Una “fabbrica” lunga quattro anni per il Castello Estense. Ma l’Incendio di Capodanno è salvo
Partono i lavori da 11,6 milioni di euro fino ad agosto 2030: quattro fasi per intervenire su tutte le ali senza fermare visite ed eventi
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Nell’ambito dei controlli previsti dalla normativa per il monitoraggio della legionella, l’indagine sta proseguendo anche negli impianti idrici delle palestre comunali, attraverso campionamenti finalizzati a rilevare l’eventuale presenza del batterio
Niente amministratore nominato dal Tribunale per il Grattacielo di Ferrara. Almeno per ora. La scelta reste nelle mani dei condomini, che dovranno tornare a riunirsi
Emergency sarà presente anche nel Ferrarese in occasione della Giornata nazionale del Dono con i "Cantucci di Pace", iniziativa di raccolta fondi a sostegno dei progetti per la salute materno-infantile in Gaza, Sudan e Afghanistan
Prenderanno il via, lunedì 5 ottobre i lavori, programmati dal Comune di Ferrara, per il rifacimento di un tratto della pavimentazione stradale in via Coperta
Terraviva contro Terraviva, mentre il Comune si prepara alla battaglia legale. È uno scontro ‘fratricida’ quello che si sta consumando nell’oasi naturale di via dell’Erbe, all’interno delle mura estensi. Dopo mesi di silenzio dalla notizia dello sfratto da parte del Comune dell’associazione Nuova Terraviva, la cui concessione era scaduta nel 2014 e prorogata fino a fine 2017, i membri della ‘vecchia guardia’ (in gran parte soci fondatori) prendono infatti parola per attaccare l’attuale gestione dello spazio verde, responsabile a loro avviso di averne trascurato o abbandonato le attività sociali. E di conseguenza schierandosi dalla parte del Comune per quanto riguarda la causa per lo sfratto: “È prioritario, nell’interesse della città e dei suoi cittadini – scrivono in una lettera aperta -, che l’area sia di nuovo resa disponibile alla collettività tramite un bando pubblico”.
Un appello che rappresenta un vero paradosso, se si pensa alle reazioni provocate nei mesi scorsi dalla notizia dello sfratto di Terraviva. Che sollevò l’indignazione di migliaia cittadini (oltre ad attacchi politici come quello di Paola Peruffo), preoccupati proprio del rischio di perdere quelle attività sociali – come gli orti condivisi o i laboratori artistici – che negli anni hanno reso l’oasi un luogo molto frequentato e apprezzato dalla città. Ciò che oggi affermano i soci fondatori, “per portare chiarezza in merito alla situazione”, è che questi allarmi non sono giustificati perché buona parte di quelle attività sono già state interrotte da tempo, almeno dal momento della loro uscita dall’associazione nell’inverno del 2017, un anno e mezzo fa. E che quindi l’unico modo per riportare l’oasi alle sue attività originarie passerebbe proprio per lo sfratto di Nuova Terraviva.
I dieci firmatari della lettera aperta si presentano come un gruppo qualificato composto da coloro “che nell’arco di oltre 10 anni hanno progettato e realizzato i giochi dei bambini, il Giardino dei Frutti Antichi e le principali strutture tutt’ora presenti sull’area di Nuova Terraviva e i docenti dei vari corsi artistici e manuali”. La convinzione degli ex soci di Nuova Terraviva è che “sia preoccupante lo stato attuale dell’area, l’espulsione di cittadini che coltivavano gli orti condivisi e soprattutto l’incertezza del suo destino futuro. Un futuro bloccato da un contenzioso legale tra il Comune e gli attuali occupanti nell’ambito di una convenzione scaduta nel 2014 e prorogata fino al termine massimo di novembre 2017, a fronte delle notevoli potenzialità di uno spazio di elevato valore agricolo-ambientale all’interno delle mura cittadine”. Solo dopo che lo spazio tornerà a essere disponibile a nuove concessioni per i firmatari sarà possibile “un rilancio finalizzato alla sua piena fruibilità e valorizzazione attraverso collaborazioni e interventi innovativi”.
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