Portomaggiore
26 Ottobre 2018
Sei persone portate in carcere dai carabinieri della Compagnia di Portomaggiore. Ritrovati in un casolare circa 600 vestiti e profumi dal valore di 150mila euro

Nelle campagne di Argenta una base di scambio di capi d’alta moda rubati

di Daniele Oppo | 3 min

Leggi anche

Portomaggiore, la presentazione dell’hub urbano

Mercoledì 18 marzo, nella sala consiliare della Residenza municipale, si è tenuto l'incontro pubblico per la presentazione dello studio di fattibilità per la costituzione dell'hub urbano di Portomaggiore

Argenta. Circa 600 capi d’abbigliamento di alta sartoria, lavorati a mano, alcuni dal valore di 1.500 euro,  e poi borsette e profumi di marca. La maggior parte provenienti da un furto commesso in una boutique di Udine nella notte tra il 23 e il 24 ottobre. Il tutto per un valore stimato di 150mila euro. È quanto i carabinieri del Norm di Portomaggiore e della stazione di Santa Maria Codifiume hanno trovato in un casolare abbandonato nelle campagne argentane, tra Consandolo e Santa Maria Codifiume, considerato una base logistica di scambio.

In carcere all’Arginone, in stato di fermo come indiziati per il reato di ricettazione aggravata, sono finite sei persone, tra le quali una donna (portata a Bologna), tutte di nazionalità romena, senza fissa dimora, incensurate e sconosciute in Italia. Si tratta di S.M., 35 anni; C.A., unica donna, 27 anni; F.P.A., 27 anni; M.M.C. 30 anni; M.T.S. 32 anni e D.I., 26 anni.

In loro possesso – oltre a 1.300 euro in contanti – sono state trovate anche due auto veloci, regolarmente detenute, nonché valigie pronte per rapidi spostamenti. Uno di loro, il 26enne D.I. – come è emerso dalle verifiche dei carabinieri – ha però dei precedenti specifici all’estero: arrestato in Svezia e denunciato in Belgio per furto e segnalato dall’Europol.  Ed è anche per questo che, come spiegato in conferenza stampa dal maggiore Marco Uguzzoni, comandante della compagnia dei carabinieri di Portomaggiore, “consente di dire che si muovevano anche ai fini di piazzare la merce all’estero” e lo potevano fare con una discreta libertà e sicurezza.

Quella delle campagne argentane era con molta probabilità una “base logistica di scambio”, spiega il maggiore e, come aggiunto dal maggiore Gabriele Porta, comandante del nucleo investigativo, “dopo una prima sosta per far calmare le acque, questa roba sarebbe stata rivenduta”.

Mercoledì 24 ottobre sono invece incappati in una pattuglia dei carabinieri della stazione Santa Maria Codifiume (guidata dal comandante Luigi Solito) c’è il  che ha individuato la loro auto, avente targa straniera e non conosciuta in zona. Per questo i militari, insospettiti, l’hanno seguita fino a giungere al casolare in campagna. Qui i sospetti si sono fatti più forti: i carabinieri, notando una porta aperta, si sono avvicinati scorgendo la presenza di un piede di porco e oggetti da scasso. Proseguendo nell’esplorazione, si sono imbattuti direttamente nei sei che stavano trafficando in una stanza con tutti i capi d’abbigliamento rubati: jeans, maglioni, abiti completi, ma anche borsette e poi i profumi. Nel frattempo erano stati allertati i colleghi, che sono intervenuti in forze e hanno poi proceduto con gli arresti e le perquisizioni del caso.

C’è voluta una notte intera poi per catalogare tutto il materiale ritrovato e cercare i legittimi proprietari degli abiti – molti con ancora il cartellino del prezzo attaccato, le confezioni originali  – e dei profumi di marca ritrovati, contattando tutte le compagnie dei carabinieri del nord Italia. La maggior parte, come detto, appartenevano a una boutique di alta moda di Udine, che ora potrà recuperare il maltolto.

Altri capi d’abbigliamento provenivano invece da altri furti. “Non si esclude che abbiano effettuato dei colpi anche nel territorio provinciale”, afferma ancora il maggiore Uguzzoni. Le indagini, d’altronde, solo solo iniziate, anche alla ricerca di eventuali complici.

Grazie per aver letto questo articolo...

Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.

 

OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:

Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com