Cronaca
24 Luglio 2018
L'importante 'snellimento' del processo coinvolge anche il governatore di Bankitalia, il cui esame era richiesto dalle difese

Processo Carife: Visco escluso dai testimoni, ma c’è l’ex ministro Saccomanni

di Ruggero Veronese | 3 min

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Parola d’ordine: ottimizzare i tempi e potare i rami superflui. Potremmo riassumere così l’intera fase iniziale del processo Carife, che riprenderà il 19 settembre quando il tribunale inizierà ad ascoltare i primi testimoni della procura.

Di fronte a una sconfinata lista di testi delle varie parti – che comprendeva su richiesta delle difese anche tutti i 2.200 risparmiatori ‘azzerati’ dal decreto Salva-Banche – i giudici hanno infatti operato una scelta netta, sollecitando gli avvocati di imputati e parti civili a selezionare e chiamare in aula solo chi avrà nuovi elementi da portare all’attenzione. In sostanza il tribunale ha voluto evitare il rischio di dover ascoltare migliaia di racconti pressoché analoghi dei singoli risparmiatori, chiedendo ai loro legali di ‘accorpare’ le vicende più simili attraverso le testimonianze dei casi più esemplari.

La ‘potatura’ dei testimoni non riguarda solo le parti civili, ma anche gli altri 120 testi chiamati in aula dalle varie parti. A saltare durante l’ultima udienza è il nome del ‘vip’ forse più atteso: quello del governatore di Bankitalia Ignazio Visco, che era già in carica nel luglio del 2015 quando l’assemblea di Carife deliberò l’aumento di capitale da 300 milioni di euro da parte del Fondo Interbancario di Tutela Depositi. Un’operazione che aveva ricevuto l’ok da Palazzo Koch ma fu bloccata dalla Commissione Europea, che bollò l’operazione come aiuto di stato. La testimonianza di Visco era stata richiesta dalle difese di alcuni imputati affinché spiegasse al tribunale con quali motivazioni e attraverso quali passaggi Bankitalia aveva dato il suo benestare all’intervento del Fidt.

Nonostante l’assenza di Visco, Bankitalia verrà rappresentata da un altro nome di fama nazionale: si tratta di Fabrizio Saccomanni, ministro dell’economia durante il governo Letta ma soprattutto direttore generale di Bankitalia dal 2006 al 2013, quindi durante il periodo dell’aumento di capitale del 2012 e del rilascio dei titoli poi ‘azzerati’ quattro anni dopo dal decreto del governo Renzi. Insieme ad altri tre funzionari di Bankitalia (Stefano De Fois, Carlo Di Salvo e Stefano Mieli), Saccomanni è stato chiamato come testimone dalla procura per far luce su quanto avvenuto sei anni fa e sulle procedure di controllo e vigilanza che furono messe in atto: l’ipotesi è che i prospetti informativi prodotti da Carife e inviati a Consob e Bankitalia contenessero cifre, stime e percentuali non attinenti alla vera situazione patrimoniale di Carife.

Lo ‘snellimento’ operato nell’ultima udienza ha a che fare anche con gli imputati, che da 12 scendono a 11, ma in questo caso per cause di forza maggiore: il rappresentante legale di Banca Valsabbina Ezio Soardi non è processabile e per lui è stato disposto il non luogo a procedere. Una perizia medica ha infatti messo nero su bianco la sua incapacità di poter sostenere il processo per gravi motivazioni di salute.

Una volta chiarito tutti i dubbi e risposto alle varie istanze, il tribunale ha calendarizzato le prossime fasi – le prime del dibattimento vero e proprio – del processo, che a metà settembre riprenderà con l’esame di quattro testimoni della procura: l’ex colonnello della guardia di finanza di Ferrara Sergio Lancerin, l’ex commissario liquidatore di Carife Antonio Blandini, il consulente tecnico della procura Carlo Mascellani e il maresciallo Buccheri dei carabinieri di Ferrara che si è occupato dell’acquisizione dei dati informatici. Il lunedì successivo, 26 settembre, si passerà all’esame dei testimoni della prima parte civile, Bankitalia, e in aula compariranno Saccomanni, De Fois, Di Salco e Mieli.

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