sab 9 Giu 2018 - 7795 visite
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Furti in casa e ricettazioni: la base operativa nel campo nomadi di Ferrara

Otto persone arrestate, sei per associazione a delinquere nell'operazione “Bonifica” dei carabinieri. Il comandante Desideri: «Dimostrata la forza dello Stato»

Dieci indagati – di cui otto in custodia cautelare in carcere e due a piede libero -, 37 capi d’imputazione contestati a vario titolo per 24 furti in abitazione, 10 ricettazioni, un attività di riciclaggio e due utilizzi indebiti di carte bancomat. A sei delle otto persone finite in carcere è contestata l’associazione a delinquere. È il risultato dell’operazione “Bonifica” messa a segno all’alba di venerdì 8 giugno dai carabinieri.

Da sinistra: il colonnello Marco De Martino, il comandante provinciale Andrea Desideri e il capitano Marco Angeli

E il nome scelto non è affatto casuale: il centro di tutto era, infatti, il campo nomadi di via delle Bonifiche a Ferrara. Lì c’erano i capi, da lì veniva organizzata tutta l’attività. «Ci siamo dovuti confrontare con un gruppo criminale che si era sedimentato e strutturato a Ferrara», afferma il colonnello Andrea Desideri, comandante della Compagnia dei Carabinieri di Ferrara, che ha spiegato i dettagli dell’operazione in conferenza stampa.

L’indagine era stata avvita nel settembre 2017, tutti gli elementi erano già in mano agli inquirenti fin da dicembre, ma ci è voluta pazienza e dedizione per arrivare a sgominare la banda, attendendo il momento più opportuno per coglierli di sorpresa e impedire loro di fuggire: l’operazione ha coinvolto oltre 70 carabinieri del Reparto Operativo provinciale e delle Compagnie di Portomaggiore, Copparo e Cento, con il supporto dei Comandi di Reggio Emilia e Valdagno (VI) nonché con l’intervento di personale del 5° Reggimento “Emilia Romagna”, del Nucleo Cinofili di Bologna e del Nucleo Elicotteri di Forlì. «Abbiamo dimostrato la forza dello Stato con un intervento tattico-militare», rimarca Desideri.

Gli indagati. In manette – su richiesta del pm Ciro Alberto Savino – con l’accusa di associazione a delinquere, sono finiti i fratelli Luciano Grisetti, 44 anni, considerato il capo dell’organizzazione e suo fratello Luca, 41 anni; Mario Suffrè, 39 anni, che aveva il compito di vendere la refurtiva ai compro oro; Nico Lucchesi, 26 anni; Ronny Ornato, 29 anni, autista della banda e Ivano di Rocco, 27 anni, anche lui con il compito di guidare le auto.  Gli altri due arrestati (ai quali non è contestata l’associazione) sono Claudio Ungarelli (48 anni), che era l’uomo per il riciclaggio e la ricettazione della refurtiva e Manuel Suffrè, anche lui dedito alle ricettazioni. Le denunce a piede libero hanno colpito invece E.G., 29 anni e M.D.M., 45 anni, unica donna, a cui viene contestato il reato di ricettazione.

Il campo nomadi di via Bonifiche base operativa. Sin dai primi accertamenti l’attenzione si è focalizzata su un gruppo di rom italiani, di origine Sinti, che gravitavano nel campo di via delle Bonifiche. L’attività ha permesso di accertare l’esistenza di una vera e propria associazione per delinquere, organizzata fino alla suddivisione dei singoli compiti: «I compiti venivano divisi, c’era anche chi era specializzato nello smurare le casseforti, uno era specializzato nel trovare i luoghi più nascosti in cui venivano custoditi i beni più preziosi – osserva Desideri -. Cambiavano spesso autovetture, soprattutto dopo che venivano controllate; cambiavano il cellulare, usavano messaggi criptati e la lingua sinti».

La mappa dei colpi effettuati dalla banda

La banda prediligeva le abitazioni isolate, poste in zone rurali della provincia di Ferrara ed in alcuni casi del modenese, colpendo nelle prime ore serali ed evitando le arterie principali dove ritenevano di poter incappare più facilmente in controlli da parte delle forze di polizia ed approfittando del buio e del fatto che le abitazioni fossero temporaneamente incustodite per motivi di lavoro o esigenze familiari. I raid predatori compiuti sono tutti accomunati dall’aver avuto come punto di partenza e di ritorno sempre il campo nomadi di via delle Bonifiche.

Colpite soprattutto le famiglie di anziani. «Prediligevano le abitazioni di persone anziane, in genere di più di 70 anni, in un caso la famiglia era composta da marito e moglie di oltre 80 anni», ha spiegato ancora il colonnello Desideri. «Venivano rubati soprattutto ricordi personali, ma anche qualche arma legalmente detenuta».

Le modalità di azione. Il modus operandi attuato è sempre stato il medesimo: dopo l’individuazione dell’abitazione da colpire, gli autori materiali del furto venivano scaricati vicino all’obiettivo dall’autista di turno, il quale si allontanava di qualche chilometro col veicolo fino a quando non veniva contattato telefonicamente ed invitato dai complici per provvedere al recupero. Le abitazioni colpite erano tutte momentaneamente incustodite: gli uomini della banda erano soliti effettuare delle verifiche, suonando al campanello, facendo finta di chiedere informazioni per non destare sospetti se qualcuno avesse risposto. Gli obiettivi si trovavano sempre in zone conosciute benissimo dagli associati attraverso mirati sopralluoghi preliminari. Gli inquirenti hanno appurato inoltre che molto spesso erano note anche le abitudini delle vittime e le loro caratteristiche (età, professione, ecc), per la maggior parte anziani e quindi soggetti vulnerabili. Il gruppo, ben organizzato per eseguire i colpi, era dotato di passamontagna, torce, frullini, piedi di porco, cacciaviti, guanti.

Ricettazione al compro oro. L’indagine ha permesso di riscontrare anche il canale di ricettazione dei preziosi, un compro oro di Occhiobello. Nel mese di dicembre del 2017, a seguito di un controllo effettuato proprio presso il compro oro, sono stati ritrovati e posti sotto sequestro alcuni preziosi d’oro ed un orologio (del valore di 300 euro circa) venduti dagli indagati e risultati provento di alcuni furti in abitazione. In merito all’indebito utilizzo di bancomat provento di furto, in un caso è stata prelevata la somma di 250 euro presso uno sportello bancomat a Pontelagoscuro, in un altro caso hanno effettuato un pagamento Pos di 80 euro per prelevare carburante presso il distributore IP di via Canapa a Ferrara. L’unico episodio in cui viene riscontrato il reato di riciclaggio è commesso da un esperto di computer del gruppo criminale, il quale effettua operazioni su un computer oggetto di un furto avvenuto a Cento nel novembre del 2017, al fine di ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa. Uno degli otto arrestati (Ornato) gravitava presso un campo nomadi in provincia di Reggio Emilia ma non si hanno riscontri di furti in quella provincia, a differenza di un furto operato dal gruppo a Finale Emilia.

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