Bondeno
10 Maggio 2017
Nel processo per il crollo del maggio 2012 sentiti i consulenti tecnici del pm

Crolli Ursa. “Verifiche insufficienti, ma capannone sarebbe crollato comunque”

di Daniele Oppo | 3 min

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I danni del terremoto nel capannone dove perse la vita Tarik Naouch

Bondeno. Il sistema di costruzione usato per tenere insieme le travi dei capannoni Ursa di Bondeno era sufficiente per reggere le sollecitazioni verticali, ma non per quelle orizzontali dovute al sisma. Eppure è difficile indicare con certezza un nesso causale tra tutto ciò e il tragico crollo del 29 maggio 2012 che costò la vita dell’operaio Tarik Naouch.

Si può forse riassumere così l’udienza di martedì mattina nel processo per i crolli all’azienda di Bondeno che vede imputati per omicidio colposo il progettista Pierantonio Cerini e Mauro Monti, ingegnere capo della Provincia e collaudatore. Un’udienza ‘monopolizzata’ dalle domande del pm e dalle risposte dei due consulenti tecnici dell’accusa: l’ingegner Claudio Comastri e la professoressa Alessandra Aprile.

Secondo l’analisi di Comastri “le armature al livello statico sono sufficienti”, ovvero in grado di reggere le sollecitazioni verticali in condizioni normali, “ma se applico le azioni orizzontali che il dm 87 (norme tecniche sulla progettazione, ndr) impone, non ce la fa, quindi anche al di là del sisma”. “Le travi – spiega ancora Comastri – sono crollate parallele a se stesse perché si sono spezzati gli appoggi e probabilmente sarebbero cadute lo stesso anche con un’armatura differente, con tempi superiori ma non so di quanto, forse 1-2-3 secondi perché si dovevano deformare più elementi”.

“Se i collegamenti  cedono – ha aggiunto la prof Aprile – si ha un crollo fragile, istantaneo, e sicuramente l’armatura in più avrebbe ritardato, ma sarebbe stata necessaria un’analisi successiva, ma non l’abbiamo fatta”. Rimane che, secondo Comastri, “gli appoggi non erano sufficientemente studiati, avrei usato un sistema diverso di collegamento e non avrei indebolito le due gambe con una scatola con un foro dentro. Il nodo trave-pilastro è un sistema che non avrei fatto e la forcella non era sufficientemente armata. La debolezza degli appoggi – in conclusione – ha contribuito al crollo per effetto sismico”.

Insomma, i consulenti hanno identificato degli elementi di criticità nella progettazione della struttura (di cui secondo Comastri si sarebbe potuto accorgere il collaudatore esaminando il progetto, ma anche qui l’ingegnere ha specificato che lui si è accorto del problema perché lo stava cercando), eppure a domanda diretta del pm Ciro Alberto Savino non hanno mai risposto con un sì o un no secchi alla questione se queste criticità siano direttamente correlate alla morte di Tarik Naouch per via del crollo. Indicativamente, sembra di capire, un diverso collegamento strutturale tra le parti del capannone avrebbe potuto ritardare il crollo – non si sa di quanto, questioni di secondi -, ma non evitarlo. Il nodo sarà capire se una struttura diversa, e tempi appena più lunghi di qualche secondo, avrebbero permesso a Naouch di salvarsi.

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