gio 12 Lug 2018 - 1803 visite
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I rifiuti abbandonati e il ‘paradosso della differenziata’

Ferri: "Differenziata all'85%". Ma Rendine contesta il dato: "Nessuno ha la minima idea della percentuale"

È possibile calcolare il livello di raccolta differenziata a Ferrara? Secondo i dati ufficiali forniti da Hera all’Amministrazione comunale, sì: è pari all’87%, dato che collocherebbe la città estense addirittura al primo posto in Italia tra le città con più di 100mila abitanti. Ma per il consigliere di opposizione Francesco Rendine (gruppo Gol), quella cifra rispecchia tutt’altro: “Indica semplicemente quanto restano inutilizzati i cassonetti a calotta, ma in realtà nessuno ha la minima idea di quanta differenziata venga raccolta a Ferrara”.

La polemica scaturisce da un’interpellanza dello stesso Rendine sul tema dell’abbandono dei rifiuti: secondo il consigliere a causa dell’introduzione dei cassonetti a calotta è infatti aumentata in maniera preoccupante l’abitudine di lasciare l’immondizia indifferenziata in fossi, parchi, ai margini delle strade e lungo le campagne. Nel chiudere l’interpellanza Rendine chiede all’Amministrazione “in che modo intende punirsi per il degrado che ha creato alla città per aver imposto la Carta Smeraldo” e “se intende smettere di seguire con ottusità un progetto che sta riducendo la città e le sue aree verdi a una gigantesca discarica”.

Il consigliere Francesco Rendine e l’assessore Caterina Ferri

A replicare a Rendine è l’assessore all’ambiente Caterina Ferri, secondo cui con il nuovo sistema “nel giro di pochi mesi si è passati a livelli di eccellenza”, e per la precisione dal 56% all’87% di raccolta differenziata. “Sono quindi i risultati stessi – afferma l’assessore – a dimostrare che i ferraresi non avrebbero raggiunto gli stessi risultati senza l’introduzione del nuovo modello di conferimento”. Ferri tocca anche la questione degli abbandoni ed elenca una serie di azioni messe in atto per fronteggiare il fenomeno, dal potenziamento dei servizi di raccolta all’ampliamento degli orari di apertura delle isole ecologiche. “Le criticità che ancora si riscontrano – afferma l’assessore – sono spesso riconducibili ad atteggiamenti di resistenza al cambiamento, ad abbandoni e a comportamenti non corretti di una minoranza di cittadini, più che a una carenza del servizio svolto”. E rispetto ai casi riportati da Rendine conclude che “occorre intervenire con maggiori controlli e con l’applicazione di misure sanzionatorie che scoraggino comportamenti decisamente scorretti e incivili”.

Ma è davvero possibile calcolare la quota di differenziata a Ferrara? La contestazione di Rendine all’assessore si basa su un fatto: i dati ufficiali di Hera rappresentano semplicemente la distribuzione tra i rifiuti presenti nei cassonetti a calotta e in quelli per la raccolta differenziata. Dando quindi per scontato il corretto utilizzo di tutti i servizi da parte degli utenti e senza tener conto di due fenomeni negativi ma sicuramente reali: l’abbandono della spazzatura e il conferimento di ogni genere di rifiuto nei cassonetti per la differenziata. In realtà per calcolare con più precisione la percentuale di raccolta differenziata bisognerebbe avere a disposizione altri fattori, come le quantità di rifiuti abbandonati, finiti nel cassonetto sbagliato o addirittura nei territori serviti da altri operatori (come può capitare soprattutto nelle zone ‘di confine’).

E infatti nel contestare l’assessore Rendine spinge il concetto a un paradossale ‘caso limite’, immaginando una situazione in cui “venissero chiusi a chiave tutti i cassonetti per l’indifferenziata”, con conseguente incremento dei rifiuti abbandonati. In quel caso, “non essendo presente nemmeno un rifiuto indifferenziato nei contenitori, l’assessore potrà pomposamente affermare che col nuovo sistema la raccolta differenziata ha raggiunto una percentuale del 100%”. Uno scenario non certo auspicabile ma che secondo il consigliere mostra i limiti del metodo di calcolo utilizzato da Hera.

In chiusura, Rendine critica anche ciò che riguarda le modalità per ottenere la Carta Smeraldo, visto che “non essendo specificato nel regolamento dove il cittadino dovrà ritirare le dotazioni, la società potrebbe fissare la sede centrale di Bologna o in una qualunque altra località del mondo”.

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