Confermata provvisoriamente la liberà vigilata e sentenza prevista per il 6 aprile per Anna Frighi, a processo per aver ucciso il padre accoltellandolo all’addome.
L’aggressione avvenne nel marzo dello scorso anno dopo una lite in casa, ma l’uomo – Gianfranco Frighi, 77 anni – morì due mesi dopo per le complicanze della ferita, nonostante all’inizio pareva fosse destinato a salvarsi. Fu la figlia, oggi a processo per omicidio aggravato, a dare l’allarme ai soccorritori.
Frighi – 43enne che soffre di problemi psichici, difesa dagli avvocati Giacomo Forlani e Sabina Rutigliano – è oggi ospite di una struttura specializzata e su di lei procura e tribunale (la Corte d’assise presieduta dal giudice Alessandro Rizzieri) hanno disposto una perizia psichiatrica, affidata al professor Renato Ariatti che è stato sentito in aula durante l’udienza di venerdì 16 marzo. L’esperto ha descritto lo stato di “sovraccarico emotivo in un soggetto fragile” della Frighi al momento dell’aggressione, che la portò a uno “scivolamento in una dimensione in cui il suo pensiero era fuori dalla realtà”, dove “ha visto nel gesto lesivo una sorta di uscita salvifica verso una sua idea di libertà”. Secondo il consulente all’origine di tutto, oltre a uno stato patologico, ci fu un “mix tra la difficoltà nell’assistere il padre, difficoltà lavorative e amorose non risolte”. Uno stato che, a detta del professore, sembra permanere tuttora nonostante i miglioramenti, tanto che potrebbe esserci il “rischio di altri momento di questo tipo”.
Il tribunale ha ammesso l’esame dei consulenti di parte per la prossima udienza, fissata per il 6 aprile, quando – salvo sorprese – dovrebbe arrivare anche la decisione della corte.
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