ven 14 Set 2018 - 2213 visite
Stampa

L’ex questore di Ferrara: “Col taser Aldrovandi sarebbe vivo”. La madre: “Mi ferisce”

In un'intervista Sbordone ha affermato che con la nuova arma in dotazione alla polizia il giovane non sarebbe morto. Patrizia Moretti: “Rifiuto il collegamento, Federico colpito mentre era a terra, immobilizzato”

L’ex questore di Ferrara, oggi a Regio Emilia, Antonio Sbordone

È come una ferita che ogni tanto qualcuno sente la necessità di riaprire, la morte violenta di Federico Aldrovandi. Questa volta il ‘compito’ se lo è assunto l’ex questore di Ferrara, Antonio Sbordone, oggi a Reggio Emilia, che in un’intervista sull’uso del taser ha detto il nuovo strumento in sperimentazione proprio nella sua questura avrebbe risparmiato la vita al giovane Federico.

“Guardi, so che l’argomento è delicato. Ma penso che sia un esempio giusto – le parole affidate da Sbordone al giornalista Saverio Migliari -. Io ho visto cosa è accaduto a Ferrara dopo il caso Aldrovandi, anche se non ero io il questore presente quell’anno. Questo ragazzo, se ci fosse stato il taser, sarebbe ancora vivo. Per fermare un giovane alto 1 metro e 90 agitatissimo hanno dovuto usare anche i manganelli”.

È un eufemismo, dalle sentenze è emerso che i quattro poliziotti usarono sì i manganelli su Aldro, arrivando a spezzarne due, ma quando era già a terra, immobilizzato. Ed è questo che forse più ferisce Patrizia Moretti, che da quel maledetto 25 settembre di 13 anni non ha mai smesso di combattere per ottenere giustizia e non solo nelle aule di tribunale: “Rifiuto il collegamento tra la giustificazione all’uso di questo strumento che fa del male, che uccide, al nome di Federico. Mi offende – dice Patrizia a Estense.com -. Non vedo il collegamento con il modo in cui è stato ucciso Federico: era già stato immobilizzato e loro gli sono stati sopra, lo hanno preso a calci nella testa e colpito quando era già a terra”.

“È un collegamento che mi ferisce”, continua la mamma di Aldro, che non può non notare come a riaprire la ferita sia “il primo questore che non ho conosciuto personalmente, con gli altri invece c’è sempre stata occasione di parlare”.

I suoi concetti non sono troppo dissimili da quelli espressi da Fabio Anselmo, avvocato della famiglia e di altri casi di persone morte quando erano affidate allo Stato: “Quello che dice Sbordone è importante perché ammette che Aldrovandi è morto a causa della violenza ingiusta ed eccessiva inflitta dai poliziotti, come emerge anche dalle sentenze. Tutto il resto – aggiunge il legale – è però opinabile: io sono contrario al taser, ma come con i manganelli ci sono dei codici di comportamento che impongono l’uso dei manganelli sulle gambe e lo vietano su altre parti, come il capo, come accaduto invece a Federico e a Gianluca Fanesi (il tifoso della Sambenedettese calcio finito in coma negli scontri che avvennero in una trasferta a Vicenza, ndr)”.

“Federico – prosegue Anselmo – è stato colpito con il manganello mentre era steso a terra che chiedeva aiuto. Invocare l’uso del taser è allora un po’ fuori luogo, è una questione di buon senso e di coscienza, non di taser”.

“Federico Aldrovandi è stato massacrato di botte da quattro poliziotti. Lo dicono le sentenze della giustizia italiana – afferma Giovanni Paglia di Liberi e Uguali – Ora ci tocca anche sentire l’attuale questore di Reggio Emilia affermare che se ci fosse stato il taser, sarebbe ancora vivo.
Finirà mai questa vergogna? – conclude Paglia – Tutta la nostra solidarietà alla famiglia di Federico”

Stampa
Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo. Leggi qui la Cookie e la Privacy Policy.

Chiudi