Sab 2 Set 2017 - 4082 visite
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La disperazione della Ferrara invisibile per un senzatetto

Dopo diversi tentativi, il clochard della stazione accoglie l'invito dell'associazione Viale K per essere ospitato nel dormitorio

Una storia a lieto fine per Vittorio, il senzatetto che usava come giaciglio i corridori di collegamento tra i binari della stazione di Ferrara. Da quando è stata disposta la chiusura notturna dell’atrio, i clochard hanno dovuto trovare altri rifugi disperati all’aperto. Affrontando il freddo pungente d’inverno, il caldo asfissiante d’estate.

Ci sono voluti diversi tentativi, visite e sforzi per convincerlo ad accettare l’aiuto offerto dall’associazione Viale K che attualmente lo ospita. Il direttore Raffaele Rinaldi è andato spesso a trovarlo in stazione nell’ultimo mese, porgendogli più volte la mano affinché Vittorio potesse avere un tetto sopra la testa, accolto nel dormitorio in via Modena che ora offre un ripario a circa 24 persone, su un centinaio di senzacasa ospitati da Viale K nelle sue 7 strutture.

“Vittorio non vuole aiuto. Lui dice così, ma io non ci credo. Anzi sì. Forse non vuole aiuto, vuole un mondo migliore” scrive Rinaldi sulla sua pagina facebook ‘La metafisica dello sterco’, il titolo del libro di prossima pubblicazione per svelare, attraverso le metaforiche Muse inquietanti, storie incredibili (nel senso di fuori dall’ordinario) ambientate nella Ferrara di oggi. Una Ferrara indifferente, rassegnata, passiva che però non vuole gettare la spugna e vuole tornare umana.

Gli effetti de La metafisica dello sterco si vedono sul binario 4 della stazione ferroviaria. Lì, dove dorme un’anima persa. Lì, dove è facile girarsi dall’altra parte e fare finta di niente. Lì, dove si gioca una battaglia senza vinti né vincitori, dove l’unico eroe porta il nome della solidarietà.

“Non vuole elemosine, quelle te le infili in… – sembrava volesse dirmi dietro la barba incolta e raffazzonata – lui vuole una vita diversa ma non lo chiede perché, se lo chiede, sembra elemosinare – riprende il racconto Rinaldi, in un post datato 13 agosto -. Non vuole un letto, non vuole vestiti puliti, non vuole scarpe nuove, vuole…essere lasciato in pace. E io che volevo aiutarlo ero nient’ altro che lo stronzo di turno che non ha capito un cazzo, uno del mondo là fuori… E forse, non tanto forse, ha ragione lui. Ma ormai, un filo sottile ci lega l’uno all’altro perché in fondo sappiamo bene tutti e due qual è la verità. Ed io tornerò e lui si farà trovare”.

E così è stato. Dopo un po’ di trattative, è arrivata la svolta inattesa: giovedì Vittorio ha accettato l’invito a passare la notte nel dormitorio di Viale K. Non prima di aver passato una brutta giornata nei pressi dell’ipercoop Il Castello. “Si è sentito male a fianco della fermata dell’autobus, era steso a terra e la gente gli passava avanti indifferente – racconta Rinaldi -. Se ne è preoccupata solo la mia carissima amica Francesca Mascellani che dopo aver chiamato il 118 mi ha contattato”.

In effetti l’unica a intervenire è stata Francesca, che si domanda “in che mondo viviamo? È successo in orario di punta, con la fermata del bus gremita di persone, e invece nessuno che si fermi, che si avvicini o telefoni a 112 e 118. In auto mi fermo più in là e chiamo, mandano subito l’ambulanza ma mi dicono che mi devo far trovare sul posto. Torno indietro. Ancora nessuno che si sia fermato o avvicinato… anzi mi guardano come fossi un’aliena! Solo indifferenza, voglio un altro mondo”.

Un altro mondo difficile da costruire, un’altra pagina de La metafisica dello sterco difficile da scrivere. “Ce l’abbiamo fatta ma è presto per cantare vittoria – ammette il direttore dell’associazione Viale K -, dobbiamo vedere se Vittorio tornerà a dormire da noi. Ho faticato molto per convincerlo, intanto gli abbiamo dato una bella ripulita e l’abbiamo rimesso a nuovo. Lo attendiamo per stasera. Sono attività che facciamo spesso, e si intensificano d’inverno, ma mi sembrava giusto far vedere ‘ciò che inferno non è'”. Calvino insegna. Ma quella era una città invisibile.

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