ven 23 Nov 2018 - 916 visite
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Ferrara ricorda la sua “mascotte” del dialetto ferrarese

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Si definiva “antifascista beneducata”, una piccola grande figura storica del dialetto ferrarese: Alberta Cristofori.

Nonostante terribili esperienze che mi raccontò, subite da parenti e amici nel “Ventennio Fascista”, quando una volta mi capitò di chiederle se provava rancore o, come molti odio, nei confronti di chi l’aveva tanto vessata, mi rispose pacatamente: “J’éra la magiór pàrt ragazìt, analfabét”! Poi citava il Vangelo: “Crìst al dgéva, pardònagh a lór parché in sa brìśa cus chi fa”.

Oggi vi propongo una “chicca” della Ferrara di qualche tempo fa. Un filmato tratto da uno spettacolo de “I Ragazìt da ‘na volta” del 9 dicembre 2006 nel centro di promozione sociale Ancescao “Il Doro” di Ferrara. Alberta legge una delle sue spontanee, un po’ ingenue poesie. Noterete la naturalezza espressiva di questo straordinario personaggio.

Fu componente del primo gruppo de “I Ragazìt da ‘na volta”, diretto a quei tempi da Floriana Guidetti. Nel filmato, è la signora che la presenta. Floriana è scrittrice di testi teatrali, poesie, racconti, libri eccetera. Fu presidente del prestigioso “Tréb dal Tridèl” (l’Accademia della Crusca del dialetto ferrarese). Scrisse la commedia: “La sgnóra Mercedes” della quale la Cristofori ne era l’attrice protagonista. Io interpretai la prima “cosa” teatrale ed ero il figlio di Mercedes stessa. Da allora, Alberta, mi presentava, ironicamente, come suo figlio; salvo poi correggersi: “Sì però sól int la cmèdia!”. Alberta interpretò per la Rai un episodio del “Carro di Tespi” di Geo. Erano filmati che rappresentavano l’Italia in episodi-documentari in quello relativo a Ferrara. Fu comparsa o interprete di piccole parti, in diversi film girati a Ferrara. Recitò con “I Ragazit da ‘na volta” finché l’aiutò la salute, per poi ritirarsi in silenzio e andarsene, purtroppo per sempre, qualche tempo fa.

L’ANZIÀN
Che bel èsragh in tanti,
i zùvan ad ‘na vòlta.
Più tardi, turnand a cà
guardénas int al spèć
avdrén un anziàn, no un vèć,
parché se int al cuór a gh’è incóra sentimént,
avér tant’ann an vòl dir niént.
Se avśin a nù un putìn ch’al ciàma: nòna
e al ślùnga la man,
ringrazién al Padretèran
d’èsar dvantà anziàn!

Che bello esserci in tanti,/ i giovani di un tempo./ Più tardi, ritornando a casa/ guardiamoci allo specchio/ vedremo un anziano, non un vecchio,/ perché se in cuore c’è ancora sentimento,/ avere tanti anni non significa niente./ Se senti un bimbo che chiama: nonna/ e allunga la mano,/ ringraziamo il Padreterno/ ’essere diventato anziano!

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