Unife. Aperto il 635esimo Anno Accademico
È con il tono solenne delle grandi cerimonie e con la profondità della riflessione sul presente storico, che è stato inaugurato ieri - martedì 24 marzo - il nuovo anno accademico dell’Università di Ferrara
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I comitati civili ferraresi si fanno parte attiva del passaggio in Assemblea legislativa della legge regionale sugli impianti alimentati a fonti rinnovabili
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"I lavori per ampliare in altezza il Parcheggio Kennedy partiranno entro l’estate oppure no? Esiste già un progetto d’intervento inviato alla Soprintendenza, come anticipato in via informale alle rappresentanze del commercio ambulante, oppure no?"
“Non avrei mai detto che vincesse il No”. È un giudizio netto e amareggiato quello espresso dal deputato di Fratelli d’Italia Mauro Malaguti all’indomani dell’esito referendario
I numeri dati dall’assessore comunale Chiara Sapigni sull’assegnazione degli alloggi popolari a Ferrara non convincono Matteo Fornasini (Fi).
«Leggo che l’assessore Sapigni asserisce che ad oggi l’84% delle case popolari del comune di Ferrara è assegnato ad italiani – scrive Fornasini -. Questo dato sembrerebbe dimostrare che in realtà non è vero che le case popolari vadano prevalentemente agli stranieri». Ma, anziché essere così, per il consigliere comunale (che in un’intervista a Il Giornale ha asserito che il 28% degli alloggi popolari finisce agli stranieri) Sapigni agisce «in maniera assolutamente scorretta e incompleta» proponendo «solo alcuni dati (quelli che le fanno più comodo) e finge di non vedere i dati e i numeri dell’ultima graduatoria per l’assegnazione degli alloggi Erp. Nei primi 100 posti di questa nuova graduatoria meno di 40 sono i nuclei italiani, mentre i restanti oltre 60 sono stranieri. Ora, siccome tramite questa nuova graduatoria verranno assegnati circa 100 alloggi nei prossimi mesi è evidente che la stragrande maggioranza di queste nuove assegnazioni andranno a stranieri».
In realtà il discorso sembra un po’ più complesso: l’assessore riporta le percentuali della graduatoria attuale ma si sofferma maggiormente su precedente, la 28^, che è interessante per varie ragioni. Ad esempio perché mostra che il rapporto italiani/stranieri era più o meno simile, anzi, un pochino favorevole agli stranieri (erano il 53% dei richiedenti, contro il 51% dell’attuale graduatoria). Guardando ai primi cento posti, 61 erano nominativi stranieri. Si assegnavano 72 alloggi e nei primi 72 posti, ben 46 avevano nome straniero (63%). Eppure, alla fine, gli alloggi sono stati assegnati per il 57% a famiglie italiane e ‘solo’ per il 43% a famiglie straniere, invertendo dunque il supposto rapporto di forza. Quindi guardare al solo ordine in graduatoria non è indicativo di quanto afferma Fornasini: è normale che ci siano più richieste straniere – perché l’incidenza della povertà tra loro è più alta – ma non è detto (a titolo d’esempio) che siano disponibili alloggi adatti alle loro condizioni (ad esempio posti per le famiglie numerose).
Fornasini comunque ribadisce che «questo trend e questi numeri penalizzeranno pesantemente gli italiani a tutto vantaggio degli stranieri». Su questa premessa Fornasini afferma che «occorre con urgenza introdurre dei correttivi introducendo il criterio della residenzialità storica che consente di assegnare più punti per ogni anno di residenza. Oppure basterebbe prendere esempio dalla regione Liguria e stabilire che per presentare domanda per gli alloggi popolari è necessario essere residenti in Italia da almeno 10 anni. Ed ancora introdurre il criterio dell’impossidenza immobiliare anche per gli stranieri che significa che gli stranieri non devono avere proprietà immobiliari nel loro Paese (criterio che vale per gli italiani) perché senno si rischia di avere degli stranieri assegnatari di case popolari i quali magari nel loro Paese hanno una o più case».
«Giudico inoltre assolutamente fuori luogo e strumentale il riferimento alla legge Bossi-Fini che non c’entra nulla – prosegue Fornasini -. Infatti, la Bossi-Fini non ha affatto impedito a molti altri comuni anche governati dal Pd di introdurre i meccanismi di correzione che ho testé evidenziato (più punti per ogni anno di residenza, impossidenza immobiliare negli Stati esteri, residenza in Italia da almeno 10 anni..) e ciò ha permesso di ottenere dati e numero meno penalizzati per gli italiani nell’assegnazione delle case popolari. Il ruolo istituzione svolto dall’assessore Sapigni – conclude il consigliere di Forza Italia – imporrebbe una maggior correttezza e completezza di informazioni, ma ancora una volta e’ stata dimostrata totale inadeguatezza».
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