dom 7 Ott 2018 - 1039 visite
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Criminalizzazione delle ong, Msf: “Vite umane diventate strumento politico”

La presidente di Medici Senza Frontiere: "Solidarietà sotto attacco, non troviamo un antidoto". Lerner: "Taxi del mare? Un'infamia". Fekete: "Semaforo verde per il razzismo"

Denigrare, osteggiare e criminalizzare le organizzazioni non governative impegnate per il salvataggio in mare dei migranti è diventata un’azione talmente radicale da essere contenuta in una vera e propria “ricetta del pasticcio“, proiettata con amara ironia da Medici Senza Frontiere in apertura dell’incontro “Attacco alla solidarietà” che sabato pomeriggio ha riempito il teatro Comunale in occasione del festival di Internazionale.

Cosa si prova a essere etichettati come “taxi del mare“, una definizione che dovrebbe essere “un marchio di infamia su chi l’ha proferito”, è la prima domanda che il giornalista Gad Lerner nelle vesti di moderatore rivolge a Claudia Lodesani, presidente di Msf, che rivela come “ci siamo stancati di essere quotidianamente sotto attacco, iniziato 18 mesi fa mettendo dubbi alla società civile con illazioni e fake news per smantellare il pezzo più ‘facile’ del percorso migratorio, chiudendo i porti e bloccando le operazioni di soccorso in mare”.

“La cosa che mi spaventa di più – ammette Lodesani – è che quando tocchi i diritti di una categoria tocchi i diritti di tutti. È pericoloso che lo spazio umanitario in Italia si sia chiudendo perché le vite umane sono diventate uno strumento per fare politica“. Un’affermazione talmente forte e veritiera da causare uno scroscio d’applausi.

Incalzata da Lerner sulla situazione attuale tra “raid squadristici, azioni giudiziarie, iniziative politiche, complotti finanziari sul trapianto di popolazioni”, pare azzeccato il collegamento tra persecuzioni analizzato da Liz Fekete dell’institute of race relations, secondo cui “stiamo tornando agli anni trenta: dal complotto dell’islamofobia all’ascesa dell’estrema destra, ci sentiamo dire che la nostra cultura è superiore a quella musulmana ma è l’ipocrisia usata anche dai fascisti. I centri di detenzione in Libia sono come campi di concentramento dove gli abusi sono all’ordine del giorno e chi offre aiuto viene accusato di traffico di esseri umani”.

Uno “spostamento della bussola morale” che secondo Fekete fa sì che “la società si senta legittimata a usare la violenza dal ministro Salvini che denigra le persone in base al colore della pelle e da leggi discriminatorie che la storia ci insegna essere un semaforo verde per il razzismo“. “Lo stesso governo dice che è in atto un genocidio del popolo italiano – aggiunge Lerner -, rovesciando in maniera subdola la realtà per presentare se stessi come vittime che reagiscono al cosiddetto business dell’immigrazione “.

Eppure “esiste il diritto della società civile e dei difensori dei diritti umani a compiere azioni di solidarietà, individuali o collettive” sottolinea Omer Fisher, Osce Office for Democratic Institutions and Human Rights, istituto sovrannazionale che vigila sul rispetto dei trattati e salvaguardia il “diritto a proteggere i diritti degli altri“, anche quando lo “scopo umanitario viene travisato” e quando “i tweet valgono più delle statistiche”.

La presidente di Msf vorrebbe anche “superare la distinzione tra migranti economici e rifugiati perché non è eticamente sostenibile” e “cancellare l’alibi morale secondo cui se accogli incentivi gli altri a venire” anche perché “la convenzione di Ginevra non pone limiti”.

Come uscire da questo “paradosso in cui le istituzioni accusano le ong di aver aiutato gli scafisti – domanda Lerner – quando sono le stesse istituzioni che per decenni hanno concesso il monopolio assoluto agli scafisti interrompendo i canali legali”? “Un antidoto non l’abbiamo ancora trovato – replica Lodesani -: in questo momento perdiamo su tutta la linea. Abbiamo perso donatori perché siamo stati diffamati ma è vero anche il contrario, c’è chi ha deciso di sostenerci ma più importante delle donazioni è diffondere messaggi controcorrente per rimettere l’umanità al centro. È una responsabilità di tutti dire che non siamo d’accordo con queste politiche”.

Una responsabilità assunta dall’operazione Mediterranea, intervenuta a chiusura dell’incontro per invitare il pubblico a “leggere questa flotta di navi nel mar Mediterraneo, il più grande cimitero a cielo aperto, come simbolo che non è ancora tutto perduto ed è giunto il momento di prendere parte alla storia attivamente” come ha fatto il sindaco di Riace, “da prendere come modello perché ha investito sul futuro”.

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