Cronaca
31 Ottobre 2018
Il legale del 'don' chiede di fermare la "gogna mediatica" e afferma: "Bruscagin fu l'unico a cercare di aiutare gli inquirenti"

Omicidio Branchi, il parroco ribalta le accuse e contrattacca: “Indagini carenti e lacunose”

di Ruggero Veronese | 2 min

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Una reazione che segue le ultime rivelazioni del legale della famiglia Branchi, Simone Bianchi, che in conferenza stampa ha rivelato il contenuto delle sue conversazioni private (ma registrate) con Bruscagin, nelle quali il parroco avrebbe rivelato dettagli mai emersi sulla morte del ragazzo e sui possibili responsabili. Proprio queste rivelazioni vengono definite oggi una “reiterata gogna mediatica” dall’avvocato Catozzi, che dal canto suo smentisce ogni collegamento tra il delitto Branchi e il proprio assistito, che “ribadisce di non aver mai ricevuto, fuori o dentro il confessionale, confidenze da testimoni diretti del fatto, tant’è che all’epoca non fu mai sentito come persona informata sui fatti. Il suo ricordo ora è quello di una persona di quasi 80 anni, ovviamente non più nitido come avrebbe potuto esserlo 30 anni fa”.

Catozzi motiva la scelta di Bruscagin di avvalersi della facoltà di non rispondere come “obbligata dalla mancanza di un quadro completo delle fonti di prova”, e suggerita proprio dal legale “onde evitare fraintendimenti che riteniamo vi siano stati nel corso delle indagini, sia quelle svolte nell’88, sia quelle del 1996, sia quelle attuali”. Per poi rigettare le responsabilità del fallimento dell’inchiesta su chi si occupò delle indagini: “Bruscagin ha parlato a lungo con gli inquirenti – afferma l’avvocato – e riferito tutto ciò che sapeva in merito all’atroce delitto del povero Willy. Spiace constatare che la famiglia individui in lui il colpevole del mancato ritrovamento dell’assassino, laddove, ai contrario, ciò e dipeso dalla carenza e dalla lacunosità delle indagini effettuate nel corso dei primi anni successivi al delitto”.

Il legale di Bruscagin conclude ‘ribaltando’ le accuse e descrivendo il parroco come “l’unico che ha cercato di aiutare le indagini” e afferma che “il suo rammarico più grande non è quello di essere processato”, ma “che queste indagini si stiano, purtroppo, arenando sulla sua persona in base a sospetti privi di fondamento e che così la ricerca della verità resti in secondo piano e sempre più lontana”.

Parole e concetti sostanzialmente opposti a quelli riferiti dalla famiglia Branchi e dal suo avvocato, che si riservano di leggere nel dettaglio le dichiarazioni di Bruscagin e preannunciano a Estense.com una replica nelle prossime ore.

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