Nove mesi fa circa non riuscì nemmeno a impensierire Marco Fabbri, concedendogli un bis con poco sforzo per lo scranno da primo cittadino a Comacchio. Oggi Maura Tomasi può dirsi protagonista di primo piano in una storica vittoria del centrodestra e della Lega Nord a Ferrara.
L’avvocato comacchiese non solo si è ‘ripresa’ la città dei Trepponti a livello elettorale (53% dei voti) ma ha sconfitto in tutto e per tutto l’esperto Dario Franceschini – ministro uscente, esponente di spicco di quello che era, fino a ieri almeno, il più grande e organizzato partito d’Italia – in quella che doveva essere la sua roccaforte. E lo ha fatto umiliandolo politicamente, non lasciandogli neppure, usando una metafora calcistica, il gol della bandiera.
Più delle vittorie – anche queste nient’affatto scontate – di Emanuele Cestari nel collegio di Cento e Alberto Balboni (Fdi) nell’uninominale per il Senato, quella di Tomasi è la vittoria emblema di queste elezioni: perché Balboni aveva contro una candidata non propriamente del territorio (Sandra Zampa del Pd) in un collegio creato ad arte per mescolare un po’ le carte; perché Cestari era in un collegio in cui la Lega era forte, anche se non così tanto; perché Tomasi davanti aveva uno dei massimi dirigenti del Pd, un ministro in carica fino a pochi giorni fa, ma soprattutto aveva davanti un politico ferrarese di lungo corso, con una sua base elettorale che si pensava solida, seppure magari in difficoltà.
Invece Tomasi ha conquistato il fortino di Ferrara con il 39,66% dei voti, lasciando dietro Franceschini staccato praticamente di 10 punti percentuali (29,14%). Un risultato inaspettato non solo in sé, ma anche per le dimensioni che ha assunto: l’ex ministro ha perso in tutti i comuni del Ferrarese, capoluogo compreso, in alcuni in maniera talmente netta da essere sorpassato anche dal candidato del M5S, Marco Falciano, estremamente meno noto e con nessuna esperienza politica.
In provincia, analizzando comune per comune, l’unico risultato veramente in bilico è stato quello di Argenta, dove a separare la candidata del centrodestra da Franceschini è stata una manciata di voti. Ma Tomasi non è mai scesa sotto il 35%, toccando vette come il 54,1% di Goro e facendosi valere ovunque con percentuali sorprendenti.
Una vittoria del centrodestra, certamente, che grazie ai voti di Forza Italia e Fdi conquista il primato, ma sopratutto una vittoria della Lega Nord che è salita a un livello tale che nel collegio uninominale ferrarese per la Camera è il primo partito, seppure per soli nove-dieci voti (40.748 contro i 40.739 del M5S e 40.738 del Pd).
Nel capoluogo, che fra un anno vivrà con tutta probabilità una campagna elettorale rovente per le amministrative, il Carroccio è al 23,73%, meno di mille voti dietro il Pd che, tutto sommato, è riuscito a reggere arrivando al 25% dei consensi ma che vede erosa la sua base elettorale.
Poi ci sono gli altri risultati, a Cento e al Senato che suggellano una tornata elettorale travolgente.
Cento. Nel primo caso l’assessore di Bondeno Emanuele Cestari fa suo il collegio del ‘cratere’, ovvero quello dove insistono molte comunità pesantemente colpite dal sisma del 2012. Nel Ferrarese, a Cento città, Cestari prende il 43,69% dei voti; Vittorio Ferraresi (M5S) è fermo al 28,77, mentre Stefano Vaccari del Pd non va oltre il 21,72. Nella ‘sua’ Bondeno, Cestari sfiora il 50%, Vaccari non va male in assoluto (27,25%) ma non basta: il Pd e il centrosinistra qui non sono competitivi. Anche Poggio è terra di conquista per il candidato leghista (38,73%). Terre del Reno è suo con gran margine (46,04% contro il 25,43 di Ferraresi e il 23,15 di Vaccari), così come Vigarano Mainarda, dove il centrodestra unito mostra tutta la sua forza al Pd a breve distanza dalla sconfitta alle amministrative: 41,93% (con la Lega primo partito) e Vaccari che non va oltre il 25,33% (Ferraresi fa un po’ meglio col 27,23%).
Balboni. È vero che Alberto Balboni ha faticato di più, ma è anche l’unica candidatura non della Lega Nord tra quelle ferraresi e probabilmente sconta anche questo fatto. Non è forse un caso che qui il Pd mantiene, anche si di poco, la leadership tra i partiti (26,75%), mentre la Lega (comunque al 20,75%) insegue il M5S (26,61). Rimane Balboni che conquista per la prima volta l’uninominale, entrando in Parlamento da vincitore e non come migliore tra i perdenti, segno che la Lega ha spostato comunque l’asse verso destra e che il Pd paga la scelta di catapultare Sandra Zampa in terre che – politicamente – non l’hanno mai conosciuta e che già avevano dato segnali di insofferenza. E così, come Tomasi, anche Balboni ha portato a casa la vittoria in ogni comune ferrarese in cui era candidato, senza neppure faticare troppo.
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