Ostellato
20 Gennaio 2018
Il giudice ha nominato Bernardino Chiaia come perito, dovrà far luce sulle cause dell'incidente in cui morirono gli operai Fabrizio Veronese e Guglielmo Bellan

Un prof dal Politecnico di Torino per l’incidente di Valle Lepri

di Daniele Oppo | 1 min

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(archivio)

San Giovanni di Ostellato. Servirà un esperto d’eccezione per cercare di capire al meglio cosa causò il disastro alla chiusa di Valle Lepri, dove il 22 febbraio 2013 morirono gli operai Fabrizio Veronese e Guglielmo Bellan, inghiottiti dall’acqua.

Il giudice Carlo Negri ha infatti deciso di nominare un perito a cui verrà conferito l’incarico martedì 23 gennaio. Il nome è quello di Bernardino Chiaia, professore di Scienza delle Costruzioni presso la I^ Facoltà di Ingegneria del Politecnico di Torino.

Il suo lavoro servirà al giudice per capire cosa provocò la rottura della paratia che avrebbe dovuto mantenere l’area di lavoro all’asciutto e che invece cedette, permettendo all’acqua di affluire nella chiusa e travolgere i due operai.

Una spiegazione che non è semplice, come mostrano le diversissime posizioni dei vari consulenti tecnici nominati dalla procura e dalle difese – che nell’udienza venerdì si sono prestati per un confronto all’americana –  dei cinque imputati per omicidio colposo: tre tecnici Aipo, Ettore Alberani (delegato alla gestione dell’Idrovia ferrarese e responsabile unico del procedimento per la manutenzione), Bruno Droghetti (progettista e direttore dei lavori di manutenzione) e Vittorino Malagò (coordinatore della sicurezza); l’amministratrice della General Montaggi Industriali (Gmi) Maria Antonietta Strazzullo e il direttore tecnico del cantiere per la Gmi, Federico Tito.

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