
(archivio)
Nessuno le ha mai viste in casa Sgarbi. Nessuno sembra averne davvero mai denunciato formalmente la scomparsa, nessuno le ha mai ritrovate le due medaglie d’argento realizzate dall’artista Marcello Tommasi, per le quali l’ex custode notturno della casa museo di Ro Ferrarese è a processo per furto aggravato.
A dipanare un po’ la nebbia potrebbe, se deciderà di presentarsi nella prossima udienza del 22 novembre, essere lo stesso critico d’arte, che verrà citato come testimone da parte della difesa dell’ex custode (avvocato Enrico Segala).
Dall’udienza di martedì davanti al giudice Vartan Giacomelli, invece, è emersa un po’ di foschia sulla vicenda. Innanzitutto le indagini, non si sono affatto concentrate sulla scomparsa delle medaglie, perché all’inizio del 2016 Sgarbi denunciò il furto di opere di ben più alto valore (500mila euro circa): libri e, soprattutto, un’opera di Piazzetta. Delle medaglie il critico ne parlò en-passant quando venne sentito dai carabinieri, ma solo perché chi gliele aveva regalate per il compleanno nel maggio 2014 – Francesca Sacchi Tommasi, gallerista e nipote dell’autore Marcello Tommasi – dopo aver saputo del furto, si ricordò che un anno e mezzo prima aveva visto le medaglie stesse in vendita su ebay (in un’inserzione apparsa solo 20 giorni dopo il regalo, grazie a un alert che la avvertiva quando venivano messe in vendita opere ‘di famiglia’) e lo avvisò così della circostanza. A quanto risulta, ogni accusa è caduta riguardo ai beni di più alto valore, mentre rimane in piedi questa, per due oggetti che sgarbi stesso, in un’intervista a Il Fatto Quotidiano – acquisita agli atti del processo – ha qualificato come dal valore esclusivamente affettivo.
E così anche Francesca Sacchi Tommasi, sentita come testimone: “Valevano il peso dell’argento, su eBay vennero messe in vendita per 70 euro”. Data la circostanza poco simpatica di vedere un regalo messo all’asta su internet, provò a contattare il venditore, ma questo chiuse subito l’inserzione. Per la procura, il venditore era proprio l’ex custode, perché l’account sarebbe riconducibile a lui.
Quelle medaglie – come le restanti opere trafugate – non sono mai state trovate, ma a differenza delle opere di maggior valore, è in dubbio anche che abbiano mai varcato la soglia della casa-museo: “Non le ho mai viste”, ha dichiarato in udienza Alessandro Bertazzini, dipendente della famiglia Sgarbi (al tempo della società Aretè, come anche l’imputato, oggi fallita) che si occupa, tra le altre cose, di catalogare le opere, “circa 4mila”. “Se le medaglie fossero arrivate – ha detto Bertazzini – sarebbero state catalogate”. C’è una frase interessante di Bertazzini, da valutare magari con quanto sostenuto da Sgarbi e da Sacchi Tommasi: “Le opere non catalogate sono di valore nullo”.
Altro dettaglio: l’imputato non era l’unico ad avere accesso alle opere – “Tutte le stanze sono di libero accesso”, ha spiegato ancora Bertazzini – e non era l’unico dipendente a poter accedere alle opere né era l’unico collaboratore che si occupava di “scaricare” l’auto di Sgarbi quando arrivava di notte.
Rimane però la questione eBay. Nella prossima udienza, oltre (forse) ai chiarimenti che potrà offrire Sgarbi – anche in merito alla presenza di una denuncia di furto per le medaglie – si dovrebbe capire come gli inquirenti siano riusciti ad individuare l’ex custode come presunto autore del presunto furto, passando proprio per quell’inserzione sul sito di aste.
Grazie per aver letto questo articolo...
Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.
OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:
Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com