È una Ferrara “naturalmente resistente”, per dirla con le parole dei manifestanti, quella che ha attraversato in corteo la città, il 25 aprile.
Quasi un migliaio di persone, fra cui tantissimi studenti, hanno cantato cori di lotta con passione e sventolato le bandiere dell'Italia, di Palestina, Libano e Iran
Decine di chiamate nel giro di poche ore: è stata una mattinata particolarmente intensa quella di sabato 25 aprile per i vigili del fuoco, alle prese con numerose segnalazioni di sciami di api tra città e provincia di Ferrara
Le crudeli violenze dei nazifascisti, i milioni di cittadini uccisi nei campi di concentramento e le atrocità di quegli anni, "crimini indelebili nella memoria collettiva che non devono essere dimenticati né perdonati". È il monito che da piazza Trento Trieste, durante le celebrazioni per l'81esimo anniversario della Liberazione, ha lanciato Roberto Cassoli, presidente Anpi Ferrara
Ferrara celebra la Festa della Liberazione tra memoria e attualità. Durante l'omelia del 25 aprile, l’arcivescovo Gian Carlo Perego ha richiamato il significato profondo della ricorrenza, legandolo alle tensioni del presente e al valore della memoria storica per la comunità
Carissimi amici miei e del dialetto ferrarese. Oggi vi propongo una pillola tratta da: “La Vciàda”. Si tratta di un’antica tradizione agreste ferrarese, ma pure di tante altre zone della pianura Padana dalla quale gli americani hanno tratto furbescamente “Dolcetto o Scherzetto”.
I nostri avi, in gruppo, nel periodo della Vècia (la Befana) si recavano nelle case di paesani e recitavano, declamando antiche zirudèle ironiche: alcune contenenti corposi doppi sensi. Invece del dolcetto, cercavano di scroccare qualcosa di più corposo: salumi vari, polli, formaggi e vino.
Il filmato che vi propongo, tecnicamente non perfetto, fu girato in occasione di una rappresentazione teatrale voluta e realizzata da Antonietta Mazzanti, bravissima attrice storica della Straferrara, e dal compianto amico mio e del teatro e dialetto ferrarese: il grande Luciano Basaglia.
Proprio per ricordare Luciano, al Rivana Garden in via Pesci 181 a Ferrara, giovedì 6 dicembre alle 21, la direzione del centro del quale Basaglia era consigliere-collaboratore, insieme ad Antonietta Mazzanti, riproporrà “La Vciàda”. Chi ha voglia di circondarsi, per una sera, di antiche tradizioni in dialetto ferrarese, non può farsi sfuggire questa occasione.
AL CAVADÉNT
Largo che a gh’è al dutór Fracàsa
che di fèr al gh’n’à ‘na càsa.
A gh’ò i fèr par incapsulàr,
par cavàr dént cagnìn e masalàr.
Èl quél ad cióra ch’al vòl via?
A gh’ò un rampón da ferovìa!
Èl at cióta càl birbón?
A gh’ò la vanga o al picón.
Sóta, sóta, la mé vcióna
ché se a tir a pàr ch’a tróna.
Però mi a sént un rumór solèso
ché al pùza più d’un cèso!
Ècal chì al tò bèl dént
ché ‘at dava acsì turmént.
Par lavàrat la gargàta
to d’al sùgh ad brógna fàta,
e se a mal at sént ch’al tìra,
brìśa avér tanta paura,
zércam, viéni a cavàl, vién a pié:
mi t’am tróvi …int l’ustarié !
IL DENTISTA
Largo che c’è il dottor Fracassa,/ che di ferri ne ha una cassa./ Ho i ferri per incapsulare,/par levare i denti canini e mascellari./ È quello sopra che va levato via?/ Ho un rampone da ferrovia!/ È quello sotto quel birbone ?/ Ho la vanga o l piccone./ Sotto, sotto, la mia vecchiona/ che se tiro pare che tuoni./Però io sento un rumore sospetto/ che puzza più d’un cesso!/ Eccolo qui il tuo bel dente/che ti dava tanto tormento./ Per lavarti la gargozza /prendi del sugo di prugna stracotta,/ e se il male senti che continua,/non avere tanta paura,/cercami, vieni a cavallo, vieni a piedi:/ tu mi troverai…nell’osteria!
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