Cronaca
12 Dicembre 2016
Francesco De Scisciolo era depresso e in preda a un delirio psicotico, dunque non in grado di intendere e di volere. Dovrà rimanere tre anni in una casa di cura

Uccise la moglie per disperazione, assolto

di Daniele Oppo | 3 min

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carabinieri omicidio via paracelsoDepressione maggiore con sintomi psicotici congrui all’umore. È la fredda definizione tecnica della condizione patologica che ha portato Francesco De Scisciolo a uccidere la propria, amata, moglie Elana Salmaso la mattina del 5 aprile scorso, nell’abitazione di via Paracelso.

Si aperto lunedì davanti alla corte d’assise – e si è chiuso nella stessa mattinata con un’assoluzione e l’applicazione della misura di sicurezza – il processo per omicidio a carico dell’anziano ingegnere. Sono bastate le due consulenze tecniche redatte dai professori Renato Ariatti (per la procura, pm Giuseppe Tittaferrante) e Vittorio Volterra (per la difesa, sostenuta dall’avvocato Dario Bolognesi): entrambe hanno escluso che De Sciosciolo fosse in grado di intendere e di volere quando dapprima tentò di strozzare la moglie – da gennaio paralizzata in seguito a un ictus – e poi la accoltellò undici volte, prima di consegnarsi spontaneamente ai carabinieri non avendo trovato il coraggio di uccidersi a sua volta.

“L’intendere – ha spiegato Ariatti – era assorbito dall’idea della rovina delirante e il volere era asservito a questa idea”. Un’analisi che trova conferme e supporto in tutte le analisi effettuate dai medici che lo hanno avuto in cura finora e anche andando a ritroso nella storia dell’ingegnere, che già era stato in cura psichiatrica per depressione nel 1993, a seguito di un trasferimento lavorativo, e poi nel 2001, anno del pensionamento. L’ultima visita specialistica la ebbe pochi giorni prima del tragico evento.

“L’episodio scatenante – racconta ancora il consulente – è banale: la caldaia che si rompe e l’impossibilità di lavare con la moglie con l’acqua calda”. A questo seguirà la caduta dal letto della donna il mattino successivo. Gocce che hanno fatto traboccare il vaso di “un uomo che funziona secondo i canoni dell’ossessività e della compulsività, con il problema di agire sempre avendo tutto sotto controllo”.  Dopo la rottura della caldaia “ha avuto un crollo psicotico, un deragliamento dalla realtà: si sente in colpa – spiega ancora Ariatti – e ha l’impressione che vi sia una rovina diffusa in tutto il suo mondo”, tanto che inizia a pensare, rivela questa volta Volterra, “che lo venissero ad arrestare da un momento all’altro perché non aveva messo in regola le badanti”. E in questa situazione De Scisciolo “non aveva meccanismi di difesa rispetto all’emergere di quell’idea”.

In due manoscritti l’ingegnere spiegava di aver commesso un grosso errore nel pensare di poter assistere da solo la moglie e che aver assunto le badanti non in regola avrebbe portato discredito a lui e alla famiglia. La rottura della caldaia poi, venne interpretata come un “maleficio”, interpretando la situazione come frutto dell’intervento del demonio.

Esclusa l’imputabilità, è rimasta però la pericolosità sociale per il rischio che la sua condizione comporta sia verso se stesso che verso gli altri: “Fa fatica a gestire la rabbia – spiega Ariatti -, non riesce a vedere un sacerdote per confessarsi perché è convinto che deve espiare”. Per questo è stata commisurata la misura di sicurezza del ricovero per tre anni in una casa di cura.

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