ven 21 Set 2018 - 1392 visite
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Festa in Pace: quando parlare di minoranze è una sfida al presente

Due giorni di dibattiti, eventi e spettacoli in piazza Municipale per promuovere cultura dell'integrazione: "Perché indignarsi da lontano non serve"

Saranno gli effetti del cortocircuito culturale in Italia e in Europa, ma in questo periodo organizzare un festival dedicato alla pace, al rispetto della diversità e all’integrazione significa anche sfidare un pezzo – non piccolo – di opinione pubblica. Se ne mostrano ben consapevoli le associazioni e gli enti che compongono la Rete per la Pace Ferrara, che insieme al Comune si preparano a dar vita alla prima ‘FEsta in pace’, due giorni in piazza Municipale tra gazebo, concerti, mostre e dibattiti che cercheranno di inquadrare da varie prospettive alcuni dei temi contemporanei più dibattuti – in primis quelli legati all’immigrazione e ai diritti delle minoranze – ma che allo stesso tempo meno trovano sempre meno supporto e approfondimento.

“Nonostante si chiami ‘Festa in pace’ in realtà si tratta di un’azione di lotta, anche se condotta pacificamente – è la sintesi di Don Domenico Bedin dell’associazione Viale K -. Non possiamo far finta che queste iniziative siano ritenute gioiose e indolori da tutti, perché in realtà si tratta di scelte che fanno arrabbiare una parte della società, soprattutto in un momento come questo in cui in Parlamento prevalgono posizioni completamente diverse. Quindi è una manifestazione pacifica ma anche di resistenza, per cercare di far riflettere la città sull’importanza di certi valori”. Un appello al ‘pacifismo militante’ raccolto da circa una cinquantina tra associazioni ed enti che hanno organizzato il festival, tra cui Emergency, Banca Etica, Agire Sociale, Cittadini del Mondo, Unicef, Cisv, Caritas, Fondazione Migrantes, Occhioaimedia, Arcigay e Arcilesbica, Camelot, Azione Cattolica, Cgil, Centro Donna Giustizia, Udi, Pax Christi, Unife, Comitato Acqua Pubblica, Lip Scuola, Orto Condiviso, Emmaus, le comunità pakistana e nigeriana di Ferrara, oltre al Comune che ha messo a disposizione gli spazi pubblici e la sala estense.

Proprio per conto del Comune sono gli assessori Chiara Sapigni e Massimo Maisto a confermare il proprio supporto all’iniziativa e allo spirito che la anima: “Sono d’accordo col ‘don’ sul fatto che non può essere un’iniziativa neutrale – afferma Maisto -. Mentre ci sono Comuni, come quello di Lodi, che impongono meccanismi impossibili per l’accesso al welfare per gli stranieri, altri come Ferrara fanno scelte diverse. Ma sappiamo bene che questi sono temi che dividono l’opinione pubblica: oggi parlare di zingari, nigeriani o di persone lgbt che scappano dalle persecuzioni nei paesi di origine è un atto di coraggio, visto che attualmente l’opinione pubblica va in un’altra direzione. Quindi condivido la scelta di scendere in piazza, perché non basta esprimere indignazione a distanza sui giornali, bisogna farsi vedere e far vedere quello in cui si crede”.

Il festival insomma rappresenta allo stesso tempo un’offerta e una sfida alla città, perché – come afferma Kelvin Jakob della comunità nigeriana – “vorremmo che anche i più scettici venissero a conoscerci, a parlare con noi e a iniziare uno scambio culturale con la nostra comunità. Qualcuno dice che chi è venuto qua non può riuscire a integrarsi, ma i nostri bambini vanno nelle scuole italiane, frequentano i figli degli italiani e sanno l’italiano meglio di noi. L’integrazione è il futuro della nostra società e dobbiamo riuscire ad aiutarci a vicenda”.

Tutti gli appuntamenti del festival si svolgeranno da venerdì mattina a sabato sera in piazza Municipale, dove saranno allestiti otto gazebo ‘tematici’ gestiti dalle diverse organizzazioni e associazioni, mentre alla sera sono previsti concerti e musica grazie all’allestimento di un palco all’aperto. A questo link potete trovare il programma completo degli eventi.

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