Lettere al Direttore
25 Luglio 2018

L’omelia di Mons. Perego per la scomparsa di don Gian Paolo Garani

di Ruggero Veronese | 3 min

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Cari Presbiteri, cari fratelli e sorelle, siamo riuniti, insieme ai familiari, per salutare e accompagnare alla casa del Padre  il nostro fratello presbitero Gian Paolo. Come una tenda – come ci ha ricordato la pagina ai Corinzi di S. Paolo – anche per la vita di don Gian Paolo è giunto il momento di essere smontata per continuare il cammino fino alla casa del Padre, “un’abitazione, una dimora non costruita da mani d’uomo, eterna, nei cieli”. Il tempo della morte di una persona cara, come lo era don Gian Paolo per tanti di noi, è il tempo in cui il Signore  ci invita ad aumentare la nostra fiducia e la nostra fede in Lui, Creatore e Padre.

Il tempo della morte di una persona di fede, come lo è stato don Gian Paolo, è il tempo della ricompensa per un lavoro pastorale appassionato e intenso. Don Gian Paolo è diventato sacerdote nel 1965, uno dei primi presbiteri ordinatiormai al temine di un Concilio, che avrebbe rinnovato radicalmente la vita delle nostre comunità cristiane. Runco, dal 1966 al 1980 sarà la prima comunità parrocchiale a Lui affidata dal vescovo Mosconi, per passare poi come parroco di S. Egidio e Rettore del Santuario B. V. dell’Annunciazione nel Poggetto (dal 1980 al 2009) e Parroco di Gaibanella, dal 1998 al 1999. E infine, il ritiro alla “Casa Betlem per chi soffre”, dove nel silenzio e nella preghiera ha concluso il suo ministero presbiterale di oltre cinquant’anni.

A queste comunità, prima del forzato ritiro per ragioni gravi di salute, don Gian Paolo ha dato il suo cuore, la sua vita, con la pazienza, la tenerezza, la cura e la compassione  del Buon Pastore. Nelle comunità di Runco, di S. Egidio e di Gaibanella don Gian Paolo ha maturato un’esperienza presbiterale di cura pastorale illuminata dalle beatitudini evangeliche, che abbiamo riascoltato nella pagina evangelica di Matteo. Infatti, Don Gian Paolo è stato povero tra i poveri della sua comunità, ha offerto al Signore la sua sofferenza, è stato un uomo di pace e di comunione, ha profuso nel sacramento della Riconciliazione  la misericordia di Dio, ha saputo offrire al Signore anche ingiustizie e offese, ha regalato i frutti più belli di una capacità manuale e artistica che ha avuto al centro la testimonianza popolare più bella del mistero dell’Incarnazione: il presepe. I tuoi presepi non li dimenticheranno mai i tuoi parrocchiani, caro don Gian Paolo, perché oltre che della capacità artistica erano il segno di una fede semplice, francescana che trovava nella vita originale del presepe il luogo migliore per esprimersi e per essere condivisa con gli altri.

Caro don Gian Paolo, per questa tua testimonianza e vita di fede, speranza e carità siamo certi che oggi  riceverai dal Signore la tua ricompensa di Servo, buono e fedele. Nell’incontro con il Padre ti accompagna Maria, che nel Santuario dell’Annunciazione al Poggetto ha visto la tua devozione filiale unita alla cura amorevole del luogo sacro per molti anni. Da oggi, caro don Gian Paolo, oltre a godere della tenerezza di Maria, partecipi alla comunione dei santi. Dal cielo guarda a noi, a questo tuo presbiterio, a questa Chiesa di Ferrara-Comacchio, perché continui il suo cammino di fede e di testimonianza cristiana.

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