Copparo. Mirko Barioni tentò di far assumere della cocaina alla figlia 15enne della sua compagna il giorno prima di venir ucciso a coltellate da Lara Mazzoni.
È l’episodio – avvenuto la notte del 2 giugno – che l’adolescente ha raccontato agli inquirenti che l’hanno ascoltata subito dopo l’omicidio.
I due, mentre madre e sorellina di 3 anni dormivano, si trovavano ancora svegli in casa verso la mezzanotte. Lui la invitò a seguirlo nella sua auto e dargli un dito in modo che potesse toccare dello stupefacente che era caduto tra due sedili, raccoglierlo e poi assumerlo. Al rifiuto della ragazzina fu Barioni – sempre secondo il racconto fatto agli inquirenti – a farlo, assumendola da solo.
Che avesse un serio problema con la cocaina e con l’alcol sembra essere un’informazione già nota alla giovane, che ha affermato di averlo visto più volte assumerla, sia in macchina che a cassa. Una in particolare: la notte di natale 2016, a cavallo con le prime ore di Santo Stefano, era andato a sniffare la droga in cucina, in sua presenza, invitandola al silenzio con la madre. Ma anche Lara Mazzoni lo sapeva bene, tanto che aveva invitato la figlia a stare il più possibile alla larga dall’uomo quando si trovava in condizioni di ubriachezza e dopo aver assunto la droga.
Il motivo di tale ammonimento era che diventava aggressivo e molto offensivo nei confronti della Mazzoni, come avvenuto la notte tra il 3 e il 4 giugno, quando l’ennesimo litigio ha dato il via all’escalation di violenza da parte della donna, che lo ha accoltellato per tre volte nel vialetto di casa.
Dall’esame tossicologico sul corpo di Barioni (la cui famiglia è assistita dall’avvocato Eugenio Gallerani) emerge che – oltre all’alcol – avesse assunto anche della cocaina, probabilmente nel corso della serata.
Quella serata trascorsa ai lidi in compagnia di Lara Mazzoni, della loro figlia di 3 anni e della figlia di 15 di lei, con il suo fidanzatino. Fermi in un locale a guardare la finale di Champions League, la donna andò via con la bambina di tre anni, in un bar, perché infastidita dal comportamento del compagno. Al momento di andare venne contattata al cellulare e quando arrivò vide che era offuscato dall’alcol e litigioso come altre volte in cui beveva. Così si mise lei alla guida. Un tragitto infernale, con lui che la offendeva pesantemente. Una lite talmente accesa che la piccola si svegliò e si mise a piangere. Esasperata, Mazzoni colpì Barioni con alcuni schiaffi alla testa, ricevendo in cambio altre offese, minacce di morte al suo indirizzo e a quello dei suoi familiari e di portarle via la bimba piccola.
Arrivati a casa il litigio continuò, con Barioni che rispose con dei colpi a quelli della compagna, prendendole anche il viso con due mani e sbattendolo contro il finestrino dell’auto. A questo punto Mazzoni invitò la 15enne a scendere dall’autovettura e portare via la sorellina. Fuori rimasero solo la coppia e il fidanzatino della ragazza. Dopo poco la giovane si affacciò sul pianerottolo e vide la madre rincorrere Barioni, per poi colpirlo con qualcosa. Era il coltello da cucina, tre colpi mortali.
Fu il giovane a sfilare l’arma dalle mani della Mazzoni e poi provare a soccorrere Barioni, senza successo.
La donna, rientrata in casa, aveva ben chiaro cosa fosse successo: non voleva ucciderlo, non credeva di ucciderlo, ma lo aveva fatto. Ma forse era un pensiero oscuro che aveva in testa, emerso in tutta la sua brutalità dopo l’ennesimo sopruso: più volte, sia alla figlia che chiamando una parente al telefono, prima ancora di avvisare il 118, disse: “L’ho fatto, questa situazione è finita”.
Mazzoni – rea confessa, difesa dagli avvocati Fabio Anselmo e Rita Gavioli – si trova ora agli arresti domiciliari, può sentire le figlie solo per telefono e ha il permesso di ricevere visite dal sacerdote, per cercare una qualche forma di consolazione.
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