mer 14 Feb 2018 - 842 visite
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Igor. Omicidio Verri, per Anselmo “non può essere un danno collaterale accettabile”

L'avvocato critica la posizione della procura: “I carabinieri sapevano che Feher era in zona, prove inconfutabili. È una morte che doveva essere evitata”

Francesca ed Emanuele Verr

Francesca ed Emanuele Verri

Servirà ancora del tempo per conoscere la decisione del giudice sulle indagini per la morte di Valerio Verri, ucciso da Norbert Feher, alias Igor il russo, durante un pattugliamento nel Mezzano effettuato insieme a Marco Ravaglia della polizia provinciale.

Il giudice per le indagini preliminari Carlo Negri si è infatti riservato al termine dell’udienza di martedì mattina, fissata dopo che l’avvocato Fabio Anselmo – legale dei figli di Verri, Emanuele e Francesca – aveva presentato opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dal pm Ciro Alberto Savino.

Per la famiglia, lo ricordiamo, la guardia ecologica l’8 aprile venne “mandata allo sbaraglio”, come normale controllo del territorio contro pescatori e cacciatori di frodo, mentre in realtà era noto che vi si potesse nascondere il pericoloso killer.

L’esposto sottolineava come il giorno dopo l’omicidio della guardia ecologica e il grave ferimento di Ravaglia, la Polizia provinciale sospese immediatamente ogni attività di controllo del Mezzano per garantire l’incolumità degli operatori. Ma, sempre secondo la famiglia Verri, si doveva fare di più e di doveva farlo prima: sospendere i controlli già dai giorni precedenti l’8 aprile, subito dopo l’omicidio di Davide Fabbri a Budrio, salvando così la vita di Verri.

In udienza per la procura c’era questa volta il pm Stefano Longhi. Tra le ragioni addotte riguardo l’omessa informativa a prefetto e questore da parte del comando provinciale dei Carabinieri, come riporta fuori dall’aula Anselmo, vi sarebbe stata la salvaguardia, nel bilanciamento degli opposti interessi in gioco, del segreto investigativo.

Di diversa opinione l’avvocato, che ha chiesto di poter vedere i tabulati raccolti durante le indagini per poter capire al meglio se l’8 aprile l’Arma fosse già attiva nella ricerca di Igor in quella porzione di territorio. “Questa è una morte che si doveva evitare – afferma Anselmo all’uscita dall’aula del gip -: agli atti ci sono già prove inconfutabili che mostrano come si pensasse che Igor fosse in questa zona. Già il 2 aprile venne fatto un rastrellamento, quindi già prima del 10 aprile, quando si perimetra la zona rossa, sapevano già che Igor poteva essere in quei luoghi. C’erano elementi sufficienti per sospendere il servizio di pattugliamento. La legge deve essere uguale per tutti e in questo caso la posizione di garanzia di Verri è stata violata”.

Tornando sui motivi di archiviazione della procura, Anselmo sostiene che quella visione “porterebbe a considerare l’uccisione di Valerio Verri come un danno collaterale accettabile. Francamente non credo che nel nostro ordinamento si possa permettere di considerare il diritto alla salute, alla vita ed alla integrità fisica come subalterno alle esigenze investigative. La legge è e deve essere uguale per tutti ed ogni cittadino deve essere considerato uguale di fronte ad essa, chiunque esso sia e qualsiasi ruolo ricopra. La morte di Valerio Verri, ritengo, si poteva e si doveva evitare”.

“Ho fiducia nel giudizio del giudice – afferma Emanuele Verri -, perché le parole dell’avvocato Anselmo sono frutto degli atti, è tutto nero su bianco, tutto quello che abbiamo sostenuto finora è realtà, quello che è successo a nostro padre si poteva evitare. Se tutti coloro che dovevano fare qualcosa l’avessero fatta, noi non saremmo qua oggi”.

Considerazioni più amare arrivano invece da Francesca Verri: “Se dovessero archiviare significherebbe che hanno ragione loro, che noi siamo stupidi e che tutto è stato fatto bene”.

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