Ambulanti in piazza, “il mercato non può morire”
Sugli striscioni esposti dagli oltre sessanta operatori partecipanti si leggeva: “Lavorare è un diritto”, “350 lavoratori sospesi”, “Il mercato non può morire” e “Il mercato cuore della città”
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Il presidente Cidas, Daniele Bertarelli, con il giornalista di Estense.com Mauro Alvoni
Grandi numeri per grandi ambizioni. C’è l’ambizione di soddisfare i bisogni emergenti del territorio, di fornire nuove occasioni ai propri dipendenti, di affrontare le sfide del futuro con nuove forze. C’è tutto questo e molto altro nell’operazione di fusione per incorporazione di Camelot da parte di Cidas, un progetto che è partito da lontano, poi si è interrotto, e infine è stato ripreso con successo e portato a termine in scioltezza, quasi come conseguenza naturale fra due cooperative, operanti nel sociale e nei servizi alla persona, che da tempo si guardavano e dialogavano.
Ora la nuova Cidas, come sostiene il suo presidente Daniele Bertarelli, dopo il voto dell’assemblea straordinaria dei soci delle due cooperative ha 90 giorni di tempo per il disbrigo delle pratiche burocratiche e tecniche, ma si tratta di pura formalità.
Ci spieghi però, Bertarelli, in che modo è nata e si è sviluppata l’idea di ‘fondere’ queste due realtà.
“Tutto è partito nel 2014, ma all’epoca non si trovarono le condizioni giuste. Il progetto iniziale riguardava più soggetti della cooperazione sociale e non andò in porto. In seguito, nel 2017, il progetto venne ripreso assieme a Legacoop: riducendo a due gli interlocutori si sono verificate compatibilità più forti rispetto al 2014. Fra l’altro Camelot, nel frattempo, si era sviluppata molto, quindi è stato un ragionamento praticamente alla pari”.
Il processo di fusione non avrà ripercussioni sui lavoratori? Può rassicurarci su questo?
“I lavoratori vengono mantenuti tutti. Ora sono complessivamente 1518 dipendenti, di cui 1102 soci. La legittima aspirazione è quella di dare anche più opportunità a chi intende cambiare incarico o mansione. Ora fra l’altro potremo fare cose che che prima, singolarmente, non eravamo in grado di fare, cioé implementare comparti non sufficientemente presidiati”.
Può specificare meglio? Le vocazioni delle due cooperative verranno mantenute?
“Assolutamente. Cidas erogherà gli stessi servizi che erogava singolarmente, aggiungendo quelli di Camelot. Ma ci potremo addentrare anche in comparti dove attualmente non siamo, come l’ambito sanitario. Penso a servizi a metà tra ricoveri ospedalieri e nelle nostre strutture. Più precisamente a ospedali di comunità che possono integrare la rete del sistema sanitario”.
Con la fusione la cooperativa ha assunto una dimensione in linea con le più grandi cooperative regionali del settore?
“Certo, in questo modo ci siamo messi al passo. Di fatto ora abbiamo una gamma di servizi molto ampia, così come viene ampliata l’estensione territoriale: oltre che a Ferrara, infatti, Cidas era presente a Bergamo, Bologna, Padova, Parma, Piacenza, Rovigo e Trieste, alle quali si aggiungono i territori in cui era presente Camelot, cioé Ravenna e Imola”.
Prima di procedere alla fusione è stata compiuta un’analisi di mercato?
“E’ stata fatta un’analisi di contesto, che ci portava a dire che i nostri servizi stavano subendo una lenta contrazione. Da qui l’esigenza di trasformarci in una cooperativa più innovativa, quindi la fusione per incorporazione di Camelot è stata l’occasione per attualizzarla. In questo modo saremo in grado di erogare servizi sempre più aderenti al welfare che sta cambiando e a soddisfare i bisogni emergenti del territorio”.
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