Dom 3 Set 2017 - 3072 visite
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Case agli stranieri, in consiglio nessuno votò contro

L'opposizione parlò di "discriminazione al contrario, verso gli italiani", ma alla fine si astenne

Era il 14 dicembre 2015. Il consiglio comunale di Ferrara, dopo una lunga discussione tra emendamenti e risoluzioni, votava il nuovo regolamento per l’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Quello che oggi è al centro del dibattito per la supposta invasione di stranieri nelle case popolari, per intenderci. Lunga discussione dicevamo, voto finale: 23 a favore, maggioranza del 100%.

Avete capito bene, maggioranza del 100%, nessun contrario. E no, le opposizioni non votarono a favore. Non votarono proprio, si astennero. C’erano cinque consiglieri in quei banchi, cinque furono i voti di astensione. E dato che in consiglio comunale astenersi non equivale a votare contro – perché il voto di astensione non entra nella conta dei voti che serve per stabilire la maggioranza – possiamo desumere che ai consiglieri d’opposizione, nonostante tutto, quel regolamento non facesse così schifo.

E lo possiamo desumere anche da un altro fattore: a quel dibattito parteciparono in modo animato, facendo richieste, propugnando la causa del “prima gli italiani, prima i ferraresi”. Al momento del voto non andarono via in segno di protesta, rimasero tutti lì, seduti. Semplicemente non pigiarono alcun bottone.

Tra loro ci fu chi parlò – come continua a fare oggi Matteo Fornasini – di un regolamento che applicava una “discriminazione al contrario, verso gli italiani”. Discriminazione verso gli italiani. C’è qualcosa di più odioso se state nella parte destra delle barricate politiche? Eppure tutti astenuti, da Forza Italia a Fdi, fino al M5S. Nessuno che abbia pensato di marcare il proprio dissenso verso un regolamento tanto sbagliato da essere discriminatorio verso i propri concittadini nell’unico modo che aveva affinché rimanesse una traccia: con un voto contrario.

Oggi invece smaniano per occupare le pagine dei giornali. Fanno i conti sulla graduatoria Erp redatta sulla base di quei criteri. Rivendicano di aver proposto al tempo punti premio per la “residenza storica”, attaccano l’amministrazione comunale perché è cieca davanti al dramma dei ferraresi in difficoltà. Ma quando il loro voto contava qualcosa – anche solo in maniera simbolica – hanno scelto la via del giudizio sospeso, né a favore né contro, né di qua né di là. Astenuti nell’unico luogo in cui il loro giudizio conta davvero, sui banchi del consiglio comunale, non sulle pagine dei giornali, non su Facebook.

Ma se andiamo a rivedere quel consiglio troviamo anche di meglio. Il M5S, ad esempio, che oggi ci dice che gli squilibri nelle assegnazioni «sono palesi» e che critica la mancata applicazione di un criterio di storicità della residenza, in quella seduta si espresse in maniera contraria all’emendamento presentato in tal senso da Fornasini: «Pensiamo – affermava Federico Balboni allora – che la ratio con cui sono stati equilibrati i punteggi per le assegnazioni vada incontro alla necessità di rispondere a un’emergenza e riteniamo che si possa manifestare sia in una persona che è arrivata qui oggi, un anno fa o 10 anni fa. Capiamo la posizione ma non riteniamo opportuno inserirla in questo regolamento».

Capendo il ragionamento di Fornasini ma comunque non condividendolo, arrivò un voto di astensione anche su quell’emendamento. Ancora un volta un non giudizio che, oggi che il vento è cambiato, fa scadere come se nulla fosse quell’affermazione di principio fatta due anni fa, un tempo definito oggi “preistoria” per permettersi una veloce via d’uscita: un comunicato firmato dal M5S ferrarese tutto intero ci insegna oggi che «Il criterio di residenza implica appartenenza alla comunità che non sempre coincide con la necessità abitativa» e, nell’emergenza abitativa, si chiede retoricamente «chi conviene scontentare, se chi appartiene a una comunità e ha contribuito a costruirla o altri soggetti». Cambia il vento, cambiano le teste al comando, cambiano le idee.

Più coerente è Forza Italia che mantiene sempre la stessa posizione. Ma riguardando quel dibattito e pensando alla storia degli spostamenti migratori in Italia viene da farsi qualche domanda. Fornasini ha spiegato più volte il concetto che «gli alloggi Erp devono essere assegnati primariamente agli italiani poi, se ne rimane, ce ne sarà per gli altri». In un passaggio si preoccupa del fatto che uno dei nuovi criteri introdotti dalla Regione – quello della residenza nel territorio da almeno tre anni per poter fare domanda – «potrebbe essere discriminatorio per un pugliese o un calabrese che è arrivato da qualche mese».

Oggi ci dice che Ferrara dovrebbe fare come la Regione Liguria: possibilità di domanda per gli stranieri solo se si è residenti da almeno 10 anni. Ed è bello pensare a come il tempo cambi le cose. Il suo “prima gli italiani, prima i ferraresi” assomiglia molto al “prima noi del Nord” richiesto a gran voce durante le migrazioni interne degli anni Cinquanta e Sessanta. Proprio in Liguria, a Genova, come racconta il libro di Nicola Candido “I migranti meridionali nel nord Italia”, vennero stabiliti criteri svantaggiosi per i ‘terroni’ nell’accesso alle case popolari, sul presupposto che essi ne occupassero la quasi totalità, quando in realtà era solo il 5%.

Nel libro “Senza attraversare le frontiere: Le migrazioni interne dall’Unità a oggi” dello storico Stefano Gallo, ci sono alcuni messaggi che i settentrionali poveri di allora mandavano ai loro amministratori, uno in particolare sembra adatto anche a questi tempi: «Mi sono rivolta anche alle case Fanfani, ma loro fanno le case secondo l’interesse dei meridionali, perché non vedono di sistemare coloro che hanno sempre abitato qui e si trovano in condizioni disperate».

Dallo stesso libro: «continuano a venire forestieri in dette case con facilità cioè meridionali o provenienti da altre località e noi qui del posto per niente». Residenzialità storica, discriminazione, prima noi. Non riecheggia nulla?

Astenetevi, sì. Ma dal portare avanti certe idee.

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