Sab 26 Mag 2018 - 3731 visite
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Benvenuti nella Reno Valley

Tagliani: "Qui si sta progettando il futuro: occorrono nuovi modelli culturali e organizzativi"

Tagliani insieme ai programmatori della 22Hbg

Poggio Renatico. “La prima cosa che si nota è la distanza tra l’eccellenza delle imprese che stiamo visitando e l’approccio tradizionale col sistema imprenditoriale. C’è in primo luogo un vuoto di conoscenza verso queste realtà”. Non nasconde il proprio stupore il sindaco e presidente della Provincia di Ferrara Tiziano Tagliani al termine della visita guidata organizzata da Estense.com nella ‘Reno Valley’, il bacino imprenditoriale situato tra Poggio Renatico e Gallo che in questi anni si è affermato come polo dell’innovazione della provincia estense.

Anni in cui molte aziende hanno dovuto fare i conti con i danni del terremoto del 2012, ma che nonostante questo hanno saputo lanciare idee, prodotti e aumentare il proprio giro di affari. Da qui, lo spunto lanciato dalla nostra testata all’amministrazione pubblica: non parlare solo del passato (i danni del sisma) e del presente (la ricostruzione), ma anche del futuro. E c’è una fetta della provincia di Ferrara che ha saputo guardare incredibilmente avanti.

Parliamo di potenzialità nascoste perché le quattro aziende visitate da Tagliani – Niagara, Elenos, 22Hbg e Cpr System – pur essendo rinomate anche a livello internazionale nei propri settori, sono quasi sconosciute sul territorio estense. Ne risente così anche la loro possibilità di instaurare relazioni, collaborazioni e contatti diretti con le amministrazioni pubbliche, che di conseguenza rischiano di ritrovarsi all’oscuro delle necessità di un territorio industrializzato, in particolare quando si trova a fare i conti con le conseguenze di un evento come il sisma.

L’educational tour a cui partecipano Tagliani e i rappresentanti delle associazioni di categoria e del mondo cooperativo ferraresi parte dalla sede di Niagara, specializzata nel trattamento di rifiuti industriali e nella bonifica di acque inquinate. “Abbiamo l’impianto di trattamento delle acque più avanzato d’Italia, con un ciclo di pulizia che dura 220 ore – afferma il fondatore Mauro Carretta -. L’acqua che scarichiamo è più pulita di quella che incontra nel canale. Per trovare un altro impianto con queste caratteristiche bisogna andare in Francia”. Proprio per le sue caratteristiche, l’impianto Niagara non ha subito gravi danneggiamenti durante il terremoto, essendo stato costruito su quasi 200 pilastri di cemento armato profondi 18 metri.

“In questa zona la terra è molto friabile – spiega Carretta – e in un impianto come questo non possiamo permetterci nemmeno un minimo spostamento strutturale”. Il cruccio, per l’imprenditore, sta nel rapporto con comitati e vicini: “Tutti dicono che bisogna riciclare, trattare i rifiuti e le acque reflue, ma poi nessuno vuole gli impianti nella sua zona. Pensano che quando tiri l’acqua in bagno hai risolto il problema, invece lo hai solo messo in moto”.

Viene poi Cpr System, leader nazionale nel settore delle cassette e imballaggi per frutta e che ha scelto di lavorare in un ciclo ‘zero waste’, ovvero riciclando ogni genere di scarto e rifiuto nel processo produttivo. Il direttore generale Monica Artosi spiega il contributo che innovazione tecnologica e ricerca hanno dato all’azienda che guida. Ma ci sono anche dei freni, e non certo dal punto di vista imprenditoriale: “burocrazia e logistica sono dei paletti non trascurabili nello sviluppo del business in questi luoghi”.

Il primo imprenditore a parlare espressamente di ‘Reno Valley’ come polo produttivo ferrarese è stato Gianluca Busi, titolare insieme al padre Leonardo Busi del Gruppo Elenos e che durante l’incontro con Tagliani e imprenditori si concentra anche sul tema delle infrastrutture del territorio, che oltre a un completo risanamento dai danni del terremoto secondo Busi richiederebbero nuove opere – come un attracco per il trasporto fluviale sul Reno – in grado di attirare più imprese innovative nel poggese.

Il tour nella sede dell’Elenos rappresenta una sorpresa anche per l’amministrazione pubblica: pur essendo ai vertici mondiali nel settore dei trasmettitori per radio e televisione, il giro di affari in Italia del gruppo è marginale e quello sul territorio estense pressoché nullo: il mercato di penetrazione è infatti quello internazionale. Eppure il progetto presentato dai Busi a Tagliani è ambizioso anche sul piano locale: “Vogliamo riportare nella nostra città le eccellenze che sono scappate via. Ci sono almeno 20 ‘top player’ del settore digitale con meno di 35 anni che per trovare lavoro sono emigrati in altre nazioni e città: riuscire a fare rete e a costruire cultura aziendale in questo territorio ci può aiutare a farli tornare”. Un’idea che sembra non passare inosservata ai rappresentanti istituzionali e che potrebbe portare a sviluppi fino a ieri inaspettati.

Da questo punto di vista, Busi punta molto sulla 22Hbg, l’azienda digitale che cura applicazioni per smartphone e device di nuova generazione. I programmatori incontrati da Tagliani sono attualmente al lavoro per le applicazioni in lingua italiana dei nuovi assistenti domestici di Amazon e Google, oltre che sull’implementazione delle app per smartphone sui sistemi operativi delle automobili di nuova generazione.

“C’è una distanza tra gli enti tradizionali e queste nuove realtà – riconosce Tagliani al termine del tour -, quindi in questo momento la prima cosa da fare è ascoltare e lasciarci interpellare dalle loro necessità, che sono molto particolari rispetto a un sistema di approccio che ha vuoti culturali e schemi interpretativi che appartengono al passato. Qui si sta progettando il futuro e se vogliamo fare in modo che questa realtà diventi viva, vera, presente e in grado di consolidarsi sul territorio, bisogna che attrezziamo modelli culturali e organizzativi diversi da quelli con cui solitamente ci si relaziona”.

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