Cronaca
28 Settembre 2017
Un ex informatore farmaceutico era accusato di aver dichiarato il falso per ottenere il gratuito patrocinio in un altro processo: assolto dal giudice

Torna dall’Iran per dimostrare la sua innocenza

di Daniele Oppo | 2 min

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È tornato dall’Iran per dichiarare e provare la propria innocenza, scoppiando in lacrime una volta ottenuta l’assoluzione da parte del giudice.

È quanto accaduto a S.M., 52enne, iraniano, laureato in medicina che per qualche anno ha fatto l’informatore farmaceutico a Ferrara. Nel 2012 subì – venendo assolto anche in quel caso – un processo per minacce: stava difendendo la sua compagna da uno che la molestava di continuo. Per quel processo – visto il reddito molto basso – fece richiesta di gratuito patrocinio, ottenendolo. Lui, ormai sostanzialmente senza lavoro dal 2009, ritornò a casa in Iran proprio nei primi mesi del 2012. Sempre nello stesso anno l’Agenzia delle Entrate verificò che, in realtà, aveva redditi sufficienti per non essere ammesso al gratuito patrocinio: l’azienda farmaceutica per la quale aveva lavorato fino al 2008 gli aveva finalmente liquidato i 14mila euro di trattamento di fine rapporto. E doveva dichiararli anche se la documentazione fiscale in base alla quale aveva fatto l’istanza per il gratuito patrocinio era riferita all’anno precedente e anche se i soldi erano arrivati in un momento successivo alla domanda.

Per questo fatto viene inquisito e poi imputato per false dichiarazioni in un atto pubblico.

Il suo attuale avvocato – Emiliano Mancino – lo rintraccia in Iran e lui decide che deve ritornare a Ferrara a professare la sua innocenza. Così nell’udienza di mercoledì mattina si presenta in tribunale a Ferrara, sorprendendo tutti, davanti al giudice Luca Marini a cui spiega che non sapeva che avrebbe dovuto dichiarare di aver ricevuto il Tfr e che nessuno lo aveva avvisato.

La pubblica accusa ne chiede l’assoluzione, ma per mancanza di prove sufficienti a condannarlo, mentre il suo difensore dimostra che mancava proprio l’intenzione di ingannare il sistema giudiziario e fiscale, mancava qualsiasi volontà di dichiarare il falso: «Già dall’inizio del procedimento – spiega Mancino – eravamo convinti che non ci fossero i presupposti per il processo e per la condanna». Il giudice crede alla difesa: assolto perché il fatto non costituisce reato. E S.M., finalmente libero dal suo peso, scoppia in lacrime.

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