentivo orgoglioso di rivendicare le mie origini, ma oggi no. Alina è moldava, molto giovane, coraggiosa e abbiamo denunciato subito il fatto per evitare che possa succedere a qualcun’altro. Soprattutto perché la persona in questione ha già non pochi e rilevanti precedenti penali. Ci hanno consigliato di stare in silenzio, ma l’omertà è solo un mare di merda, lo stesso che ha seppellito il sud, e noi non saremo certamente complici. Il sud non può essere continuamente infangato da persone come questo essere inqualificabile. Denunciare un fatto grave come questo è fondamentale in una società civile, un diritto da esercitare con coraggio ma prima ancora un dovere da assumersi con responsabilità”.

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