ven 8 Dic 2017 - 2834 visite
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Via Rambaldi. Gli imputati raccontano la loro verità

Dedoni: “Mi additavano come se fossi una scimmia in gabbia. Con questo circo ci hanno rovinato la famiglia”. Cerasi: “Il gatto Poirot tornò la mattina dopo da mio marito, sta sicuramente meglio di me”

I coniugi Dedoni e Cerasi

Per lungo tempo hanno sentito ogni tipo di accusa nei loro confronti, questa volta sono stati loro a parlare e raccontare la loro versione della verità. Carlo Dedoni e la moglie Virginia Cerasi – imputati per le molestie nei confronti di due coppie di vicini rappresentante dall’avvocato Patrizia Micai – si sono sottoposti all’esame davanti al giudice Vartan Giacomelli.

La versione di Dedoni. Il primo a parlare è stato Dedoni – difeso dall’avvocato Gianluca Filippone – che ha negato ogni addebito, soprattutto in merito alle minacce, e ha ‘confessato’ di aver solo mostrato il sedere a una delle vicine perché “mi additavano come se fossi una scimmia in gabbia mentre tornavo a casa ad abbeverarmi dopo aver vangato. E non era la prima volta che sfottevano, così gli ho mostrato il sedere”. “Dopo tutto questo cinema – ha affermato Dedoni, riferendosi all’ampio clamore della vicenda – questa crociata, ci hanno rovinato la famiglia. Grazie a tutte queste denunce mio figlio mi è stato tolto, ha sempre studiato, ora è in Inghilterra, hanno coinvolto anche lui in questa storia”.

Risposte anche sull’allevamento – fatto chiudere – di volatili e conigli, costruito “dopo aver perso il lavoro dopo il terremoto” su un terreno accatastato come frutteto e di proprietà della moglie, in modo da poter dare al figlio “un pezzo di carne buona, un ovetto sano”, dopo gli scandali sulla ‘mucca pazza’ e l’aviaria. Poi sì, “tiravo il collo alle galline, come fanno la maggior parte degli agricoltori in Italia”.

Sulla musica – che per i vicini veniva appositamente messa ad alto volume per creare fastidi – Dedoni ha spiegato di ascoltarla “perché abituato a lavorare con una squadra” e, dopo aver perso il lavoro, “soffrivo la solitudine”.

Toccato anche un fatto già giudicato e non oggetto del processo, l’aggressione violentissima al signor Gian Roberto Luzi lo scorso marzo: “I carabinieri li chiamai io perché è lui che ha aggredito me, veniva davanti casa e mi picchiava con una cinta e mi dava pugni in testa. Ho patteggiato solo perché l’ha voluto l’avvocato”.

La versione di Cerasi. L’altra imputata, la moglie Virginia Cerasi (difesa dall’avvocato Riccardo Ziosi), è apparsa molto sicura e combattiva nelle risposte, date tutte senza mostrare incertezze. Ha sostanzialmente confermato la versione di Dedoni sull’allevamento (“non era abusivo e io l’ho consentito perché eravamo sposati”), osservando che nella via ce ne sono anche altri “ma solo i nostri polli davano fastidio”. Ha anche dato una spiegazione che appare piuttosto plausibile sul perché fosse venuta a conoscenza dello stato di salute delle sue vicine: aveva chiesto il fascicolo penale che la riguardava per una querela da loro sporta e lì, allegati, c’erano referti e diagnosi dei medici. Dunque nessun accesso improprio ai database di Ausl e Sant’Anna (dove lavora, ma ora è sospesa proprio a causa di queste vicende).

“A mia memoria i carabinieri sono venuti in casa per due volte, con uno spiegamento di forze che non hanno usato nemmeno per Igor”, ha detto l’imputata che ha parlato anche dell’ormai famoso gatto Poirot, che oggi sta in casa con lei: “Sta sicuramente meglio di me, è talmente denutrito che è grasso, il veterinario dice che deve calare”. E sul giorno in cui venne ‘salvato’ (o, molto più probabilmente, scappò dalla finestra), la signora Cerasi non risparmia una battuta tagliente: “È tornato la mattina dopo dal carnefice e maltrattatore di animali, mio marito”.

La testimonianza di Ilaria Morghen. Prima di loro è stata sentita come testimone anche Ilaria Morghen, intervenuta in qualità di consigliera comunale nella vicenda e in tale veste ascoltata dal giudice. Ha riferito dei numerosi atti compiuti – su input iniziale dell’Enpa – per cercare di porre rimedio alla situazione, coinvolgendo le autorità preposte con incontri e atti formali. Ha però riferito di non aver mai assistito direttamente, nei tre sopralluoghi effettuati direttamente, a comportamenti molesti da parte della coppia.

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