ven 13 Lug 2018 - 790 visite
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Affidamenti dei minori: “È l’extrema ratio”. Ma il M5S parte all’attacco

Anche un gruppo di genitori con i loro legali alla commissione sulle procedure dei servizi sociali: "Una lezione teorica, non si è parlato dei casi concreti"

Come funzionano gli affidamenti dei minori a Ferrara? La domanda non sorge dal nulla, ma scaturisce dal numero crescente di iniziative, appelli e cause giudiziarie partite da diverse famiglie ferraresi e dirette contro l’Asp di Ferrara, come quella raccontata una settimana fa su queste pagine. È per questo che è stata richiesta da più parti politiche una commissione ad hoc proprio per fare chiarezza sulla situazione dei bambini in affidamento, sottratti a uno o a entrambi i genitori e affidati ad altri familiari o ad istituti, a cui ha partecipato anche un gruppo di genitori che chiedono di riottenere gli affidamenti, insieme ai loro avvocati.

Buona parte dell’incontro è dedicato alle spiegazioni tecniche delle dirigenti dei servizi sociali Paola Carrozza (direttrice del dipartimento di salute mentale e dipendenze patologiche Ausl), Angela Mambelli (responsabile servizio sociale minori Asp), Elena Buccoliero (ufficio diritti dei minori del Comune di Ferrara) e Maria Luisa Andrighetti (unità operativa neuropsichiatria infantile Ausl). Che spiegano attraverso una serie di slide dati, regolamenti, e principi che regolano l’affidamento dei minori, che assicurano essere “sempre l’extrema ratio: l’obiettivo non è collocare i bambini fuori dalle famiglie, ma risanare i rapporti problematici all’interno dei loro nuclei”.

Su 17.721 minorenni presenti in provincia, quelli seguiti dall’Asp sono 1.523, di cui 950 su richiesta dei genitori e 583 su iniziativa spontanea dell’ente. Tra questi ultimi, 58 sono dati in affidamento fuori dal loro nucleo familiare: 23 in comunità (di cui 5 con la madre) e 35 affidati a famiglie (12 a propri parenti). Se l’Asp si attiva di propria iniziativa è in seguito a segnalazioni che possono giungere da scuole, forze dell’ordine, assistenti sociali, servizi sanitari e cittadini privati. Nel 2017 ne sono giunte 130, 16 delle quali si sono concretizzate in ricollocazioni dei minori e sei di queste sono avvenute attraverso l’articolo 403 del codice civile, che in casi di estrema urgenza (come i maltrattamenti o le situazioni di tossicodipendenza dei genitori) dà ai servizi sociali la facoltà di prendere in carico il minore prima di ricevere la conferma del tribunale. Secondo Buccoliero, l’obiettivo dell’Asp è quello di ricongiungere i bambini e le loro famiglie entro due anni dall’affidamento, periodo dopo il quale può diventare complicato ripristinare le relazioni e gli affetti. Ma Carrozza puntualizza che “il recupero delle capacità genitoriali non è né scontato né veloce. Cambiare l’assetto emotivo di persone che hanno avuto problemi per 30 anni non è facile, e non sempre riusciamo a ricreare le condizioni”.

Principi e linee guida che raccolgono il consenso di buona parte dei consiglieri comunali presenti ma che non convincono il Movimento 5 Stelle, che già nel 2017 portò al Senato un’interrogazione dalla quale emergerebbero diversi punti interrogativi sull’Asp di Ferrara (in particolare relativi al caso di una madre vittima di violenza domestica da parte del marito, ma coi figli affidati alla suocera). La consigliera Ilaria Morghen ha depositato nei giorni scorsi anche un’interrogazione comunale in cui ipotizza anche l’incompatibilità di Buccoliero come dirigente dell’ufficio minori, visto che ricopre anche l’incarico di giudice onorario al tribunale dei minori di Bologna. Il discorso viene però interrotto dal presidente della commissione Alberto Bova, secondo cui “se c’è un’incompatibilità, un avvocato delle parti lo farà presente in un procedimento”. La questione, insomma, è materia per i tribunali e non per le commissioni consiliari.

L’altra principale perplessità sollevata dai pentastellati è su come le linee guida spiegate dalle dirigenti si traducano in pratica. Dario Maresca (Pd) chiede infatti fino a che punto possa arrivare la “discrezionalità dell’operatore sociale” nello stabilire quali situazioni familiari sono ricomponibili dall’interno e per quali è necessario l’affidamento esterno. Secondo Mambelli “l’operatore non agisce a livello individuale ma all’interno di un servizio insieme al coordinatore e al responsabile. È vero che quando si applica l’articolo 403 sono i servizi sociali ad assumere la decisione, ma questa deve essere confermata dal tribunale dei minori e in tutti questi anni non ho mai visto una revoca”. Una risposta che però per Ilaria Morghen non elimina la questione della discrezionalità del provvedimento e che convince ancora meno i due avvocati delle famiglie presenti in sala: “È stata solo una semplice lezione sul funzionamento e i principi dei servizi sociali, ma non si sono toccati i casi concreti”. Il dibattito in commissione si chiude, ma non è detto che non continui in altre sedi.

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